La differenza è tutta qui. Prima i rattoppi. Ora una soluzione strutturale. Prima gli interventi a tempo, con il calendario in mano e la scadenza dietro l’angolo. Adesso un provvedimento destinato ad accompagnare le famiglie per l’intero anno scolastico. A Orta di Atella la commissione prefettizia mette mano al costo della mensa e dà una risposta concreta ai genitori. Niente annunci roboanti. Niente passerelle politiche. Un atto amministrativo. E soprattutto un beneficio economico che non si esaurisce dopo qualche mese. La gestione commissariale ha infatti approvato la compartecipazione economica dell’ente al servizio di refezione scolastica. Dal 2 novembre il ticket a carico delle famiglie sarà di 3 euro per ogni pasto consumato. La nuova tariffa decorre formalmente dal primo novembre. Una scelta che punta a rendere il servizio più accessibile e ad alleggerire una voce di spesa che incide quotidianamente sui bilanci domestici.

A firmare il cambio di passo è la commissione guidata dal viceprefetto Florinda Bevilacqua, affiancata dal viceprefetto Antonella De Ninno e dal funzionario amministrativo Vincenzo De Angelis. Tre rappresentanti dello Stato chiamati a governare il Comune dopo il naufragio politico-amministrativo della maggioranza a trazione Santillo-Brancaccio. E proprio sul terreno delle politiche a sostegno delle famiglie emerge una differenza significativa rispetto al passato. Quando il ticket schizzò da 2,81 a 4,06 euro a pasto non proferirono parola i sedicenti santoni dei social che oggi, dopo aver devastato il territorio per il vil denaro, si ripropongono con il consueto maquillage da nuovo che avanza. Peccato che i loro volti siano ben noti agli ortesi. Carte già viste. Le stesse presenti nel mazzo degli affari d’oro del boom edilizio. Altro che new entry. È il vecchio che tenta l’ennesimo rebranding. “Senza scuorn”, come si dice a Napoli.

Torniamo al ticket. Durante la precedente gestione il caro mensa era diventato un problema tutt’altro che marginale. Un rincaro di 1,25 euro per ogni pasto. Una vera stangata per i genitori. Di fronte alle proteste e alle iniziative dell’opposizione, l’allora sindaco Santillo aveva annunciato l’individuazione delle risorse necessarie per ridurre il ticket negli ultimi mesi dell’anno scolastico. Una risposta circoscritta nel tempo. Il classico intervento tampone. Utile nell’immediato, ma incapace di offrire alle famiglie una prospettiva stabile. La commissione prefettizia ha scelto un’altra strada. Non una riduzione da utilizzare come spot elettorale. Non un bonus a scadenza ravvicinata. Ma una compartecipazione economica programmata per l’anno scolastico, con un importo preciso e una decorrenza definita. Un cambio di passo, de facto, rispetto alla politica dei rattoppi.

Del resto i numeri parlano da soli. Rispetto alla tariffa di 4,06 euro il nuovo ticket di 3 euro comporta un risparmio di 1,06 euro a pasto. Per una famiglia con un figlio che usufruisce della mensa per venti giorni al mese significa 21,20 euro in meno. Con due figli il beneficio sale a 42,40 euro mensili. Non cifre astronomiche, certo. Ma nemmeno spiccioli per chi deve fare i conti con bollette, mutui, affitti, libri scolastici e carrello della spesa. Ed è proprio questo il punto. Il welfare locale non si costruisce soltanto con i grandi progetti o con i proclami da campagna elettorale. Si afferma anche attraverso le piccole decisioni che migliorano la quotidianità delle persone. Garantire un pasto a scuola a un prezzo più sostenibile significa sostenere il diritto allo studio, favorire la partecipazione alle attività didattiche e soprattutto evitare che un servizio essenziale diventi un peso eccessivo per i nuclei familiari.

La vicenda offre anche uno spunto di riflessione politica. La passata amministrazione griffata Santillo-Brancaccio aveva affrontato la questione con soluzioni limitate ad alcuni mesi. La gestione commissariale punta invece sulla continuità. Due impostazioni differenti. Due modi di interpretare l’intervento pubblico. Da una parte la logica del quick fix, dall’altra una programmazione di più ampio respiro. Un confronto che non ha bisogno di particolari effetti speciali. Sia chiaro, un singolo provvedimento non risolve tutti i problemi di Orta di Atella. Ma quando si adottano decisioni utili alla collettività è giusto riconoscerlo.
La commissione prefettizia non deve cercare voti, costruire alleanze o inseguire il consenso. Deve amministrare. E con la riduzione del ticket mensa ha indicato una priorità precisa: andare incontro alle famiglie. Senza réclame e senza passerelle. Meno propaganda. Più attenzione ai cittadini. Sulla mensa scolastica la differenza si vede, eccome. E si misura anche in euro.
Mario De Michele
LA COMUNICAZIONE DEL COMUNE






