Sanità campana, liste d’attesa “ingolfate”: visite prenotate mai svolte. La Regione scrive alle Asl

È un inconveniente del sistema. Un paziente prenota una visita specialistica o un esame diagnostico: i tempi dell’Asl o dell’ospedale pubblico sono troppi lunghi, e alla fine rinuncia. Quasi una prassi. Non si presenta nel giorno stabilito, senza disdire l’appuntamento. E togliendo il posto ad altri. Così si ingolfano le liste di attesa. Il fenomeno è finito all’attenzione della direzione generale per la Salute della Regione Campania. Che ha scritto il 10 luglio ad Asl e ospedali per avere i dati: quante sono “le prestazioni tra il 2017 e il 2026” che i pazienti hanno disertato “non rispettando gli obblighi di disdetta”. Il problema, come accade nella sanità pubblica, sono i costi. Chi rinuncia alla visita o all’esame diagnostico prenotato, senza avvertire, deve comunque pagare la quota del ticket. Lo prevede la legge nazionale.

Palazzo Santa Lucia ha chiesto il conto degli importi: se sono stati recuperati, quante sono le cifre richieste e quelle riscosse. È scattato l’allarme. Perché la mossa dei vertici della Regione, come un binario parallelo, segue una indagine in corso della Corte dei conti. Alle porte delle Asl in questi mesi hanno bussato i carabinieri dei Nas, con delega della Procura contabile, alla ricerca dei mancati incassi dei ticket per le prestazioni prenotate e non fruite dagli utenti. È un filone di inchiesta, da parte dei magistrati contabili, per aggredire la piaga delle liste di attesa. Anche perché il danno potrebbe essere imputato ai manager che in questi anni non hanno riscosso le somme dai cittadini.

“Occorre richiamare la diretta responsabilità delle Asl e degli ospedali nell’attività di recupero degli importi”, si legge nella nota della Regione. L’ultima legge datata 2024, che ha per titolo “misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste di attesa”, prevede – si legge – un “centro unico di prenotazione” con “un sistema di disdetta delle prenotazioni, per ricordare all’assistito la data di erogazione della prestazione, per richiedere la conferma o la cancellazione della prenotazione effettuata, da effettuarsi almeno due giorni lavorativi prima” dell’appuntamento. Ma è a partire da una norma del 1998 che è previsto il pagamento del costo “per l’utente che non si presenti ovvero non preannunci l’impossibilità di fruire della prestazione”. Addirittura con l’ultima legge del 2024, “salvo casi di forza maggiore”, si addebita il costo anche “a chi è esente dal ticket”.

Già dal 2024 la sezione di controllo della Corte dei conti aveva notato che in Campania il recupero delle liste di attesa era legato in realtà “a decessi, rinunce ed altre cause di abbandono da parte dei pazienti” più che “ad una effettiva erogazione delle prestazioni”. Se i tempi di attesa sono lunghi, i pazienti si rivolgono ai privati pagando di tasca propria, magari senza neanche avvertire Asl o ospedale pubblico. Dalle ultime analisi sulle liste di attesa di Agenas, Agenzia nazionale della Sanita, il quadro campano presenta ancora diverse ombre nel 2026: solo un paziente su quattro che ha una urgenza riesce a ottenere una colonscopia entro tre giorni. Ancora: solo un paziente su tre una visita ortopedica urgente. Da quello che filtra dalle Asl, la Corte dei conti ora starebbe verificando se i manager pubblici hanno predisposto in questi anni un “sistema organizzativo e contabile” in grado di tenere conto delle rinunce dei pazienti.

Non c’è solo il buco nelle casse per non aver richiesto il pagamento del ticket per le prestazioni non disdette. Se ci sono state omissioni dei manager pubblici, bisognerà capire se hanno percepito il premio di risultato in busta paga. Dovuto? È una delle novità introdotte dal presidente Roberto Fico: valutare il rinnovo degli incarichi di direttori di Asl e ospedali sulla base dei risultati raggiunti sul piano delle cure.

Tra i criteri ai raggi X proprio la riduzione dei tempi delle liste di attesa.

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