All’Elicantropo in scena la ‘Stanza di Orlando’

NAPOLI – Il Teatro Elicantropo di Napoli ospiterà, giovedì 31 gennaio 2013 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 3 febbraio) lo spettacolo Stanza di Orlando – viaggio nella testa di Virginia Woolf, scritto e diretto da Carmen Giordano, un’originale performance che coniuga installazione e parola.

 

Come in un bozzolo-opera d’arte, la Woolf, tratteggiata in quest’allestimento dal clan di donne della Compagnia Macelleria Ettore (Carmen Giordano alla scrittura, Maura Pettorruso sulla scena, Maria Paola Di Francesco nell’ideazione e costruzione dell’installazione che si fa drammaturgia), è un essere che ha un’urgenza di amore infinito, un buco incolmabile che la dilania e divora.

 

Ma è, anche, sul precipizio della scelta tra lo scrivere, chiusa nella sua “Stanza di Orlando”, appunto, ovattata dove il mondo là fuori è sì irraggiungibile ma anche indolore, oppure lasciare il dorato mondo asfittico, polveroso e imputridito per possibili lacerazioni ulteriori.

Lo spettacolo è liberamente ispirato al romanzo di Virginia Woolf intitolato Orlando pubblicato per la prima volta nel 1928.

Lo spettacolo nasce sulla base di uno dei più famosi romanzi di Virginia Woolf, “Orlando: A Biography”, pubblicato nel 1928.

Siamo, infatti, nella “Stanza di Orlando”, al cui centro c’è un androgino “lei”. Volto dipinto, sottoveste e movenze da bambola, l’interprete affronta in modo egregio un aspro monologo, all’interno di un’efficace installazione scenografica.

Un bizzarro meccanismo di “gabbia a pedali” che diviene l’unico elemento drammaturgico con il quale l’attrice si relaziona, plasmandolo di volta in volta grazie al movimento del suo corpo. Lunghi elastici spessi e tesi circondano l’attrice, che sembra riuscire a liberarsi pian piano dalla prigionia solo grazie al flusso incisivo delle sue parole.

Qui l’abito è il lasciapassare per il mondo esterno: amore, lavoro, ambiente, persone. L’abito agisce sull’anima e la cambia: si può essere molti, restando se stessa. Forse. In questo gioco di specchi l’immagine si deforma e moltiplica gli io narranti. Ed ecco Virginia Woolf che indaga lo scarto tra maschile e femminile attraverso abiti, vita, sogni, digressioni. Una creazione scenica in bilico tra il maschile e il femminile, un viaggio alla ricerca di un pieno, intero, androgino essere, che accompagna alla scoperta di sé, nelle debolezze e nel fascino dell’altro.

La donna in questione, Virginia Woolf, conduce il pubblico all’esplorazione della sua articolata mente. La scrittrice, considerata una delle maggiori letterate di fine ‘800, ha vissuto una complessa esistenza che, tra le righe, è riuscita a farci conoscere grazie alla sua splendida penna.

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