Sanità, liste d’attesa: 2,8 milioni di persone non hanno potuto fare esami e visite nei tempi previsti

Ci sono ancora 2,8 milioni di visite ed esami che non vengono assicurati agli italiani entro i tempi previsti, quelli cioè indicati nelle prescrizioni dei medici. I dati sono quelli di Agenas, l’agenzia sanitaria nazionale delle Regioni, che ha aperto il portale con l’andamento delle liste d’attesa nelle Regioni.

Leggero peggioramento in due mesi
I nuovi numeri riguardano i primi sei mesi dell’anno e registrano, negli ultimi due mesi, una situazione di leggero peggioramento. Il 78,5% delle prime visite vengono assicurate entro i tempi, che dipendono dalla priorità: se urgente va fatta entro 3 giorni, se breve entro 10, se differita entro 30, se programmata entro 120. Nei primi quattro mesi il dato era leggermente migliore: 78.7%. Riguardo agli esami, si raggiunge una percentuale migliore, cioè dell’84,6%, contro l’84,7% del periodo gennaio-aprile.

“Meglio dell’anno scorso”
Da Agenas fanno notare come dal confronto tra il primo semestre del 2025 e quello di quest’anno si osservi un invece un miglioramento. “Dal confronto emerge un aumento delle prenotazioni effettuate, passate da 13,3 milioni nel primo semestre 2025 a 14,9 milioni nel primo semestre 2026. All’incremento della produttività, che è il risultato di una migliore organizzazione e di risorse dedicate all’incremento dell’offerta per abbattere le liste d’attesa, è corrisposto un ulteriore passo avanti nel rispetto dei tempi di garanzia. Le prime visite effettuate entro i tempi previsti salgono infatti dal 76,4% al 78,5%, mentre gli esami diagnostici passano dall’82,8% all’84,6%”. Va però ricordato che il monitoraggio dell’agenzia è iniziato proprio nel gennaio dell’anno scorso e nei primi mesi, giocoforza, il sistema era in rodaggio e alcune Regioni non inviavano dati completi, quindi il confronto non è del tutto credibile. E in effetti se si guarda al numero di prestazioni fatte nei singoli mesi, c’è una maggiore differenza tra i primi del 2025 e i primi del 2026. A maggio e giugno, invece, più o meno vengono erogate le stesse prestazioni, perché probabilmente la raccolta dei dati è diventata più completa.

Il problema delle visite programmate
Altro aspetto del quale non si può non tenere conto, riguarda, come già due mesi fa, un problema che rende i dati non del tutto valutabili: il numero delle prescrizioni di prestazioni programmate. Cioè a 120 giorni. Ci sono Regioni dove vengono poco utilizzate ed altre dove invece sono la maggioranza delle prescrizioni. Ma in questo modo si falsano i dati, perché è ovviamente più facile rispettare i tempi se la prenotazione può essere assicurata entro 4 mesi. In Basilicata, ad esempio, l’87.7% delle richieste sono in classe programmata, in Campania l’84,4% (nelle due regioni i numeri del primo quadrimestre erano migliori), in Calabria il 69,7% e in Molise il 75,1%, in Lombardia il 57,3% (dato molto peggiore rispetto a due mesi fa), Lazio 56,1%. Di contro, in Piemonte sono il 6,5%, in Toscana il 6,6%, in Emilia-Romagna il 9,2%, in Umbria il 12,1%.C’è quindi una differenza abissale, della quale va tenuto conto quando si osservano i tempi di attesa.

Come vanno le Regioni
Se si osservano gli esami, la Regione che ha il dato migliore è il Veneto con il 97,1% (era al 97,6%) seguita dalla Campania con il 96% di prestazioni date nei tempi, e dalla Basilicata al 94,6%. Queste due Regioni, come visto, sono però aiutate molto dal fatto che prescrivono tantissimi esami programmati, da fare in 120 giorni. Le Marche sono al 92,4% e va bene anche il Lazio (89,7%, dato superiore a quello di aprile) dove però vale lo stesso discorso. Pessimi invece i dati dell’Umbria (solo 62% in lieve calo negli ultimi due mesi) e dell’Abruzzo (65,3%). Sulle visite il dato medio, visto che oltre un paziente su cinque non riesce ad avere la prestazione nei tempi, è peggiore, con il solito exploit della Basilicata (98,9%). Il Lazio è al 91,6% con i soliti problemi di prenotazioni programmate, mentre il Veneto arriva al 91,5%, scendendo di 1,3 punti percentuali rispetto ad aprile. Trento è al 54,7% e come la Puglia è al 55,7%, va pure peggio di aprile.

Schillaci: “Intrapresa la strada giusta”
“Credo che la strada che abbiamo intrapreso due anni fa con la legge sia quella giusta e abbiamo instaurato una sana competizione tra le Regioni – commenta il ministro Orazio Schillaci, che ha lavorato a lungo per rendere i dati trasparenti – Riguardo ai numeri positivi, non so dire se siano dovuti ai risultati del servizio pubblico o del privato accreditato. Non faccio distinzioni, perché per i cittadini l’importante è fare gli esami nei tempi stabiliti e non pagare il ticket se sono esenti o pagarlo quando lo devono pagare”. Schillaci ha anche ricordato il dato delle disuguaglianze dell’offerta tra le Regioni: “Su questo bisogna lavorare. Credo però che, finalmente, avere un metodo scientifico, che ho voluto fortemente, per misurare quello che avviene nella sanità pubblica e nelle liste di attesa sia importante perché abbiamo lo strumento che ci permette, se c’è la volontà, di migliorare”.

Meloni: “Risultato incoraggiante”
Usa parole simili la premier Giorgia Meloni, commentando i dati su X: “Ridurre le liste d’attesa è una delle sfide più importanti per la nostra sanità. I primi dati del 2026, certificati da Agenas, ci dicono che siamo sulla strada giusta: nei primi sei mesi di quest’anno sono state effettuate 1,6 milioni di visite ed esami in più entro i tempi previsti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. È un risultato incoraggiante, frutto del lavoro avviato con la riforma sulle liste d’attesa. Sappiamo bene che c’è ancora molto da fare e che troppi cittadini aspettano ancora troppo per una prestazione sanitaria. Per questo continueremo a lavorare con determinazione, insieme alle Regioni, per garantire tempi sempre più rapidi e un servizio sanitario più efficiente”.

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