Una lettera del procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, ha mandato in tilt ieri i gruppi parlamentari. E fa saltare il voto sull’utilizzabilità delle chat dell’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, con il ristoratore, prestanome del clan Senese, Mauro Caroccia. Sullo slittamento contraria Forza Italia. “Stamattina eravamo pronti a votare” in Aula “sulla proposta della giunta per le autorizzazioni sul sequestro delle chat”, dice il capogruppo Enrico Costa. “Il presidente della Camera ha detto di aver ricevuto un’ora prima della capigruppo la lettera del procuratore di Roma, peraltro annunciata dalle agenzie già ieri sera. È una procedura anomala, non è possibile riaprire l’istruttoria solo perché la Procura pensa di mandare ulteriori documenti”. E ancora: “Se noi apriamo un precedente che un’ora prima della votazione, si manda un documento e si blocca l’Aula…”.
Nella missiva, anticipata da Repubblica, il capo degli uffici giudiziari romani spiegava di aver ricevuto dall’avvocato di Caroccia una lunga memoria difensiva all’interno della quale erano allegate una serie di chat tra il ristoratore e lo stesso Delmastro. Chat che, a quanto risulta a questo giornale, secondo la difesa sarebbero la prova che Caroccia fosse sì un prestanome. Ma non di un clan, bensì dello stesso Delmastro. Circostanza che, chiaramente, renderebbe l’accusa meno grave per Caroccia.
Nella lettera Lo Voi ha quindi spiegato che l’accesso al contenuto del dispositivo non risponderebbe soltanto a esigenze investigative, ma anche a finalità di garanzia, consentendo di verificare integralmente il materiale presente nel telefono e di confrontarlo con quanto già prodotto dalla difesa. Nel documento la Procura chiarisce inoltre di non essere in possesso del contenuto del cellulare. Proprio perché quei messaggi possono essere utilizzati soltanto se il Parlamento autorizza. E che quindi, in astratto, i magistrati non possono nemmeno sapere se le chat allegate da Caroccia esistano davvero. O se siano state manipolate o addirittura inventate.
È proprio questo il nodo che Lo Voi ha voluto evidenziare. La Procura sostiene infatti di trovarsi in una situazione paradossale: quelle conversazioni potrebbero contenere elementi favorevoli agli indagati e quindi rilevanti anche sotto il profilo del diritto di difesa, ma senza l’autorizzazione della Camera i magistrati non possono acquisirle, verificarne l’autenticità né accertare se la ricostruzione fornita dalla difesa corrisponda al contenuto effettivo del telefono.
La lettera ha creato una grande agitazione in Parlamento. Tanto che oggi alle 8.45 è stata convocata una capigruppo. Nel centrodestra c’era chi ieri sera chiedeva di spostare il voto per una questione tecnica: se infatti la comunicazione di Lo Voi si interpretasse come la richiesta di un approfondimento da parte della Procura, andare alla conta potrebbe offrire una freccia in più a quel ricorso alla Consulta che i magistrati potrebbero presentare se la Camera votasse no, come già ha fatto la Giunta, all’utilizzo di quelle conversazioni. Una questione che è molto chiara anche alle opposizioni, che infatti vanno con i piedi di piombo. Perché se da un lato vorrebbero un argomento in più per accogliere la richiesta di autorizzazione — e non negare un diritto alla difesa oggettivamente lo è — dall’altro non vogliono fare il gioco della maggioranza accettando un eventuale rinvio del voto su Delmastro.
«Domani mattina vedremo cosa succederà e come si comporterà il centrodestra» ha detto il deputato del Movimento 5 Stelle Leonardo Donno. «Il nostro capogruppo Ricciardi ha già comunicato poco fa in Aula che domani noi non andremo via dall’Aula se non si voterà su Del Mastro. Vediamo domani mattina, alle 9.30, quando riprenderà la seduta, come andranno avanti i lavori».





