Roggero nel carcere modello di Bollate: “Se restasse lì, sarebbe un’eccezione”. Le pressioni politiche

Giovedì scorso il gioielliere piemontese Mario Roggero si è costituito a Bollate, dopo che è diventata definitiva la sua condanna a 14 anni e 9 mesi. Da allora è iniziata la sfilata dei big della politica, a partire da Matteo Salvini, che è andato a visitarlo per due giorni di fila. Non è stata una scelta casuale, quella dell’imprenditore: ha bussato alle porte di un carcere modello, un unicum in Italia, dove qualsiasi detenuto vorrebbe scontare la propria pena. La domanda che circola in queste ore – alla quale presto bisognerà rispondere – è: potrà restarci? Ma soprattutto, esperti e associazioni denunciano: “La politica deve pensare anche agli altri detenuti”. E alle altre decine di carceri che sono lontanissime dal modello Bollate.

Come si arriva a Bollate
In questi giorni, il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria della Lombardia deve decidere se Roggero – 72 anni, alla sua prima esperienza da detenuto – possa continuare a scontare la sua pena nell’istituto modello o se debba essere trasferito altrove. Non è una banalità. Più fonti spiegano a Repubblica che una sua permanenza rappresenterebbe un’eccezione, per quanto legittima. La prassi di Bollate infatti è questa: in genere si arriva dopo aver scontato una parte della pena in altri istituti. Quindi dopo aver fatto un percorso che permette di ritenere quella persona affidabile e dopo un parere positivo del direttore del carcere di partenza. Qui la storia è diversa: c’è una persona che in autonomia decide autonomamente di andare lì. “Se tutti lo facessero, sarebbe un problema”, ragiona una fonte esperta di questioni carcerarie.

Le ragioni di una scelta
Gli elementi per decidere se Roggero possa rimanere o no a Bollate sono diversi. Difficile pensare che sulla scelta non pesi la forte attenzione della politica, una parte della quale vorrebbe addirittura vederlo libero e graziato da Mattarella, altro che dietro le sbarre. “Lui è in un carcere con una persona che fortunatamente ha fatto il cuoco in passato – ha detto l’altro giorno Salvini – . Lo dico alla moglie e alle figlie: è capitato bene, quindi mangia, beve e dorme. Sicuramente ritiene di essere vittima di un’ingiustizia di una pena eccessiva e io ritengo che abbia ragione”. E ha definito Bollate “un’eccellenza, quello che dovrebbero essere tutti gli istituti carcerari in Italia”. Tuttavia ci sono anche elementi di altra natura che potrebbero incidere sulla scelta di una sua permanenza nel carcere milanese: la tutela della sua sicurezza, per esempio, la fragilità dovuta alla prima esperienza da recluso che si somma all’età.

“Il vero scandalo è la condizione dei detenuti”
Luigi Pagano, storico ex direttore di San Vittore e oggi garante dei detenuti del Comune di Milano, invita però ad allargare lo sguardo. A scandalizzare, dice, non deve essere la permanenza di Roggero a Bollate ma la condizione degli altri detenuti e degli altri istituti: “Spostiamo l’attenzione sulle altre carceri. Lo scandalo non è che lui rimanga in quell’istituto, ma il problema di tutte le altre strutture. La politica pensi anche agli altri detenuti, si risolva il problema del sovraffollamento. Se facciamo un discorso di umanità, non pensiamo solo a un caso specifico. Sappiamo perfettamente che i detenuti non sono tutti colpevoli, a partire dagli imputati. La società civile sta cominciando a entrare nelle carceri ma mancano i parlamentari che vadano a vedere le situazioni carcerarie, che sono drammatiche a prescindere. Tutte, però, non le singole persone o i singoli problemi”.

Antigone: “L’ingiustizia è calpestare la dignità dei detenuti”
Anche Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, spiega: “È vero che ci sono questi circuiti informali nell’amministrazione penitenziaria, che non dovrebbero neanche esistere, per i quali alcune carceri sono considerate punitive, e se ti comporti male finisci in quelle, e altre sono premiali”, e se fai un certo tipo di percorso, come premio finisci lì. Ma ripeto, è qualcosa del tutto informale che si svolge con decisioni amministrative che non rispondono a nessuna norma”. Il vero problema è un altro: “Sorprende che quelli che stanno tanto sostenendo Roggero possano aver spinto per Bollate, quando tutte le carceri dovrebbero essere Bollate”. Invece, per una parte della politica, “il carcere dovrebbe essere un posto dove si butta la chiave”. La vera “ingiustizia”, in realtà, “è qualsiasi carcere che calpesti la dignità delle persone come accade in 188 carceri su 189 in Italia”.

Ultime notizie

Parlamento & Governo