Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha dato la propria disponibilità ad intervenire in commissione Bilancio della Camera mercoledì prossimo, 27 dicembre. La sua partecipazione, viene però precisato, sarà esclusivamente concentrata sulla legge di bilancio e non sul Patto di Stabilità o sul Mes, come richiesto questa mattina dalle opposizioni. Su questi temi c’è comunque l’apertura a riferire in altre sedute. Dopo l’approvazione del nuovo Patto di stabilità e crescita Ue e dopo la bocciatura in Italia alla Camera della ratifica del Mes, è “necessaria e urgente una informativa del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, da svolgere nella Commissione da lei presieduta già in occasione dell’esame della Legge di bilancio 2024”. Lo chiede con una lettera al presidente della Commissione, il Gruppo del Pd. Oltre al Partito democratico, viene precisato, anche M5s, Iv e Azione hanno chiesto – con la medesima lettera al presidente di commissione – l’audizione “urgente e necessaria” del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sul patto di Stabilità e sul Mes. Sulla possibilità che ci sia un ‘caso Italia’ in Europa sul Mes, il leader della Lega Matteo Salvini ha detto “no, assolutamente”. “L’economia italiana è solida – ha aggiunto -, cresciamo di più dei francesi e dei tedeschi. Il Mes era uno strumento inutile, non utilizzato, superato, dannoso. Un pensionato o un operaio italiano avrebbero dovuto pagare per salvare una banca tedesca, quindi il Parlamento ha esercitato il suo diritto democratico di bocciare uno strumento inutile e dannoso e lo spread è sceso. Abbiamo fatto quello che era nostro dovere fare per difendere il lavoro e i risparmi degli italiani”. “Come merce di scambio su altro, probabilmente è vero, però è stata una scelta coerente”. Così Matteo Salvini a Milano, rispondendo a chi gli ha chiesto un commento sulla posizione del ministro Giancarlo Giorgetti che ha detto che c’era un interesse nell’approvazione del Mes. Al suo arrivo all’ospedale Buzzi di Milano per consegnare regali di Natale ai bambini ricoverati, Salvini ha sottolineato che “è stato un voto concreto, non abbiamo fatto un voto ideologico, ma pragmatico. Così come parleremo di un’Europa diversa che ha il dovere di cambiare”. “Perché l’Europa delle follie pseudo-ambientaliste, solo auto elettriche – ha aggiunto-, è un enorme regalo alla Cina, è un suicidio e la chiusura di migliaia di aziende e il licenziamento di migliaia di operai. L’Europa difenda i confini, si occupi di sicurezza, permetta alla gente di lavorare e di fare dei figli. Penso che i popoli europei ci dovrebbero ringraziare per aver bloccato uno strumento inutile come il Mes”. La posizione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non risulta indebolita dopo la bocciatura del Mes. Ne è convinto il leader della Lega Matteo Salvini che ha risposto “assolutamente no” a chi glielo ha domandato. “Abbiamo condiviso, scelto e fatto tutto per il bene degli italiani – ha aggiunto -, ne sono e ne siamo orgogliosi, ero con lui ieri. Lascio che i giornali scrivano quello che desiderano, abbiamo fatto una grande cosa per l’Italia”. A chi gli ha chiesto se lui e Giorgetti abbiano litigato, Salvini ha risposto “mai”. “La Lega ha sempre avuto la stessa idea da 10 anni a questa parte. Abbiamo sempre votato nella stessa maniera – ha aggiunto Salvini – e il Governo ha avuto una maggioranza compatta. L’astensione di Forza Italia era ampiamente comunicata, non rappresenta nessun problema. Abbiamo fatto quello che era giusto fare, ne sono assolutamente orgoglioso”. Il 15 gennaio, al primo Eurogruppo del 2024, gli occhi saranno tutti su di lui. Giancarlo Giorgetti si presenterà in rappresentanza dell’unico dei venti Paesi ad aver bocciato la modifica del Meccanismo europeo di stabilità, in una posizione decisamente più scomoda di quella che avrebbe sperato. “Il