Aversa, la maggioranza ritrova l’intesa: reset della giunta. Ora la palla passa a Matacena

di Mario De Michele
Si entra in zona Cesarini. Mancano appena sei giorni al fatidico 5 novembre. Trascorso il termine ultimo le dimissioni di Franco Matacena diventeranno irrevocabili. E inizierà una lunga fase di commissariamento. Per 6-8 mesi il Comune avrà una gestione commissariale. Nella migliore delle ipotesi si tornerà al voto ad aprile 2027. Molto più probabilmente tra fine maggio e inizio giugno. Non è escluso l’accorpamento delle elezioni amministrative con quelle politiche in caso di dimissioni anticipate della premier Meloni, come qualcuno paventa, e di un election day, soluzione gradita al presidente della Repubblica Mattarella. Qualora si votasse anche per il Parlamento le comunali si terrebbero verosimilmente tra maggio e giugno. E per mettere tutte le crocette ed esprimere le preferenze ai candidati servirebbe una buona mezz’ora. Una giornata campale per i politici e per i cittadini. Si prevedono lunghe file ai seggi e traffico in tilt peggio del solito.

PASSI IN AVANTI
Gli ultimi sei giorni di riflessione di Matacena possono essere un’eternità o svanire in un attimo. Se la fascia tricolore maturerà la convinzione di fare marche arrière c’è tutto il tempo per riprendere il filo politico-amministrativo spezzato lo scorso 16 ottobre e ricucire lo strappo. Le prime due settimane non sono trascorse a vuoto. Sono servite a rasserenare gli animi tra le componenti della maggioranza. Sulla spinta dei consiglieri comunali, fatta eccezione qualcuno ancora riottoso, i leader dei gruppi si sono confrontati in un clima di détente politica. Dai consiglieri è arrivato l’input a ripartire. Su basi nuove, però. Maggiore condivisione delle scelte, power sharing nella gestione amministrativa, responsabilizzazione dei membri dell’assise con deleghe specifiche e soprattutto volontà comune di siglare un patto di legislatura su alcune priorità programmatiche. In primis il progetto di Aversa Capitale della Cultura. A ruota il Piano urbanistico.

LA CORNICE DEI CONSIGLIERI
Fil rouge dell’accordo è il ritorno alle origini della coalizione che nel 2024 vinse le elezioni: non più fratelli coltelli o amici-nemici ma alleati leali e compatti per fare gli interessi della città cestinando quelli di bottega. I numeri uno delle forze di maggioranza hanno recepito l’indicazione dei rispettivi consiglieri di riferimento e hanno tratteggiato una cornice entro la quale compiti e responsabilità siano ben definiti, con relativi oneri e onori. Emblematica del nuovo spirito che anima la maggioranza è l’entente cordiale tra Giovanni Innocenti e Pietro Giglio. Non sappiamo se per il presidente del consiglio comunale sia un bene o un male. Lo decideranno gli atti e i comportamenti futuri.

AZZERAMENTO DELLA GIUNTA
Nelle prossime ore potrebbe essere sottoscritto un documento congiunto da presentare a Matacena. Si va verso il reset della giunta. Nel tentativo di ripartire con un piglio diverso. Difficilmente sarà una delega in bianco al sindaco. La cornice delineata dai gruppi consiliari fissa un perimetro politico e suggerisce una soluzione in grado di ricomporre i cocci della maggioranza. Ora spetta a Matacena, qualora decidesse di fare dietrofront, disegnare il nuovo quadro. Una nouvelle donne politico-amministrativa, con nuovi equilibri e responsabilità condivise. Con l’azzeramento dell’esecutivo e un patto chiaro e di lungo corso il suo eventuale passo indietro rispetto alle dimissioni non farebbe gridare allo scandalo. Dal 16 ottobre a oggi sono mutati l’approccio e lo spirito all’interno della sua coalizione. Non sarebbe insomma un restyling gattopardesco imperniato sull’ipocrita formula del “cambiare tutto per non cambiare nulla”.

SOLUZIONE O CAPOLINEA?
Ovviamente Matacena non può pretendere dagli alleati un atto di fede: “Fate fare a me e tutto andrà bene”. Resta un sindaco di coalizione, ergo eletto da gruppi diversi e in qualche caso eterogenei. Dovrà quindi giocare la partita a carte scoperte, senza bluff, e dimostrare doti politiche di mediazione che non prevedano rese incondizionate imposte per spirito di vendetta oppure il conferimento di un mandato in bianco, valido erga omnes. Matacena dovrà comportarsi da primus inter pares. Se indosserà i panni del dominus absolutus l’amministrazione arriverà al capolinea. Perché se da parte dei gruppi della maggioranza c’è la disponibilità ad aprire una nuova fase, nessun consigliere comunale sarà favorevole a consegnare tutte le chiavi dell’amministrazione nelle mani del sindaco, affidandosi alla sua bontà di cuore.

In politica non bastano i gentlemen’s agreements. Si sottoscrivono documenti per indicare gli obiettivi e la squadra che dovrà scendere in campo per attuarli. I calciatori stanno scaldando i muscoli. Dipenderà dall’allenatore decidere se tornare in panchina o consegnare la città a una lunga stagione commissariale. Che sarebbe una sconfitta per tutti. Per lui per primo.

 

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