Orta di Atella, ancora una volta le sorti della città nelle mani di Brancaccio e company: caso nazionale

In vista dell’assise del 10 settembre gli scenari sono due. Il primo: i brancacciani mandano a casa l’amministrazione. E sarebbe un film visto e rivisto negli ultimi 20 anni. Il secondo: i brancacciani fanno pace con Antonino Santillo. E sarebbe l’ennesimo accordo basato sulle poltrone e sugli interessi di bottega. In un caso o nell’altro ancora una volta le sorti del comune sono nelle mani della lista Coraggio, oggi Orta Prospettiva Futura. Niente di nuovo sotto il sole, insomma. Nonostante la distruzione urbanistico-ambientale della città, una condanna per camorra e il ruolo di capo della cupola politico-affaristica durante il boom edilizio, Angelo Brancaccio continua a determinare la vita o la morte dei sindaci che si sono succeduti dopo la sua uscita di scena in prima persona dovuta ai numerosi e gravi guai giudiziari.

Angelo Brancaccio

Sulla soglia dei 70 anni l’ex primo cittadino non molla la presa. Del resto i giudici che nel 2018 lo hanno condannato in primo grado a 8 anni di reclusione per il patto mafioso con le cosche lo definirono il “padrone di Orta di Atella”. E probabilmente lui si sente ancora tale. Come se le lancette dell’orologio fossero ferme all’arresto scattato nel 2015 in seguito a un’inchiesta della Dda di Napoli e a quello del 2017 nell’ambito delle indagini sulla cementificazione del territorio grazie a un accordo politico-criminale con i Casalesi e il clan Mallardo.

Il municipio di Orta di Atella

Orta di Atella è un unicum nazionale anche in questo. In nessun’altra parte d’Italia un condannato in via definitiva per associazione mafiosa continua a dettare legge sul piano politico-amministrativo. Il bivio davanti al quale si trova oggi la città non è una primizia. Nel 2019 il consiglio comunale guidato dal sindaco Andrea Villano fu sciolto per infiltrazioni camorristiche perché la commissione d’accesso e il ministero dell’Interno ravvisarono la continuità con le due precedenti amministrazioni di Giuseppe Mozzillo e di Brancaccio. Nel 2008 fu mandata a casa per mafia l’amministrazione capitanata da Salvatore Del Prete, detto “Monsignore”, subentrato a Brancaccio alla guida del comune e suo fedelissimo. Dal 2007, anno del suo primo arresto, quando era consigliere regionale, Brancaccio non solo è rimasto in sella ma ha continuato a svolgere un ruolo di primissimo piano nelle vicende politiche e amministrative locali, ad eccezione della breve parentesi della sindacatura di Vincenzo Gaudino.

Antonino Santillo

In occasione delle comunali del 2023, essendo uscito dal carcere circa 2 anni prima, Brancaccio si è seduto a capotavola. Ha dato il via libera alla candidatura di Santillo, sponsorizzato da Villano, leader di Orta al Centro, e ha fatto incetta di posti di comando. Da capo indiscusso della lista Coraggio ha incassato in prima battuta due assessorati, poi anche la delega di vicesindaco per Pasquale Pellino, e la presidenza di Acquedotti, affidata a Francesco Petrella, suo avvocato “storico”, e successivamente, dopo la revoca di Ferdinando D’Ambrosio, ha indicato anche uno dei membri del comitato tecnico-scientifico della società idrica, posto assegnato a Francesco Cirillo, padre di Anna Cirillo, consigliera di Coraggio.

Gianfranco Piccirillo e Angelo Brancaccio

Durante l’attuale consiliatura ha abbattuto quasi tutti gli alleati di governo. La coalizione, composta da 16 consiglieri su 16 perché Santillo fu l’unico pretendente al trono di sindaco, è andata in frantumi nel giro di appena 3 anni. Nell’ultimo biennio Coraggio-Orta Prospettiva Futura ha dettato legge sulla base dell’intesa tra Brancaccio e Gianfranco Piccirillo, cugino di Santillo e cognato dell’assessore Annalisa Cinquegrana. Ma nel frattempo i numeri della maggioranza si sono ridotti all’osso. Ed ecco che lo strappo tra Brancaccio e il duo Piccirillo-Santillo quasi certamente porterà all’ennesimo scioglimento anticipato del consiglio comunale. Dopo aver mantenuto in sella Santillo per 3 anni i brancacciani hanno indossato da un paio di mesi i panni degli oppositori, nella ridicola speranza di prendere per i fondelli i cittadini.

Un’urna elettorale delle comunali

Se Orta di Atella è ridotta così, una città nel caos, è a causa dei due principali azionisti dell’amministrazione comunale: Santillo e Brancaccio. Nemmeno Pinocchio sarebbe in grado di mentire su un dato di fatto noto anche alle pietre. Travestirsi da fustigatore social non fa altro che aumentare il fragore delle risate dei cittadini. Un triennio di gestione non si cancella in 60 giorni. Anche il riciclaggio politico ha un limite. Per fortuna della collettività c’è l’anagrafe che fa sperare in un futuro diverso per Orta di Atella. Grazie a dio il trascorrere inesorabile del tempo conduce inevitabilmente sul viale del tramonto. E per la città sarà finalmente l’alba di una stagione nuova, a prescindere dall’esito del consiglio comunale del 10 settembre.

Mario De Michele

Ultime notizie

Parlamento & Governo