Tutte le persone perbene e intellettualmente oneste riconoscono a Italia Notizie di riportare sempre e con dovizia di particolari, oltre che con documenti ufficiali allegati, fatti e misfatti della vita pubblica di Cesa. Con tanto di nomi e cognomi dei protagonisti. Una gratificazione che non ha prezzo per chi ha scelto di dedicarsi per lavoro al giornalismo. Qualcuno però, quelli un po’ più pigri e assuefatti agli spot social, ci “rimprovera” di scrivere articoli troppo lunghi. Per carità, può essere un difetto, di cui siamo ben consapevoli, ma nonostante tutto abbiamo deciso convintamente fin dall’inizio di seguire il prezioso insegnamento di Simone de Beauvoir: “È necessario elevare le persone al livello della cultura e non abbassare la cultura al livello delle persone”. In altri termini non amiamo il “tout court” perché le questioni complesse necessitano di studio, approfondimento e trattazione ampia e a tutto campo. Lasciamo volentieri ai politicanti le vuote frasi ad effetto e gli slogan da propaganda rionale.

LA MULTA DA 876 EURO
Nemmeno in questo articolo faremo un’eccezione. Non saremo brevi e concisi. Ecco il fatto. Lo scorso 29 gennaio lungo viale Kennedy, in direzione di Aversa, su territorio di Cesa, ovvero sull’arteria che conduce al cimitero di Aversa, i solerti vigili urbani di Cesa hanno accertato una violazione del codice della strada commessa da Giuseppe De Michele, noto come “don Peppe” e che per sua sfortuna è mio padre. Gli zelanti caschi bianchi hanno elevato una multa di 876 euro perché l’auto sulla quale circolava e di sua proprietà, una fiammante Fiat Panda del 2016, era sprovvista di assicurazione. Tutto regolare. E sacrosanto. I diligenti poliziotti municipali, guidati dall’irreprensibile comandante Francesco Barone, che dio lo benedica per la sua incessante attività di prevenzione e controllo sul territorio, hanno avuto la straordinaria prontezza di multare don Peppe De Michele nonostante fossero, come loro stessi scrivono nel verbale, “impegnati in altri servizi e pertanto impossibilitati a intimare l’alt”.

LA PANDA FIAMMANTE
L’infrazione è incontestabile. Per dimenticanza don Peppe non ha rinnovato l’assicurazione scaduta da circa un mese. Quando se n’è accorto ha immediatamente provveduto a rinnovare la polizza, stipulata ad inizio febbraio. Ciò non lo giustifica e non toglie che l’operato dei vigili urbani sia stato ineccepibile. Lascia perplessi la modalità con cui hanno agito. Essendo impegnati in altri servizi, che peraltro non vengono meglio specificati, come mai sono stati “attratti” da una Fiat Panda, l’auto più diffusa in Italia, al tal punto da interrompere l’attività in corso? Perché sono stati costretti a distogliere la loro attenzione dagli “altri servizi” prendendosi la briga di segnarsi, presumibilmente su un taccuino, il numero di targa per effettuare i successivi controlli?

LE INDAGINI A TAVOLINO
Non solo. Se era così impellente occuparsi della fiammante Panda di De Michele, in quanto evidentemente rappresentava un pericolo pubblico e per la circolazione stradale, perché non hanno intimato l’alt? Il fatto che i caschi bianchi abbiano avuto il tempo di segnarsi la targa fa supporre che i non meglio specificati “altri servizi” non fossero poi così urgenti. C’è di più. Sarebbe interessante per l’opinione pubblica sapere quanti altri controlli sulle targhe sono stati effettuati in quella stessa occasione. Se ne risultasse soltanto uno, quindi soltanto all’auto di don Peppe, sarebbe quanto meno strano, quasi come se su quella specifica vettura ci fosse un’attenzione particolare. Anche perché nel verbale dei vigili non vengono contestate altre violazioni del codice della strada. Ad esempio, se il veicolo viaggiava ad alta velocità avrebbe dato nell’occhio. E in quel caso sarebbe stato consequenziale segnarsi la targa per passare ai raggi x la vettura. Ma la Panda di De Michele raggiunge con la quinta a malapena i 70 chilometri orari, e già a quella velocità lo sterzo vibra come una vecchia lavatrice col cestello rotto. Per di più il nostro don Peppe non ingrana la quinta neppure su un’autostrada a 4 corsie.

SOLO COSE BELLE PER CASO
E dunque come mai la sua Panda è finita nel mirino della polizia municipale? È un arcano impossibile da svelare o gatta ci cova? Probabilmente sarà stata una pura coincidenza. A Cesa se ne verificano a bizzeffe, come le assunzioni di parenti di amministratori locali e di politici organici alla maggioranza tramite lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi comunali o come gli incarichi diretti per oltre 300mila euro conferiti a consanguinei, ad amici e ad amici degli amici, oppure come i GOL irregolari dei progetti della Provincia nell’ambito dei programmi per la Garanzia di occupabilità dei lavoratori. Tutte cose belle accadute per puro caso. E tutte puntualmente denunciate, guarda un po’, da Italia Notizie.

SOTTOTETTI E PORTICATI ABUSIVI
Sia chiaro, Giuseppe De Michele, per sua sfortuna mio padre, ha violato il codice della strada e giustamente ha prelevato dalla sua faraonica pensione la somma di 616,20 euro per pagare la sanzione pecuniaria ridotta del 30%. Tutto ok. Ma ora è lecito aspettarsi da parte del comando di polizia municipale la stessa solerzia per contrastare irregolarità ben più gravi. Al volo ci vengono in mente quelle riguardanti i sottotetti nei palazzi di nuova costruzione e alcuni porticati che a quanto pare sarebbero stati trasformati in modo abusivo come civili abitazioni in un grande complesso immobiliare di via Matteotti, realizzato dalla società A.R.M. Costruzioni Generali rappresentata legalmente da Marta Armante, gruppo imprenditoriale, conosciuto come “i pittori”, schierato strenuamente a sostegno del candidato sindaco Enzo Guida.

ESPOSTO-DENUNCIA AI CARABINIERI
Qualora i civili urbani siano impegnati in “altri servizi”, per sicurezza presenteremo una denuncia alle autorità competenti per verificare se si tratti di voci infondate oppure se siano stati commessi gravi abusi edilizi con atti di compravendita irregolari sottoscritti, per caso, presso la solita società immobiliare. Già questo articolo vale come esposto alla magistratura e alle forze dell’ordine. Qualcuno, come sempre dedito alle menzogne e appendendosi sugli specchi, si affannerà a dire che si tratterebbe di una ripicca personale. Ci dispiace per costoro. Ma carta canta. Nel recente passato Italia Notizie si è già più volte occupata di questi argomenti. Per conferma basta cliccare sul tasto “cerca” del sito. È semplicissimo. Un gioco da ragazzi.
In ogni caso ci recheremo anche dai carabinieri. Eviteremo il disturbo al comando di polizia municipale non per mancanza di fiducia nei confronti di Barone e dei suoi uomini ma perché già sono oberati di lavoro. Sono troppo impegnati a multare le auto fiammanti, come quelle di proprietà della famiglia De Michele che vota per Fiorillo. Per facilitare il compito ai vigili urbani colgo l’occasione per fornire il numero di targa della mia nuova auto: GL382JK. È una Ford Puma, colore nero Agata Metallic, versione ST-Line, con cerchi da 17”. Non è un bolide. Ma corre un po’ di più della Panda di mio padre.
Mario De Michele











