Delitto VassaIlo, risarcimento da 100mila euro per il colonnello Cagnazzo: “È stato diffamato”

Sabato 5 settembre saranno trascorsi sedici anni e il delitto del sindaco pescatore di Pollica Acciaroli Angelo Vassallo è ancora senza colpevoli. Molte cose però sono accadute da qualche mese a questa parte. L’ultima è di questi giorni: il giudice civile di Frosinone ha condannato i due fratelli della vittima, Dario e Massimo Vassallo, la società del gruppo Mediaset Rti e il giornalista Giulio Golia al risarcimento del danno a favore del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo. L’ufficiale di Aversa è stato prosciolto il 27 marzo scorso in udienza preliminare dall’accusa di concorso nell’omicidio.

I fatti al centro della causa civile promossa dall’ufficiale si riferivano al contenuto dei servizi della trasmissione “Le Iene” dedicati al giallo di Acciaroli, andati in onda tra ottobre e novembre 2019, nel corso dei quali erano stati intervistati anche i fratelli Vassallo. Il tribunale, in una sentenza di 22 pagine, ha ritenuto diffamatori nei confronti di Cagnazzo, perché lesivi della sua reputazione, alcuni passaggi della trasmissione e ha liquidato a favore del colonnello la somma complessiva di 100 mila euro, ipotizzando una ripartizione del 40 per cento ciascuno in capo al giornalista e all’azienda e del restante dieci per cento ciascuno dei due fratelli del sindaco pescatore. Esclusa invece la responsabilità dell’ex fidanzato della figlia di Angelo Vassallo, Francesco Avallone, assistito dall’avvocato Raffaele De Simone: le sue dichiarazioni in trasmissione sono state ritenute generiche e pronunciate senza la consapevolezza di essere intervistato.

Annuncia ricorso in appello l’avvocato Antonio Ingroia, che assiste Dario e Massimo Vassallo. «Mi pare una sentenza incommentabile. Registro però aspetti discutibili, innanzitutto nell’entità stratosferica della somma riconosciuta a titolo di risarcimento, fuori dai range dei normali criteri di valutazione in caso di diffamazione. E poi – argomenta Ingroia – il diritto di critica vige ancora in questo Paese, i miei due assistiti hanno perso il fratello e hanno espresso le loro valutazioni, senza alcuna invettiva, sui gravissimi depistaggi emersi dalle indagini e dei quali parla anche il giudice nella sentenza di non luogo a procedere di Cagnazzo, pur ritenendo che non vi fosse prova di un’attività depistatoria posta in essere previo concerto con i mandanti del delitto, tale dunque da contestare un concorso nell’omicidio».

Il proscioglimento di Cagnazzo è stato impugnato dalla Procura di Salerno, l’udienza d’appello inizierà il 12 novembre. Nella ricostruzione dei carabinieri del Ros coordinati dalla pm Elena Guarino, il sindaco pescatore fu ucciso perché era in procinto di denunciare le complicità del traffico di droga che, nell’estate del 2010, aveva invaso Acciaroli. Oltre a Cagnazzo, prosciolto in udienza preliminare come chiesto dagli avvocati Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro, il 19 giugno è stato assolto nel processo con rito abbreviato l’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso. Il 2 novembre, in Corte di assise, inizia il processo nei confronti dei due imputati rimasti, l’ex sottufficiale dei carabinieri Lazzaro Cioffi e l’imprenditore cilentano Giuseppe Cipriano. Entrambi respingono le accuse. Il presunto esecutore materiale non è stato mai individuato. Ora un’altra estate sta per finire e il giallo del Cilento rimane irrisolto.

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