“Grazie, sono onorato, ma in questo momento non me la sento”. Firmato Pep Guardiola. Alla fine nella notte arriva il no, ma non certo a cuore leggero. Il tecnico catalano ci ha pensato e ripensato, arrivando probabilmente anche a immaginarsi con il tricolore sulla divisa ad ascoltare le note dell’inno di Mameli. Poi però la ragione ha prevalso sul cuore e la risposta è stata quella forse più logica, viste le premesse. Perché Guardiola, in realtà, la sua decisione l’aveva presa tempo fa, quando ha deciso di lasciare il Manchester City dopo dieci anni. E solo un’offerta speciale avrebbe potuto farlo vacillare in questo modo. Lo hanno chiamato Maldini e Leonardo per offrirgli la panchina della Nazionale italiana e lui – da uomo di calcio – non è certo rimasto insensibile.
Il direttore tecnico della Nazionale gli aveva proposto – come peraltro ha ammesso alla stampa – un progetto a lungo raggio, parlando di “otto o dieci anni”. Tanti per un allenatore. Oggi Guardiola ha voglia di staccare la spina, ma il bisogno di tornare sul campo quotidianamente potrebbe farsi largo nella sua testa già nei prossimi mesi. Tanto vale quindi essere onesti con un amico come Maldini. Con cui, a proposito, non avrebbe mai nemmeno affrontato la parte economica.
Adesso scatta ufficialmente il piano B. Che al momento risponde al nome e al cognome di Andrea Pirlo, l’uomo che Paolo Maldini e Leonardo ritengono l’innovatore giusto per tagliare i ponti col passato e costruire una nuova idea di calcio, prima ancora che di Nazionale. Magari ci vorrà tempo, anche se tra otto settimane c’è la Nations League e all’orizzonte c’è l’Europeo del 2028, prove generali in vista del Mondiale 2030. Il progetto a lungo termine, questa volta, non può ammettere improvvisi cambi di rotta.





