Non è stata una passerella. Nel suo tour in Campania Stefano Bonaccini ha tratteggiato con la precisione di un cesellatore esperto il partito democratico che vuole e che sarà in caso di sua elezione a segretario nazionale. In riferimento alle dimissioni di Matteo Mauri da commissario provinciale dei dem casertani, alla vigilia della sua tappa in Terra di Lavoro, il governatore dell’Emilia Romagna non si è limitato alle frasi di circostanza. Ha detto a chiare lettere che non avranno cittadinanza politica i personalismi e le rivalità tra i dirigenti. “Le questioni sui territori – ha rimarcato – devono trovare una composizione perché poi chi ci guarda temo non ne possa granché più di litigi. Un conto sono le opinioni diverse, che in un grande partito sono il sale, il pluralismo è un valore, un’altra cosa sono le rivalità che paralizzano un partito, che impediscono poi di occuparci dei problemi della gente e non della classe dirigente”. Parole che hanno riempito il Pan di Napoli, dove si è recato per visitare la mostra permanente sul giornalista del Mattino Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra. In mattinata era stato a Caserta, al Belvedere di San Leucio, poi si è spostata a Palazzo San Giacomo per un faccia a faccia con il sindaco Gaetano Manfredi. Un incontro “proficuo”, alla presenza di Antonio De Caro, presidente nazionale dell’Anci e sindaco di Bari, in cui è stata ribadita “la centralità del Mezzogiorno nell’agenda politica” e la bocciatura della bozza Calderoli sull’autonomia differenziata “nell’ottica di superare il principio della spesa storica e di garantire un rinnovata e rafforzato ruolo alle città”. Dopo il confronto con Manfredi, il candidato a segretario del Pd è giunto al Pan, accompagnato da tutto lo stato maggiore del partito che sostiene la sua candidatura. Con lui c’erano Pina Picierno, in tandem con Bonaccini e vicesegretario in pectore, Piero De Luca, coordinatore delle politiche per il sud della mozione “Energia Popolare”, il deputato Stefano Graziano, i consiglieri regionali Mario Casillo, capogruppo dem, e Massimiliano Manfredi, già parlamentare e fratello del sindaco di Napoli, e Lello Topo, parlamentare uscente in pole per le Europee del 2024.

Stefano Graziano, Pina Picierno e Stefano Bonaccini

Sulle dimissioni di Mauri il presidente dell’Emilia Romagna è stato categorico: “Credo che questo sia accaduto in molte parti d’Italia negli anni recenti. Io non ho ancora nessun ruolo per poter prendere decisioni o dare indicazioni, vengo qui come in tutta Italia per dire qual è il Pd che ho in mente. Ho in mente un Pd che parli meno di nomi e cognomi, cioè della sua classe dirigente, perché rimarrebbe più tempo per parlare di contenuti”. Bonaccini non ha citato Gennaro Oliviero, presidente del parlamentino campano, ma a tutti è parso chiaro che il messaggio era diretto proprio a lui, che alle ultime politiche ha dichiarato guerra a Graziano e Picierno, addirittura non prendendo parte alla campagna elettorale. Nel Pd di Bonaccini non ci sarà spazio per i personalismi e per le lotte di potere (Casillo e Topo annuivano convinti). Basta litigi. Stop alle rivalità che impediscono ai dem di essere una comunità inclusiva e veramente democratica. Un partito senza padroni, insomma. Oliviero capirà la lezione? Sarà meglio per lui. Altrimenti non avrà vita lunga nel Pd di Stefano Bonaccini.

Mario De Michele

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