Baby gang in azione a Cesa, serve una sinergia tra comune, famiglie, scuole, parrocchia e forze sociali

di Mario De Michele
Il fenomeno è in forte ascesa. Ed è ancora più allarmante perché del tutto trascurato. Come se fosse un problema da prendere sotto gamba. Peggio ancora da nascondere sotto il tappeto. Si tratta del bullismo da strada alimentato dalla crescente presenza sul territorio di baby gang. Spesso in azione ragazzini di 12-13 anni. Qualcuno di loro è appena 14enne. In ogni caso sono tutti minorenni. Scorrazzano tra le strade e seminano il terrore tra gli adolescenti. Non mancano gesti incivili anche nei confronti degli anziani.

Con l’apertura del Parco della Legalità l’epicentro delle scorribande si è spostato nella struttura di via Berlinguer, aperta al pubblico in campagna elettorale per racimolare voti ma non ancora affidata in gestione alla Kidville, vincitrice dell’appalto. Si vocifera che nei giorni scorsi il vicesegretario Generoso Marrandino abbia avuto un diverbio con il sindaco Enzo Guida sulla consegna dell’area ai privati, al punto da paventare le sue dimissioni.

Piazza Alfonso De Michele

Sciami di baby gang sono presenti anche nel centro storico, dove lo stop ai lavori di rifacimento di piazza De Michele e della villa Moro (quando riprenderanno?) ha ridotto significativamente il numero dei cittadini e crea enormi disagi a quelli che continuano a frequentare il cuore della città, soprattutto agli anziani che non hanno neppure una panchina per sedersi o un albero sotto al quale ripararsi dal sole cocente.

Baby gang in azione

Bande di minorenni si annidano anche in zone meno centrali. I bersagli sono coetanei indifesi accerchiati, sbeffeggiati e aggrediti. Il preoccupante fenomeno non è nuovo, ma negli ultimi tempi la situazione è peggiorata. E di questo passo potrebbe ulteriormente degenerare. Sono numerosi i campani d’allarme. Ragazzini bullizzati e ripresi con i telefonini. Bambini schiaffeggiati e presi a calci. Minori presi di mira ogni volta che escono di casa.

Il municipio di Cesa

Che fare per arginare la deriva delinquenziale? Ridurre la questione a problema di ordine pubblico è un errore grossolano. Ed è riduttivo, oltre che pilatesco, scaricarne il peso sui vigili urbani o sui carabinieri. Con la repressione, che pure è necessaria, si arriva in ritardo. Decisiva è la prevenzione. Servono interventi ad ampio raggio. È indispensabile una task force amministrativa, sociale e culturale. Bisogna mettere in campo un’attività sinergica tra comune, scuole, parrocchia e circoli. Il primo tassello di un’azione ad ampio spettro va posto nelle famiglie. Il fatto che si tratti di minorenni non esime i genitori dal controllo. Anzi, rende padri e madri ancora più responsabili delle azioni incivili e spesso criminali dei figli.

Enzo Guida e Giusy Guarino

Nei casi più urgenti devono intervenire i servizi sociali comunali. Il sindaco Enzo Guida e l’assessore alle Politiche sociali Giusy Guarino dovrebbero mettere ai primi posti dell’agenda amministrativa progetti efficaci e misure concrete per combattere un fenomeno che sta sfuggendo di mano. Limitarsi ai convegni o alle belle parole non basta ad affrontare e risolvere il problema. Senza un’azione amministrativa incisiva non si va da nessuna parte. Le istituzioni comunali, con maggioranza e minoranza a braccetto, devono mettere in rete le realtà formative, educative, religiose e associative territoriali.

Bisogna partire dalle famiglie per arrivare a tutte le forze sane della società. Non è un lavoro semplice. Ma continuare a trascurare il problema non fa altro che incancrenirlo. Mettere la testa sotto la sabbia, derubricando il fenomeno a ragazzate, darebbe la stura a un progressivo peggioramento. E nel giro di poco la situazione diventerebbe totalmente fuori controllo.

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