Chiedono una degna sepoltura per i loro cari i parenti di Vincenzo e Alfonso Guida, padre e figlio, dallo scorso 11 agosto dispersi in mare dopo che il loro peschereccio, il ”Giovanni Padre”, colo’ a picco al largo di Ischia a seguito di uno speronamento da parte della nave portacontainer ”Jolly Grigio”.

Oggi, a circa una mese dal tragico evento, per sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni, i loro familiari hanno inscenato una protesta nel Porto di Napoli che ha anche visto un gruppo di parenti bloccare per mezz’ora la partenza di due traghetti diretti nelle isole del Golfo. ”Con la stessa onesta’ e dignita’ con cui sono vissuti hanno diritto ad una degna sepoltura”, recitava uno dei cartelloni issati dai familiari dei due marinai che a gruppi hanno bloccato per alcuni minuti il traffico veicolare fuori al varco, controllati a vista da carabinieri in assetto antisommossa. Scene di protesta e agitazione si sono susseguite, fino a quando una delegazione – formata dall’Unci Pesca, dal sindaco di Ercolano (Napoli) Vincenzo Strazzullo, dalla parlamentare del Pd Luisa Bossa, dai due avvocati della famiglia Guida, Zina Scotti e Luciano Noce e dai consiglieri comunali Lino Vitiello, Antonio Ascione e Raffaele Simeone insieme ad Immacolata Ramaglia moglie di Vincenzo Guida e madre di Alfonso accompagnata dal figlio Umberto – e’ stata ricevuta dall’ammiraglio Domenico Picone. A riferire il contenuto dell’incontro e’ stata poi Luisa Bossa, che nei giorni scorsi aveva annunciato la volonta’ di volersi incatenare in Parlamento se non ci fossero stati interventi celeri sulla questione. ”E’ stato preso atto della soldarieta’ di tutti ma – ha riferito Bossa – non c’e’ un obbligo giuridico da parte di nessuna istituzione per il recupero dei corpi ed il problema e’ quindi solo umano. Il prossimo passo, per quanto mi riguarda, e’ andare dal presidente Caldoro e chiedere di fare una ‘moral suasion’ presso l’armatore per unire le forze tutti insieme”. Parlera’ in giornata con Caldoro anche il sindaco Vincenzo Strazzullo che ha detto: ”E’ chiaro che il recupero del relitto e dei due marinai deve essere fatto in tempi brevi. Ma ci sono anche tempi tecnici che devono essere rispettati e invito tutti a mantenere la calma in modo che si possa operare al meglio”. A questo punto la delusione dei familiari ha preso il sopravvento: con voce alta e commossa Immacolata Ramaglia ha letto pubblicamente una lettera indirizzata all’ammiraglio della ‘Ignazio Messina’ (proprietaria della Jolly Grigio, ndr.): ”Voglio un posto dove portare un fiore ai miei cari e dove mio figlio Umberto possa piangere il padre e il fratello visto che mi ha fatto preoccupare piu’ volte per il suo stato d’animo”. Un folto gruppo ha sostato per circa mezz’ora a Porta di Massa, sul ponte di ingresso dei due traghetti diretti alle isole del Golfo, ritardandone la partenza. Protesta cessata solo quando e’ giunta la notizia di un incontro in Procura con i legali e il delegato alla pesca del Collegio nazionale Capitani del compartimento di Napoli, Paolo Pignalosa che al ritorno al Porto ha detto: ”abbiamo visionato le immagini del ‘Giovanni Padre’ sulla base delle quali il tecnico redigera’ un preventivo finalizzato al recupero. Si ipotizza di aprire un conto corrente postale presso un ufficio di Ercolano finalizzato al raggiungimento dell’importo previsto per l’intervento”.

 

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