Inchiesta curve di Inter e Milan, si pente l’ex capo ultrà interista Ferdico: “La ‘ndrangheta dietro di noi”

Anche l’ormai ex capo ultrà della curva Nord interista Marco Ferdico, dopo Andrea Beretta, pure lui ex del direttivo della Nord, ha deciso di pentirsi e di collaborare con la giustizia e ha reso almeno tre verbali di interrogatorio, tra maggio e giugno scorso, nell’ambito di una attività integrativa di indagine della Dda milanese e della Polizia nel procedimento “doppia curva”. Inchiesta che aveva portato ad una serie di arresti nel 2024 e poi anche a processi, tuttora in corso, oltre che per associazione per delinquere, anche con l’aggravante mafiosa per rapporti con la ‘ndrangheta, per omicidio e tentato omicidio. Oltre a confessare il proprio ruolo nell’assassino di Vittorio Boiocchi del 29 ottobre 2022 in cui l’ex capo del gruppo “Boys San” è stato freddato fuori da casa sua prima di Inter-Sampdoria, Ferdico chiarisce il ruolo di altri partecipanti all’attentato e quello della ‘ndrangheta nella gestione del tifo organizzato a San Siro.

“Per tenere la curva Nord ci voleva la ‘ndrangheta”
Per “tenere la curva Nord di Milano” ci “voleva la ‘ndrangheta, glielo ho detto io, e Beretta può confermarlo”, ha messo a verbale Ferdico. Gli interrogatori sono stati resi dall’ultras, assistito dall’avvocato Francesco Provenzano, il 30 maggio, 9 giugno e 22 giugno 2026 davanti ai pubblici ministeri Paolo Storari e Stefano Ammendola. Ferdico, già condannato a 9 anni per associazione a delinquere aggravata dall’agevolazione mafiosa, parla anche del co-imputato Mauro Nepi, l’unico che ha potuto scegliere il rito abbreviato e il cui processo inizierà martedì 7 luglio: “Nepi era impaziente di eseguirlo (l’omicido, ndr)”, ha detto Ferdico. “Più volte veniva da me dicendo “quando lo facciamo? Quando lo facciamo”, e lo stesso faceva con Beretta”.

“Dimarco pronto a regalare tre anelli con brillante all’ ‘ndranghetista Bellocco a me e a Beretta”
Secondo Marco Ferdico, il difensore dell’Inter Federico Dimarco, “era pronto a regalare tre anelli con brillante all’ndranghetista Antonio Bellocco e ai capi ultras dell’Inter, Andrea Beretta e Marco Ferdico. Lo ha raccontato quest’ultimo ai pubblici ministeri di Milano, Paolo Storari e Stefano Ammendola, il 30 maggio 2026 nel primo verbale in cui ha cominciato a collaborare. Tre giorni prima, il 27 maggio, Ferdico era stato sentito come imputato dalla Corte d’assise di Milano nel processo per omicidio volontario aggravato dell’ex capo Nord, Boiocchi, in cui ha ammesso di aver preso parte alla pianificazione e gestione dell’attentato e ha attaccato per i suoi presunti vuoti di “memoria” il mandante del delitto, Beretta, primo pentito dell’inchiesta.

“Ho fatto un’azione per Andrea Beretta ma su di lui aveva ragione Boiocchi”, ha detto Ferdico sostenendo di aver scoperto solo in seguito dei soldi sottratti alla gestione della curva e degli ultras e dalla vendita del merchandising dell’Inter. “Ho fatto una roba così per una persona che aveva torto – ha aggiunto -. Beretta doveva tenere il negozio sotto la sua ala ed era disposto ad ammazzare e a inventarsi che doveva essere ammazzato. Sta roba che lui ha fatto e che io ho fatto l’abbiamo fatta col torto”.

Raccontando ai pm della sua vicinanza con calciatori dell’Inter e manager, il 41enne è tornato sui rapporti col calciatore Dimarco. “In occasione dello scudetto della seconda stella ci aveva promesso, a me e a Beretta, un anello con un brillante”. Ha precisato di essere andato lui da Andrea Opi, manager di Dimarco, chiedendo un “presente” per la curva. “Lui mi ha risposto che era pronto a regalare a me, a Bellocco e a Beretta tre anelli con il brillante, che del resto aveva fatto come regalo a tutta la squadra”. Secondo il racconto di Ferdico, l’intermediario sportivo avrebbe fatto presente che il terzino sinistro “si lamentava” perché “voleva un coro nuovo per lui”. “Si lamentava che mentre quello fatto a Calhanoglu (il centrocampista turco, ndr) – era particolarmente bello quello suo lo era meno”.

“Patto curve di Milan e Inter per gli incassi Champions dopo approvazione della ‘ndrangheta”
Sarebbe stato Rosario Trimboli, presunto narcotrafficante internazionale legato alla ‘ndrangheta, a dare il via libera al patto tra capi ultrà delle curve interista e milanista di San Siro “in virtù del quale chiunque fosse andato in finale” di Champions nel 2023, dato che le due squadre si scontravano in semifinale, “avrebbe dato il 30% dell’incasso all’altro”. Lo ha messo a verbale lo scorso 22 giugno – interrogato dai pm della Dda milanese Paolo Storari e Stefano Ammendola e dal loro collega della Dna Giovanni Musarò – Marco Ferdico. Quando Ferdico, Antonio Bellocco e Matteo Norrito, altro ultrà arrestato nella inchiesta “doppia curva”, andarono a discutere di quel patto da stipulare, stando al verbale, l’allora capo della Sud milanista Luca Lucci “non ci rispose immediatamente”.

Venne consultato, infatti, “Sarino Trimboli”, che diede “l’assenso” facendo arrivare pure a Bellocco una frase che suonava così: “ti saluta il compare, dice che va bene, se non piove pioviggina”. Nei verbali di Ferdico racconta pure che Beretta diceva di avere “la protezione” di quello che chiamava “un politico di estrema destra, soprannominato “il principe”, che io identifico in tale Costacurta Matteo”. E ancora: “Sono poi a conoscenza che Costacurta è stato arrestato per svariati tentati omicidi”. Costacurta risulterebbe legato in passato a Fabrizio Piscitelli, detto 2Diabolik”, capo ultrà laziale ucciso nel 2019.

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