”Nella lotta al racket non siamo a un punto di arrivo, ma a quello di partenza”. Ne e’ convinta la vedova di Libero Grassi, Pina, che, a 20 anni dall’omicidio del marito, ucciso dalla mafia il 29 agosto del 1991 per avere detto no al pizzo, lo ricorda sull”Espresso’ in edicola domani:

”Era una persona perbene, un uomo che ha sempre basato la sua vita sul lavoro. Ripeteva spesso che lavorando in modo corretto e onesto, senza avere scheletri negli armadi non si poteva diventare schiavi di questi mascalzoni”. La vedova Grassi, dopo avere sempre sostenuto e condiviso le scelte forti e coraggiose del marito, ha poi proseguito il suo impegno, sostenendo tutte le iniziative e le manifestazioni contro il racket delle estorsioni. ”Addiopizzo e’ una delle azioni piu’ belle e intelligenti fatte dopo la morte di Libero – riporta ancora l”Espresso’ – Perche’ la presenza di questi giovani ha determinato una rivoluzione. Senza bisogno di avere alcuna delega, Addiopizzo ha preso in mano la situazione della citta’ ed ha contrastato nei fatti i mafiosi. Lo ha fatto andando in giro per i negozi, aiutando i commercianti vittime delle estorsioni, e poi creando ‘Libero futuro’, la prima associazione antiracket di Palermo”.

 

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