Anche la Svizzera rimanda in Italia i migranti. Intanto la ragazza somala trova asilo e resta in Germania

La prudenza non è mai troppa: gli avvocati di Abdirisaq Warsame non si sono fidati della fumosa tregua Italia-Germania sui tre ‘dublinanti’ da trasferire in Italia. Così nella tarda mattinata di stamane Faduma Abdirisaq Warsame, la ‘paziente zero’ della ripresa dei respingimenti dalla Germania, è stata prelevata dal centro di accoglienza in Baviera e portata al sicuro a Norimberga, dove godrà dell’asilo ecclesiastico. Domattina alle 4.30 la polizia avrebbe dovuto prelevarla dal centro di accoglienza per espellerla in Italia in base alle nuove regole della Riforma dell’asilo europeo.

L’asilo ecclesiastico è una zona grigia dal punto di vista legale, ma è rispettato dalle autorità tedesche al più tardi dal 2015, grazie a un accordo tra l’allora governo Merkel e le chiese tedesche. Consente ai ‘dublinanti’ di superare, in casi gravi, il periodo in cui non possono chiedere asilo in Germania e devono essere respinti nei Paesi di primo approdo in base al Regolamento di Dublino (e al nuovo Patto Ue sui migranti). Normalmente si tratta di sei mesi, ma se c’è un ordine esecutivo di trasferimento e il ‘dublinante’ non si fa trovare, quel periodo-ponte si allunga a tre anni.

Se domani la polizia si presenterà al centro di accoglienza e notificherà l’assenza di Abdirisaq, il periodo in cui la cittadina somala potrà essere respinta in Italia rischierebbe di allungarsi normalmente a tre anni. Soltanto dopo potrebbe chiedere asilo in Germania. Unica eccezione: l’asilo ecclesiastico: quello di Abdirisaq è stato già notificato alle autorità tedesche, dunque i tre anni non valgono perché non è ‘clandestina’ ma ufficialmente accudita da una parrocchia a Norimberga.

La Germania “rinunci alla procedura di espulsione della cittadina somala, impaurita e terrorizzata”: è quello che chiede Stephan Reichel, presidente di Matteo, l’associazione cattolico-protestante che si è occupata di Abdirisaq Warsame e che le ha trovato la parrocchia dove sarà protetta dall’asilo ecclesiastico. “Starà al sicuro finché la Germania non cancellerà il provvedimento assurdo di trasferimento in Italia”.

Interpellato da Repubblica, Reichel spiega che “anche quell’allungamento dei tempi in cui un ‘dublinante’ può essere trasferito nei Paesi di primo approdo da uno a tre anni è il chiaro segno che il Patto per l’asilo svantaggia anzitutto l’Italia”. Col vecchio Regolamento di Dublino, era, appunto, un anno dal momento della notifica dell’assenza nel giorno del trasferimento. “Mi chiedo – aggiunge – come possa Giorgia Meloni aver firmato una Riforma dell’asilo che è diventata molto peggio del vecchio Regolamento di Dublino, che lo ha assorbito esacerbandone degli aspetti, tutto a svantaggio dei Paesi di primo approdo come l’Italia”.

Reichel spiega di aver cercato asilo ecclesiastico per Abdirisaq “perché è un caso eccezionale: ha vissuto cose orribili e traumatiche, affrontato anni di fuga, ha sua madre e la sua famiglia in Germania, e sono tutti perfettamente integrati. È una donna giovane, vulnerabile. Che senso ha trasferirla in Italia? È un atto di crudeltà per una donna che ha un enorme potenziale di integrazione in Germania”.

Intanto, dopo quasi quattro anni di blocco, la Svizzera riprende i trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo arrivati dal nostro Paese. “I primi voli sono stati prenotati” conferma alla tv svizzera tedesca Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (Sem), spiegando che la pratica ricomincerà dalla fine di agosto e che al momento si tratta soltanto di casi isolati. La Sem ha concordato con le autorità italiane che la ripresa avvenga in modo graduale: “È nell’interesse della Svizzera che la ripresa sia gestita in modo sostenibile per entrambe le parti, affinché il sistema funzioni in modo duraturo e non venga sovracaricato”.

Intanto la giovane somala Faduma fa sapere che nel rifugio della comunità religiosa si sente “al sicuro e protetta. Per questo sono molto grata”. Faduma spera ora di poter rimanere in Germania, dove vive la sua famiglia con uno status di protezione e asilo. “Spero davvero di poter restare in Germania e vivere qui con la mia famiglia”, le dichiarazioni della giovane attraverso Stephan Reichel, presidente dell’associazione ‘Mateo Kirche und Asyl’, che segue il suo caso. Rivolgendo un messaggio al governo italiano, Faduma ha affermato: “Chiedo comprensione e un trattamento equo. Voglio semplicemente vivere in sicurezza”.

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