E’ indagato per omicidio un amico di Noemi Impelizzeri, la 33enne trovata morta impiccata nei giorni scorsi nella sua casa di Riposto. «Un atto dovuto», spiegano fonti della procura di Catania, per consentire l’espletamento di alcuni atti irripetibili, come l’autopsia. Ma in questa vicenda i dubbi restano ancora tanti, come ribadiscono i familiari della donna. Ecco perchè i carabinieri continuano a cercare sulla scena del crimine. A caccia di dettagli. Mentre, il giovane indagato sceglie la ribalta dei talk show per difendersi.
A “Morning news” di Canale 5 dice di non essere mai stato «il compagno di Noemi, ma un semplice amico». E poi racconta: «Dopo essersi lasciata con il suo ragazzo, mi aveva chiesto di ospitarla per un periodo, io l’ho accolta e aiutata fino a qualche giorno fa». Spiega pure che «in alcune giornate ci scambiavamo dei messaggi. Negli ultimi venti giorni invece, avendo con me i miei figli e mia moglie, l’ho dovuta bloccare perché mi chiamava tutti i giorni». L’uomo parla poi degli ultimi messaggi: «Se avessi pensato che le sue intenzioni fossero state serie, sarei andato lì per fare il possibile. Invece, pensavo fosse uno scherzo quando diceva: “Ho trovato la corda. È inutile che provi a venire qui, è inutile che avvisi i miei familiari”. Diceva ancora: e poi “Devo guardare su YouTube come si fa il nodo”. Ma pensavo ancora che stesse scherzando».
I familiari della giovane non credono a questa ricostruzione, sono convinti che Noemi sia stata uccisa. L’amico ammette di essere fuggito dopo aver visto il corpo della donna impiccato in casa, ma si giustifica: «Non ho pensato ai soccorsi perché avevo constatato che era lì da 24 ore e non si poteva fare nulla». E in Tv prova ancora una volta a spostare i sospetti: «Mi era stato raccontato che Noemi aveva trascorso il giorno prima insieme ad un ragazzo. E quando mi aveva detto di dover chiudere per guardare come fare il nodo, ho pensato che era tornato quel ragazzo a prenderla e quindi se ne doveva andare». Sono ricostruzioni a tratti confuse, ci sono ancora tante circostanze che investigatori e magistrati vogliono approfondire.
Anche a partire dalla dichiarazioni del giovane fatte in diretta Tv. «Erano le circa le tre di domenica mattina quando sono arrivato a casa di Noemi – ha detto ancora – non la sentivo da un po’ e mi sono preoccupato. Quando ho visto cos’era successo – ha spiegato – ho tentato di contattare i familiari di Noemi, ma non mi hanno risposto. Allora, sono andato sul lungomare». Ecco un altro passaggio dai contorni incerti: «Ho incrociato il fratello in strada, gli ho urlato, ma non si è fermato». I carabinieri stanno verificando anche questa dichiarazione. C’è soprattutto il giallo dell’incendio scoppiato a casa di Noemi. «Quando sono arrivato, la porta era semichiusa e non c’era alcun incendio», dice il giovane.
«Al mattino, poi, la madre di Noemi mi ha chiamato dicendo che la casa stava bruciando». La procura ha disposto nuovi accertamenti: l’autopsia non ha risolto il giallo. Sul corpo della ragazza ci sarebbero dei segni che il medico legale vuole approfondire. Determinante sarà l’esame della scena del crimine effettuato dal Ris, per verificare che l’arrivo dell’uomo sia avvenuto effettivamente dopo la morte della giovane.





