Nuova riunione di maggioranza sulla legge elettorale. Appuntamento a pranzo in via della Scrofa. Orario flessibile. Lo spiraglio va trovato in una giornata di lavori parlamentari densissimi: le comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, questioni di fiducia e il voto sulle chat dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro con Mauro Caroccia, il ristoratore in carcere per aver fatto da prestanome al clan Senese. Gli sherpa del centrodestra si vedranno per chiudere la partita a scacchi sulle preferenze prima di andare in vacanza.
Al Senato la scadenza per gli emendamenti è stata fissata al 1° settembre, e nessuno vuole anticipare il rientro con un problema ancora da risolvere. Team ormai consolidato: per FdI il responsabile Organizzazione Giovanni Donzelli e il deputato Angelo Rossi, il ministro Roberto Calderoli e Andrea Paganella per la Lega, Lorenzo Cesa dell’Udc, Alessandro Colucci di Noi Moderati, Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio per Forza Italia. Unica new entry, tra gli azzurri, il senatore Roberto Rosso, emissario della capogruppo a Palazzo Madama Stefania Craxi.
A sentire chi segue il dossier, c’è aria di fumata bianca. Anche i forzisti – finora più recalcitranti – sarebbero pronti ad accettare lo schema dell’emendamento bocciato alla Camera: tre preferenze a crocette sotto i capilista bloccati. Distribuiti nel rispetto dell’alternanza tra uomini e donne: si fisserà al 60% il tetto massimo alla presenza di ciascun genere per i capilista (suddivisione già prevista per gli altri candidati).
Sul tavolo, in discussione, ci sarebbero altre due modifiche. La prima: una parte degli azzurri vorrebbe rimuovere l’obbligo per i capilista di figurare anche nel listone del premio nazionale. È un ritocco tecnico ma ha una ratio politica: ridurre ulteriormente il numero di candidati in balia delle preferenze. La seconda: il sistema misto con capilista bloccati e crocette potrebbe essere esteso anche alle circoscrizioni estere, al momento regolate da preferenze secche (com’è per le Europee: si può scrivere il nome sulla scheda).
Da ultimo, un nodo politico: alla Camera l’emendamento sulle preferenze – poi clamorosamente bocciato – era stato sottoscritto solo da FdI, Noi Moderati e Udc. Questa volta, per mandare un segnale di unità, si punta a un testo firmato anche da Lega e Forza Italia.





