Soltanto quattro mesi fa Moderna e MSD avevano diffuso i dati preliminari su un vaccino a mRNA personalizzato, combinato con l’immunoterapia, contro il melanoma, e a febbraio la Fda ha concesso a quel vaccino la designazione di ‘Breakthrough Therapy’, per accelerarne lo sviluppo. Ora sempre Moderna, nella persona del suo chief medical officer, rilascia un’intervista al Guardian in cui afferma che in appena 5 anni l’azienda sarà in grado di offrire vaccini a mRna per diversi tipi di tumore e per “tutte le aree patologiche”. La farmaceutica – riporta il giornale britannico – è fiduciosa di poter avere pronti terapie a mRNA contro il cancro, le malattie cardiache, autoimmuni, respiratorie ed altre, tra cui malattie rare, entro il 2030. Una speranza per migliaia, se non milioni, di persone, come sottolinea lo stesso Burton.

Come funziona un vaccino a mRna contro il cancro
In effetti, con la pandemia, la tecnologia basata sul RNA messaggero – nata proprio nell’ambito della ricerca di un vaccino contro il cancro – ha avuto un’accelerazione incredibile: c’è chi ritiene che in un anno e mezzo si siano compressi i progressi di 15 anni. Diciamo subito che parliamo di vaccini terapeutici (non preventivi, quindi), ma che funzionano con la stessa filosofia e con i medesimi meccanismi: insegnano cioè al sistema immunitario a riconoscere il “nemico”, che sia un virus, un batterio, una cellula tumorale già presente o molecole alla base di altre patologie. Vaccini non “universali”, ma personalizzati, realizzati su misura.

Una terapia ad personam
Semplificando, il funzionamento di un vaccino anti-cancro basato sull’mRNA è questo: tramite biopsie e grazie a un algoritmo si identificano le mutazioni delle cellule tumorali che non sono presenti in quelle sane e che fanno da driver, cioè guidano lo sviluppo del tumore e che possono attivare il sistema immunitario; l’informazione serve a sintetizzare, in laboratorio, l’Rna messaggero (mRna) con le istruzioni per innescare la risposta immunitaria; una volta iniettato, infatti, l’mRNA viene tradotto in parti di proteine identiche (antigeni) a quelle che si trovano sulle cellule tumorali. Ora le dichiarazioni di Moderna ci dicono che siamo davvero vicini a portare nella pratica clinica tutto questo.

Diverse sperimentazioni in corso
“Nel momento in cui è scoppiata la pandemia, la tedesca BioNTech stava già lavorando da tempo a un vaccino terapeutico proprio contro il melanoma, e proprio combinato con l’immunoterapia – dice a Salute Luigia Pace, direttrice del laboratorio di immunoregolazione “Armenise-Harvard”, IIGM e IRCCS Istituto per la Ricerca sul Cancro di Candiolo – Di fatto, quindi, quando ha siglato la partnership con Pfizer per sviluppare il vaccino a mRNA contro Covid-19, faceva ricerca per un vaccino contro i tumori. In realtà sono molti i laboratori che, contemporaneamente, stavano allora – e stanno adesso – portando avanti sperimentazioni in tutto il mondo, Italia compresa, e ci sono anche molti colossi a parte Moderna. Per esempio sono in corso trial per un vaccino a m-Rna contro il cancro della prostata negli Usa”.

Le sfide
Ci sono però diverse sfide da superare prima che questi vaccini possano arrivare al letto del paziente. Prima di tutto l’identificazione della mutazione “giusta” da utlizzare. Inoltre la riattivazione del sistema immunitario non è scontata. “Per questo – spiega Pace – i vaccini a mRNA vengono combinati con le immunoterapie: anticorpi che hanno il compito di sbloccare i freni del nostro sistema immunitario, in modo che, una volta riconosciuto il ‘nemico’, sia davvero in grado di attivarsi. Il grande vantaggio, però, è che i vaccini hanno la possibilità di creare una memoria immunitaria, che permane nel tempo”.

Le promesse e le speranze
Pace, insieme ai colleghi dell’IIGM – Istituto Italiano per la Medicina Genomica e dell’IRCCS di Candiolo stanno da tempo partecipando a studi sia sull’mRNA sia su altri tipi di vaccini anti-cancro, come quelli basati su adenovirus, e con il suo gruppo e la biotech italo-svizzera Nouscom, la scorsa estate, ha pubblicato uno studio su Science Translational Medicine.

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