Fifa, tra dimissioni e attacchi: Infantino resta solo. Come si è arrivati allo stop al progetto Mondiali

La Fifa perde pezzi, e dunque si ferma tutto. Gli attacchi a Infantino, oltre che dalla Uefa e dalla Confederazione asiatica, sono arrivati infatti anche dall’interno del suo staff. L’idea del presidente di creare una società aperta ai privati per gestire gli aspetti commerciali dei tornei hanno provocato le dimissioni di Carlos Cordeiro, suo principale consigliere e, fino a ieri, componente della Task Force della Casa Bianca per il Mondiale 2026. L’ex presidente della Federcalcio statunitense, già banchiere di Goldman Sachs, ha precisato di «non aver avuto alcun ruolo in questa proposta», che considera «un male per le federazioni affiliate alla Fifa, per il calcio e per il futuro di questo sport. Vendere una partecipazione permanente per raccogliere 4,2 miliardi di dollari non ha senso: significa ipotecare il futuro senza giustificazioni convincenti».

Lamour: “Infantino ha ingannato i suoi collaboratori”
Alla prima crepa interna se n’è aggiunta subito un’altra: il direttore operativo Kevin Lamour, pur senza lasciare l’incarico, ha accusato Infantino di aver «ingannato» anche i collaboratori più vicini, che meritavano «qualcosa di meglio del disprezzo e delle intimidazioni». Poi, l’affondo: «Davanti al progetto di una sola persona è giunto il momento che i leader del calcio mondiale si pongano le domande giuste e prendano le decisioni giuste», precisando che «se significa perdere il mio lavoro, così sia».

Anche Trump preoccupato
Fratture che sembrano annunciare il crollo del regno di Infantino – costretto a comunicare nella notte italiana lo stop al progetto suo progetto per i Mondiali – e hanno dato da pensare anche Donald Trump, che ha risposto con un secco «no» a chi gli chiedeva se fosse al corrente del piano di quello che fino a un mese fa chiamava «l’amico Gianni». Difficile credergli: fra i primi investitori pronti a entrare nella newco figurava Joshua Kushner, cognato di Ivanka Trump, la figlia di Donald. A preoccupare la Casa Bianca, inoltre, il fatto che dopo Europa e Asia anche le confederazioni di Nord e Centro America si sono dette pronte — federcalcio Usa compresa — a boicottare i tornei Fifa a partire dal Mondiale femminile Under 20 di settembre se Infantino non avesse optato per la marcia indietro, poi arrivata.

Le federazioni all’attacco
Le federazioni contrarie al progetto sono potenzialmente 143 su 211: quindi il n. 1 della Fifa non aveva i numeri per far passare la sua criticatissima privatizzazione. Ma il piano avrebbe dovuto essere approvato dall’Assemblea e Infantino contava sull’effetto che i fondi promessi da JPMorgan avrebbero potuto avere sui Paesi più poveri: 20 milioni di dollari per ogni federazione all’inizio del 2027, con l’obiettivo di trasformare il contributo in finanziamento annuale stabile. Per la presidente della federcalcio norvegese, Lise Klaveness, «un ricatto».

Infantino perde consensi
Alle federazioni più deboli, Infantino aveva promesso anche un’accelerazione sul progetto di un Mondiale a 64 squadre. Abbastanza perché il primo ministro britannico Andy Burnham lo definisca «l’uomo sbagliato per il ruolo che ricopre». La Fifa aveva replicato: «Nessuno sta vendendo il calcio. Rispettiamo le preoccupazioni di tutti e ribadiamo l’impegno a consultazioni aperte e democratiche». Una difesa debole per un presidente che fino a pochi giorni fa vantava 203 lettere di sostegno in vista delle elezioni del marzo 2027. Il consenso si sta sgretolando e c’è già chi vede all’orizzonte le dimissioni del re nudo. Che oggi promette: “D’ora in poi il mio obiettivo sarà quello di unire di nuovo tutte le parti interessate, nello spirito di un interesse comune per il nostro sport e con l’obiettivo di continuare a fare crescere il calcio ovunque, in particolare in quei Paesi che hanno bisogno maggiormente del nostro sostegno. Il nostro obiettivo è sempre stato, e sarà sempre – scrive nel suo comunicato – quello di unire e migliorare”.

Ultime notizie

Ceuta, Meloni: “Urgente dare una risposta europea all’immigrazione clandestina”

Ceuta affronta oggi le conseguenze dell'ondata massiccia di quasi 50.000 persone - stimata in 60.000 migranti dalle autorità locali - delle quali, secondo il...

Parlamento & Governo

Scontro sulla missione italiana in Arabia Saudita, Crosetto si difende: “Riad non è in guerra”

Da quando la notizia dei militari italiani in Arabia Saudita è diventata di dominio pubblico, il ministro della Difesa Guido Crosetto, con chiunque abbia...