Passi l’inaugurazione in violazione della legge sulla par condicio in campagna elettorale, che resta un atto grave. Passi pure la retorica propagandistica delle “solo cose belle”. Passi infine anche la bontà del progetto, e non è poco. Fatto sta che il Parco della Legalità, sorto sull’ex campo del parroco di via Berlinguer, è l’ennesima dimostrazione plastica dell’incapacità politico-amministrativa di gestire “in house” le strutture pubbliche. È la conferma inequivocabile del consolidato orientamento privatistico del sindaco uscente Enzo Guida e della sua squadra di governo nella gestione di beni collettivi. L’esempio “fulgido” è l’affidamento a terzi dello Sporting Village di via Matteotti a modiche cifre, una struttura attrezzata di oltre 25mila metri quadrati.

PIANIFICAZIONE “EX ANTE”
Il Parco della Legalità non è altro che il bis nefasto di quel modo di intendere le aree comunali. Se spendi 800mila euro di soldi dei cittadini per un’opera pubblica devi prevedere anche come gestirla “in casa” altrimenti o hai sbagliato programmazione oppure, e sarebbe ancora peggio, hai già pianificato “ex ante” l’affidamento ai privati. Nel caso della struttura di via Berlinguer era già tutto previsto. Con la scusa che il comune non avrebbe personale specializzato per occuparsi del Parco Avventura Guida e company hanno programmato fin dall’inizio, “ex ante” appunto, l’esternalizzazione della gestione.

L’ARCOBALENO CON MILLE COLORI
Dando per buona la tesi-scusa della mancanza di personale specializzato, che comunque poteva essere anzi tempo formato, non si comprende perché l’amministrazione comunale non abbia intrapreso la strada della cooperazione sociale. Il parco poteva essere gestito da una coop composta da disoccupati o da precari, una soluzione che avrebbe avuto risvolti postivi sia sul piano occupazionale, sia più in generale per la collettività. Si è scelto invece la strada della privatizzazione “sic et simpliciter”. “Cui prodest?”, si chiederebbero i latini. A chi giova una decisione del genere? Beh, a quanto pare, ne beneficerà una società privata impegnata nel mondo della scuola. Si dice che i titolari siano supporter del sindaco e degli amministratori uscenti. Le offerte al bando di gara, appena due, sono state vagliate lo scorso marzo. Si sarebbe aggiudicato l’appalto l’istituto “Mille Colori”, con sede in via De Tilla a Cesa, o una ditta ad esso collegata. Usiamo il condizionale perché da marzo a oggi non abbiamo trovato traccia dell’esito della gara sull’albo pretorio. E anche perché finora Guida si è guardato bene dal dire in campagna elettorale chi è stato il fortunato assegnatario dell’appalto.

L’IMMOBILISMO DI CESA IN COMUNE
Inutile dire che Cesa in Comune anche su questa vicenda non ha ancora mosso un dito limitandosi a uno stucchevole chiacchiericcio da marciapiede e a un insopportabile mugugno da bar dello sport. Invece di continuare a lagnarsi a chiacchiere per i presunti soprusi del sindaco in carica, gli avversari di Solo Cose Belle avrebbero potuto chiedere a Gina Migliaccio, consigliera uscente, per di più candidata di Cesa in Comune, e a Ginotto De Angelis, consigliere in carica e sostenitore della lista capitanata da Giuseppe Fiorillo, di farsi una capatina all’ufficio tecnico per visionare l’esito della gara. Prerogativa sancita dall’art. 43 del D.Lgs. 267/2000, meglio conosciuto come Testo unico degli enti locali (Tuel). A una settimana dal voto il coordinamento di Cesa in Comune non si è ancora preso la briga di accertare se l’appalto per la gestione del Parco della Legalità sia già stato affidato oppure no. E ad oggi, giorno di inaugurazione della struttura, Fiorillo e il suo team non hanno ancora preso posizione sull’esternalizzazione di un’opera pubblica costata 800mila euro.
LA STRADA IGNOTA DEL SILENZIO
Secondo Graziano Fiorillo, capo del coordinamento, “il silenzio è la migliore pubblicità”. Almeno così ha dichiarato quando ha presentato il primo e fin qui unico comizio di Cesa in Comune. Se gli elettori voteranno sulla scia del silenzio, cioè in base alla totale assenza di iniziativa politica, quindi in base al nulla, i rivali di Guida incasseranno il 99,9% periodico delle preferenze. In realtà è improbabile che i cittadini premieranno chi è rimasto con la bocca chiusa. Chi avanza un progetto alternativo a chi ha governato per 11 anni di fila ha il dovere politico-amministrativo di dire non solo cosa vuole ma soprattutto cosa non va e non è andato per il verso giusto finora. Altrimenti non ci capisce perché la gente dovrebbe abbandonare la strada vecchia, che si sa dove ha condotto il paese e dove lo condurrà, per imboccarne una che non si sa dove conduce.
AFFARI D’ORO PER I PRIVATI
Torniamo all’appalto. Per la maggioranza uscente sarà un’impresa ardua, se non impossibile, veicolare come una “cosa bella” l’affidamento per 3 anni ai privati di un’area di 8.272 mq all’irrisoria cifra di 5mila euro annui, a fronte di un investimento pubblico di quasi un milione di euro. A quanto pare il concessionario si sarebbe aggiudicato la gara offrendo 15mila euro annui. Cambierebbe poco: verserebbe appena 1.250 euro al mese, pari al fitto di 3 appartamenti di 100 mq l’uno. D’altronde che sia un affare per i privati e non per il comune lo si evince chiaramente dal quadro economico dell’affidamento. Il valore della concessione triennale è di 120mila euro, cioè 40mila euro all’anno. I gestori baciati dalla fortuna avranno in dote una struttura immensa che ospita un teatro-arena all’aperto con circa 250 posti su un’area di 1.151 mq, un campo sportivo polivalente con spogliatoi di 1.220 mq, giochi per bambini su due aree, una di 800 mq, l’altra di 250 mq, una pista di atletica, una zona fitness attrezzata di 250 mq, un bar con tavolini di 90 mq e per finire un percorso avventura di 324 mq con ingresso a pagamento.
Il Parco della Legalità è una “cosa bella”? Certamente sì. Affidarla ai privati a una cifra ridicola è una “cosa brutta? Ovviamente sì. Il tema non è fare cose belle o cose brutte, ma fare cose giuste. Se Cesa in Comune spiegasse almeno questo agli elettori già sarebbe un balzo in avanti. Il silenzio è la migliore pubblicità per chi non ha nulla da dire.
Mario De Michele





