AVERSA – Emozionato come non mai, felice della partecipazione di tante persone alla sua ‘prima’ come scrittore. Sono queste le sensazioni provate da Raffaello Magi durante la presentazione del suo libro ‘Dentro la giustizia’, alla libreria Quarto Stato di Aversa.

Il magistrato di Santa Maria Capua Vetere ha raccolto in 140 pagine venti anni di lavoro svolto contro il clan dei Casalesi, le ricerche, le indagini, i retroscena che hanno portato alla sentenza del processo Spartacus, partendo dall’omicidio di don Peppe Diana. Il giornalista Vito Faenza ha affiancato Magi nel percorso di presentazione dell’opera, pubblicata dalla casa editrice ‘L’Ancora del Merditerraneo’. Dopo l’introduzione di Ernesto Rascato, abile padrone di casa pronto a cogliere al volo la promessa fatta a suo tempo dallo stesso Magi di iniziare il giro di presentazioni del libro proprio dalla città normanna, Faenza ha colto l’occasione per un ricordo nostalgico e personale di chi è scomparso per mano della criminalità, dallo stesso don Peppe a Franco Imposimato, o sotto i colpi delle Brigate Rosse, come il vice questore Antonio Ammaturo. Nel suo intervento Magi si è soffermato innanzi tutto sul perché abbia sentito il bisogno di scrivere un libro. “L’ho fatto per due motivi. Il primo per mio figlio, perché una volta diventato grande possa leggere la storia di questi venti anni di lotta alla camorra da chi l’ha vissuta in prima persona. Il secondo è per spiegare in maniera quanto più coerente e precisa possibile come si è arrivati ad una sentenza importante come quella del processo Spartacus. Non ho scritto questo libro per autocelebrarmi, ma è certamente motivo di orgoglio il fatto che, nell’appello e in cassazione, non è stata modificata una virgola rispetto al giudizio di primo grado”. Sull’assassinio di don Peppe Diana, Magi non ha dubbi. “Da allora non è stato possibile far finta che il problema criminalità non esistesse. Da allora lo Stato è intervenuto con decisione, con arresti, sequestri e confische dei beni”. Le domande del pubblico hanno portato il magistrato ad affrontare temi di scottante attualità, come la richiesta di trasferimento da parte di sette suoi colleghi. “Il problema non è quanti se ne vanno. Dopo tanti anni di lavoro nello stesso posto è normale chiedere un avvicinamento a casa o una nuova destinazione. Il problema – ha concluso Magi – è che nessuno vuole venire a Santa Maria Capua Vetere”.

Pier Paolo De Brasi

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