ministro dell’economia e delle finanze – dice, riferendosi al proprio ruolo di governo, all’indomani del voto che ha diviso la maggioranza – aveva interesse che il Mes fosse approvato per motivazioni di tipo economico e finanziario ma, per come si è sviluppato il dibattito negli ultimi giorni, fra Giurì d’onore e cose di questo tipo, mi è sembrato evidente che non c’era aria per l’approvazione. Per motivazioni anche e non solo economiche”. Quanto basta per dare nuova linfa alle richieste di dimissioni delle opposizioni, ma soprattutto a delineare i contorni dell’accelerazione impressa da Palazzo Chigi. A giorni è attesa la decisione del presidente della Camera Lorenzo Fontana sul Giurì d’onore richiesto da Giuseppe Conte su Giorgia Meloni, proprio per le accuse sul via libera al trattato dato dal leader M5s tre anni fa “con il favore delle tenebre”. Intanto il riferimento di Giorgetti lascia intendere che la mossa dell’ex premier abbia in qualche influito sulla decisione di Meloni di chiudere la partita del Mes all’indomani dell’intesa sul Patto di stabilità. Insieme, secondo altre ricostruzioni accreditate da fonti parlamentari di centrodestra, alla necessità di contenere le spinte di Matteo Salvini. Per sei mesi almeno, confermano nel governo, non se ne riparla. E a giugno ci sono le elezioni europee. Palazzo Chigi ha fatto sapere che “può essere l’occasione per avviare una riflessione in sede europea su nuove ed eventuali modifiche al trattato”. Il processo comunque non sarebbe breve. “Tutto si può migliorare, anche il Mes”, ha convenuto il ministro dell’Economia, assicurando che la bocciatura “no”, non è uno strappo con l’Europa. Nella giornata del primo via libera alla manovra al Senato, il responsabile del Mef ha dovuto rispondere soprattutto a domande sul voto del giorno prima. “Sul Mes, che ci fossero problemi era noto a tutti. Abbiamo fatto un passo in avanti sul Patto di stabilità, ma le sfide in Europa sono ben altre. Non è che l’Europa ha sempre ragione”, la sua sintesi in cui rientra anche l’esempio della vicenda Ita-Lufthansa e del nuovo stop arrivato da Bruxelles per “altri mesi di approfondimenti”. Il Salva-banche all’Italia non serviva, è la tesi con cui i meloniani giustificano la bocciatura, che finora non ha avuto ripercussioni sui mercati (lo Spread è sceso ancora) ma rischia di averne sui tavoli europei. Non solo su quello che riguarda la compagnia aerea, ma ad esempio sul bilancio europeo, sull’Unione bancaria, nella competizione per l’Authority antiriciclaggio (Roma è candidata) o nell’interlocuzione sulle concessioni balneari, con il governo chiamato ad adeguarsi nel giro di un mese. “Non mi pare” ci sia un rischio di isolamento dell’Italia a Bruxelles, è convinto Antonio Tajani, che ha dato a FI l’indicazione di astenersi (mentre diversi deputati azzurri volevano votare a favore) per contenere nei limiti il disallineamento nel centrodestra nella prima vera spaccatura in questi 14 mesi di governo. “Nei giorni scorsi il clima si è infuocato, accelerando un voto che forse la saggezza politica di altre stagioni avrebbe rinviato in attesa di trovare qualche soluzione – osserva il capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri -. Ma oggi abbiamo votato la fiducia alla manovra, il provvedimento principale di un governo in un anno. Ciò significa che Giorgetti e il governo godono della piena fiducia del Parlamento”. Ovviamente le opposizioni la vedono in modo opposto. Il ministro “non può fare il Don Abbondio”, dicono dal Pd, “se è stato smentito dalla scelta politica fatta dai leader sovranisti, allora farebbe bene a trarne le conclusioni e a dimettersi”. Sulla stessa linea il leader di Azione, Carlo Calenda: “Siamo veramente vicini al baratro. Chi è Giorgetti? Non lo sa neanche lui. Se fosse il ministro dell’Economia si sarebbe dimesso”.

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