Fakir, l’autopsia: polmoni pieni di sangue. Ipotesi schiacciamento. Piantedosi attacca Lepore

Abderrahim Fakir aveva i polmoni pieni di sangue. Un elemento che rafforza l’ipotesi che il 42enne possa essere morto soffocato dal suo stesso sangue. Sono i primi esiti della Tac, prima che iniziasse l’autopsia che – secondo le prime indiscrezioni – confermerebbe il sangue nei polmoni e aggiungerebbe l’elemento dello schiacciamento a quadro autoptico. Ipotesi che sarebbero coerenti con quanto si vede in diversi video girati sia dai residenti sia dalla bodycam privata di uno dei due agenti intervenuti in via Svevo domenica pomeriggio.

Fakir all’inizio dell’intervento, quando viene atterrato, non ha sangue in volto. Successivamente all’ammanettamento, quando il 42enne viene girato, si vedono delle copiose macchie di sangue sull’intero viso. L’autopsia, una volta terminata, dovrà chiarire se – come pare possibile – Fakir sia deceduto a causa dell’emorragia che ha riempito i polmoni e portato al soffocamento, oppure se questa sia una concausa associata ad altri elementi che hanno portato alla morte dell’uomo. Sull’ipotesi di soffocamento per sangue nei polmoni Fabio Anselmo, avvocato della famiglia, dice: “Non mi sento di smentirlo, ma non commento”.

Piantedosi: dai video si evince correttezza operatori. E attacca Lepore sugli scontri in centro
Sull’agire della polizia in via Svevo torna il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenendo a La7. “I poliziotti dai video si evince che si siano approcciati con la delicatezza che ci vuole in questi casi. Chi opera in quel momento deve prendere decisioni nel lasso di poche secondi, credo che ci sia stata tutta l’attenzione e l’equilibrio che serve in questi casi, aspettiamo le indagini della magistratura ma credo si vada nella direzione del riconoscimento della correttezza degli operatori”.

Il titolare del Viminale torna sugli scontri di lunedì notte a seguito del presidio in piazza per stare accanto alla famiglia di Fakir e attacca Matteo Lepore: “Il sindaco di Bologna, come dimostrano episodi dei mesi passati, sa con chi ha a che fare nel suo territorio, quindi convocare la piazza rappresenta un elemento di gravità. Il sindaco dovrebbe non dico chiedere scusa ma quantomeno prendere atto di questo”.

Lepore: “Attaccare me non risolve problemi di ordine pubblico”
Non tarda ad arrivare la replica del sindaco di Bologna al titolare del Viminale. “Dico al ministro Piantedosi: attaccare me, attaccare i sindaci non risolverà alcun problema di ordine pubblico, a Bologna come altrove. Al contrario: le istituzioni che si attaccano a vicenda danno forza a chi si oppone ad esse”.

Anselmo: “Interferenze da Piantedosi. Questo è diventato un caso di Stato”
Al ministro Piantedosi, per quanto concerne le indagini, replica l’avvocato della famiglia Fakir, Fabio Anselmo. “L’autopsia è in corso”, ma “il ministro Piantedosi si dice sicuro che ci sia stata tutta l’attenzione, adeguatezza e ponderatezza dell’operato degli agenti a Bologna. Forse sarebbe il caso che il ministro frequentasse la scuola di polizia di Pescara dove da vent’anni viene insegnato come quella manovra deve essere fatta e come non deve essere fatta perché molto pericolosa. Questa non è altro che un’interferenza ancora con la magistratura”. Questo, insiste Anselmo, “è diventato un caso di Stato dove il governo ha deciso che Fakir doveva morire così, e va bene così”.

Il legale degli agenti: vivono come un dramma aver assistito alla morte di Fakir
Gli agenti intervenuti domenica pomeriggio al Pilastro “sono due ragazzi molto giovani che vivono come un dramma aver presenziato alla morte di un uomo che avevano cercato in ogni modo di preservare da avvenimenti negativi”, ha detto, sempre su La7, l’avvocato dei due poliziotti, Gabriele Bordoni. “Gli agenti hanno chiamato due volte la centrale e chiesto l’intervento dell’automedica – ha assicurato – Le registrazioni daranno conferma che per due volte hanno chiesto l’automedica”. L’Ausl ha smentito le ricostruzioni secondo cui l’automedica non era disponibile domenica pomeriggio.

Niente droga in casa di Fakir
Nella casa dove viveva Abderrahim Fakir, l’uomo di 42 anni morto il 19 luglio in via Svevo al Pilastro, mercoledì scorso, durante la perquisizione della squadra Mobile, su delega della Procura DI Bologna sono stati sequestrati alcuni dispositivi elettronici, ovvero pc e cellulari. Nella casa c’era un cugino di Fakir, suo coinquilino, che sarebbe stato sentito come testimone. In casa non sarebbero state trovate sostanze stupefacenti. La Procura, inoltre, in questi giorni, sta acquisendo decine di video fatti dai residenti del Pilastro per ricostruire quanto accaduto domenica.

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