Non c’é euforia, come nel 2006, ma serenità e soddisfazione. Le lacrime di Kiev vengono cancellate dalle parole del presidente Giorgio Napolitano; la delusione e l’amarezza lasciano spazio alla consapevolezza. Alla fine, nel corso della visita degli azzurri al Quirinale, anche il protocollo si piega alla gratitudine e spunta qualche tifoso che chiede foto, autografi o sorrisi ai neo-vicecampioni d’Europa. Abete e Prandelli non hanno portato una coppa al capo dello Stato, come fecero Lippi e Cannavaro da Berlino, ma una medaglia d’argento che, viste le premesse, è da considerare d’oro, perché conquistata con un progetto di calcio e con la forza del gruppo.

“Io non ho mai giocato a calcio, non posso valutare la vostra fatica, ma ho colto la passione che vi ha guidati e il senso della Nazione che avete – le parole del presidente della Repubblica -. E’ il più grande regalo”. “Siamo qui per dirle grazie per l’invito che ci ha rivolto e la fiducia concessa – ha replicato il presidente della Figc, Giancarlo Abete -. Abbiamo avuto l’onore di averla con noi a Danzica, avevamo l’obiettivo di tornare il 2 luglio e così è stato. Siamo soddisfatti e delusi, ma anche più sereni, perché consapevoli di avere dato tutto”. E Napolitano, di rimando: “Capisco l’amarezza, ma non si può parlare di delusione, perché la delusione prevede un’illusione e non c’erano aspettative. Vorrei evitare di ripetere le parole che vi ho scritto, per non essere stucchevole. La cosa importante è che quelle parole valgono dopo Kiev esattamente come prima di Kiev”. “Presidente, lei ci ha aiutato a sopportare la sconfitta – lo ha incalzato Cesare Prandelli – grazie ai valori espressi nella lettera che ci ha inviato. Siamo orgogliosi di avere rappresentato l’Italia. Comunque abbiamo gettato un seme”. I cronisti confessano a Napolitano di avere sperato fino all’ultimo che sarebbe andato a vedere la finale in segno di buon augurio. “Dall’inizio ho detto che non sarei andato”, ha replicato scherzosamente il Presidente. “La cerimonia inaugurale delle Olimpiadi? Mi sto preparando, ma è una sfacchinata”. “Niente discorsi, voglio solo presentarle i miei compagni d’avventura”, ha affermato Gigi Buffon, mentre schivava la voce-web di una lite nello spogliatoio con Balotelli (“usate il buon senso”, ha detto sorridendo ai giornalisti). Il capo dello Stato ha ricevuto una medaglia d’argento, una maglia e un pallone con gli autografi di tutti i componenti la comitiva azzurra. “Avete ottenuto risultati straordinari, che pochissimi potevano mettere nel conto – ha poi detto -. C’é molta strada da fare e ci sono momenti difficili alle spalle. Sto parlando del calcio o dell’Italia? I discorsi si assomigliano molto”. E poi ancora: “Vi esprimo il mio riconoscimento, delle istituzioni, degli italiani, perché tutti sapevamo che eravate partiti non dimenticando le tensioni che stava attraversando il calcio italiano”. “La Nazionale è stata una vera squadra: tutti si sono dati da fare”, sono state le parole della signora Clio Napolitano. La moglie del presidente della Repubblica ha poi spiegato di essere rimasta “colpita dal portiere”, perché “mi sembrava impossibile parare quelle pallonate”. L’epilogo di Buffon, che già nel pomeriggio aveva affidato il proprio pensiero a Facebook, è incoraggiante: “Finalmente sento qualcuno che parla in modo propositivo. Fa sempre piacere incontrare il presidente Napolitano, perché è una persona intelligente e in giro se ne incontrano poche. L’Italia è piena di miseria e non parlo di quella economica”.

 

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