Morti e dispersi ha provocato nelle acque brindisine il naufragio di un barcone a vela partito cinque giorni fa dalla Turchia con a bordo – secondo la testimonianza di un sopravvissuto – circa 70-80 persone. Secondo un bilancio diffuso poco fa dal Viminale due sono i corpi recuperati finora. Trentuno i sopravvissuti, aumentati poco dopo, secondo dati della Prefettura di Brindisi, a 39. Numeri destinati, comunque, ad essere rivisti. Nelle scorse ore si era parlato di tre morti perché i soccorritori avevano visto un corpo galleggiare sull’acqua senza riuscire a recuperarlo.

Carabinieri e polizia hanno trovato finora sul luogo dell’incidente e nelle campagne limitrofe 37 persone, 4 delle quali minorenni; altre due persone sono ricoverate in ospedale ad Ostuni per fratture e lesioni varie, ma le loro condizioni non sarebbero gravi. Il barcone si è incagliato contro gli scogli sulla costa brindisina, dinanzi a Torre Santa Sabina, a una ventina di chilometri a nord del capoluogo messapico e si è rovesciato. A bordo afghani, pachistani, curdi, iraniani, iracheni. L’allarme per il naufragio è stato dato da un passante ai carabinieri che hanno allertato la capitaneria di porto. Le persone soccorse sono state condotte in una struttura ecclesiastica nelle vicinanze del luogo dell’incidente. Molte di loro sono state trovate da carabinieri e polizia mentre si allontanavano a piedi dal luogo dell’incidente o vagavano nelle campagne alla ricerca di un luogo dove trovare aiuto. L’ansia maggiore dei soccorritori sta nel probabile numero delle vittime.

“Secondo un testimone – dice l’assessore regionale Fabiano Amati, che si trova sul posto – a bordo del barcone c’erano 70-80 persone. Molti dei sopravvissuti sono scappati via subito dopo il naufragio del barcone e, per questo, comprendere quante siano effettivamente le vittime, per ora, è assai difficile: tuttora i carabinieri e la polizia sono impegnati nelle ricerche nelle campagne qui intorno”. Intanto l’area dell’incidente viene illuminata da un elicottero dei vigili del fuoco, mentre i sommozzatori scandagliano le acque antistanti. Sulla costa sono impegnati, oltre a carabinieri e polizia, guardia di finanza, personale della protezione civile e personale sanitario degli ospedali di Brindisi, Ostuni e Carovigno. Erano anni, ormai, almeno dal 2003, che la Puglia non era costretta al tragico conto delle vittime delle carrette del mare, dopo che per tutti gli anni Novanta l’Adriatico si era trasformato in un mare di sangue. “Non possiamo più convivere – ha detto stasera il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola – con il naufragio di migliaia di uomini e donne in fuga da guerra, fame e povertà. E’ necessario rimettere al centro delle politiche di accoglienza umanità e solidarietà”.

 

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