
di Mario De Michele
A prima vista e numeri alla mano l’approvazione del bilancio di previsione 2026 è un segno di salute e stabilità. Se però si va più a fondo e si scruta dietro le quinte della maggioranza i 16 voti a favore dello strumento contabile e dei documenti ad esso collegati sono in realtà il paravento di una coalizione alle prese con accentuati distinguo e dirompenti contrasti. In qualche caso si tratta di mosse tattiche di assestamento. Una sorta di guerra di posizione. Il che sarebbe naturale, per la verità scontato. Con un roster eterogeneo come quello capitanato dal sindaco Franco Matacena non sorprende più di tanto la continua ricerca sottotraccia di maggiore spazio politico e gestionale. Sgomitare per alzare la posta nella speranza di ottenere di più e di meglio per sé e per il proprio gruppo oppure per difendere taluni interessi piuttosto che altri rientra nella fisiologia dei rapporti di forza.

Fin qui tutto regolare, insomma. Nella norma anche gli affannosi tentativi di scalate alle poltrone e ai posti al sole, ovvero la competizione interna per un migliore posizionamento in giunta e nei gangli del potere. Le anomalie vere e di difficile risoluzione investono due questioni strutturali: da un lato l’incapacità della maggioranza di trovare un punto di caduta solido, cioè di porre fine alla litigiosità in famiglia per un raggio medio-lungo, in modo da consentire alla squadra di governo di lavorare in un clima più sereno, dall’altro l’inadeguatezza amministrativa che, seppure legata ai perenni scontri interni, sembra dipendere anche dalla qualità dei giocatori in campo.
Se è vero che non è per nulla agevole cucire un abito da prêt-à-porter addosso a una coalizione dai gusti molto variegati è altrettanto irrefragabile che spesso si ha la netta sensazione, per non dire la certezza, che oltre a un problema di taglia ci sia una cronica carenza di stoffa. Ciò che balza agli occhi anche di un osservatore poco attento è il livello da pianterreno, in qualche caso da sottoscala, degli organismi amministrativi, alias dell’esecutivo e del consiglio comunale. Ad una giunta ancora incapace di decollare si affianca un civico consesso che, salvo rarissime eccezioni, non è in grado di incalzare l’attività di governo, tantomeno di dettare l’agenda politica.

L’aula consiliare è affollata da parvenu e personaggi in cerca di autore. Non mancano storici e insaziabili degustatori del dolce (“qual è la mia fetta di torta?”) e inossidabili appassionati di risiko, che già un secondo dopo l’insediamento sono immersi nella pianificazione del futuro. Il loro, manco a dirlo. C’è chi pensa all’uovo oggi e chi alla gallina domani. Quasi nessuno si preoccupa oggi della gallina, per citare una scena del bellissimo film “Il Maestro” di Andrea Di Stefano, interpretato da un Pierfrancesco Favino in grandissima forma. La gallina oggi è la città. Per ragioni storiche dovremmo rifarci al Gallo Basilisco, simbolo di Aversa, ma purtroppo ai giorni nostri risulta decisamente anacronistico il motto: “Il Basilisco che giacque sotto la sabbia gettatagli addosso, libero risollevò il capo invitto”. Non si vede neppure l’ombra della storica resilienza e rinascita della città. Quello che si percepisce chiaramente è una preoccupante navigazione a vista, un galleggiamento costante senza una meta prestabilita, un’enorme imbarcazione in rada perenne senza l’obiettivo di approdare in riva. Col passare del tempo, orami degli anni, il motto dell’amministrazione Matacena sembra essere quello intramontabile del Divo-Andreotti (Sorrentino docet): “Meglio tirare a campare che tirare la cuoia”.

Nel frattempo il destino di Aversa è segnato da un semi-immobilismo politico-amministrativo inesorabile. Una sorta di condanna al purgatorio che non contempla la possibilità di accedere al paradiso. Non è resilienza in attesa della rinascita. È star fermi facendo incancrenire i problemi della città. In taluni casi non si riesce nemmeno a gestire l’ordinario. E mentre la popolazione paga dazio una parte della classe dirigente, se così si può definire, traffica e si arrabatta per delineare un futuro informe. C’è chi è indaffarato nella costruzione fantapolitica di un fantomatico centrosinistra. Laddove la città muore, nel Palazzo del potere si tessono rapporti sottobanco, si intrecciano relazioni politiche contronatura rispetto a una maggioranza nata sotto il segno del finto civismo ma che sicuramente guarda più a destra che a sinistra.

Ed eccoci al nodo politico gordiano. Ecco palesarsi il vero possibile cappio della maggioranza targata Matacena. Il tentativo di spingere il sindaco nel “campo largo”, qualora andasse in porto con l’ausilio del partito democratico (cristiano), sempre pronto agli inciuci, sancirà il de profundis dell’amministrazione comunale. Gli sforzi per far nascere in vitro una maggioranza di centrosinistra in assise saranno fatali per il sindaco. Il colpo di coda si trasformerebbe in un colpo di grazia. Un conto è giocare a risiko, tutt’altra storia è atteggiarsi a politici di prima fascia. Dalla finzione alla realtà il passo è breve. E la fine è nota. Si andrà ineluttabilmente a sbattere. Senza più possibilità di rialzarsi e lasciando per strada cocci impossibili da ricomporre.











