L’impegno per il Sud continua a restare sulla carta. Nel 2020, primo anno di applicazione di “Quota 34%” per il Mezzogiorno, il vincolo di legge è stato tradito, anzi le cose sono andate addirittura peggio rispetto al 2019. Lo certificano i Conti pubblici territoriali, con una quota di investimenti tra ordinari e straordinari al Mezzogiorno del 30%, in calo di oltre tre punti rispetto al 33,2% del 2019, in aperta violazione della regola del 34% pari alla popolazione residente e riferita ai soli investimenti ordinari, in modo che l’intervento straordinario e in particolare quello europeo sia davvero aggiuntivo. In valore assoluto sono 17,4 miliardi di investimenti nel Mezzogiorno su 57,8 miliardi totali considerando il cosiddetto settore pubblico allargato, cioè gli interventi statali, locali e delle aziende partecipate (Fs, Enel, Rai, Terna e così via). I Conti pubblici territoriali (Cpt) sono uno strumento prezioso per verificare le ricadute economiche delle politiche sui territori, ma hanno il difetto di essere lenti nell’elaborazione perché si basano non su stime ma su analisi di bilancio di migliaia di soggetti pubblici. Nel 2020 la spesa complessiva analizzata, quindi non solo quella per investimenti, ammonta alla cifra astronomica di 1.202,4 miliardi di euro. In media sono 18.610 euro per italiano e già la semplice verifica della spesa media nel Centronord e nel Mezzogiorno evidenzia una differenza forte. Lo Stato infatti ha speso in tutte le sue articolazioni 20.088 euro per ogni residente del Centronord e 15.703 euro per ciascun residente nelle otto regioni del Sud. Se la spesa fosse del tutto equivalente, il Mezzogiorno avrebbe ricevuto 58 miliardi di euro in più. In tale peculiare classifica, peraltro, le differenze territoriali sono marcate, con la Valle d’Aosta che ha il primato della spesa procapite, a un livello dell’89% superiore a quello dei residenti nella regione ultima in graduatoria, la Campania. Esercizi teorici, se si vuole, ma che mostrano le ragioni di fondo dei divari nei servizi. La Repubblica italiana, insomma, invece di operare per «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana», ne aggiunge di ulteriori. Un esempio evidente, che emerge sempre dalle analisi dei Cpt, riguarda la sanità cioè un comparto per il quale tutti i cittadini dovrebbero avere uguale valore. Ebbene: i Conti pubblici territoriali certificano una spesa procapite nel 2020 (a prezzi 2015, per consentire i confronti storici) di 1.916 euro come media nazionale ma si va da un massimo di 2.337 euro in Emilia Romagna e un minimo di 1.654 euro in Campania. Cioè il sistema sanitario pubblico e convenzionato in Emilia Romagna riceve un flusso di risorse di oltre il 40% superiore a quello della Campania. E divari ancora più forti si registrano per un settore delicato per il sistema produttivo, quello delle cosiddette “reti infrastrutturali”, cioè quelle energetiche, informatiche, delle telecomunicazioni. Un comparto che pesa quasi quanto la sanità e cioè 1.582 euro procapite (sempre rilevazione 2020 con prezzi 2015). In tale caso il massimo procapite si registra nella Provincia autonoma di Trento con 3.660 euro e il minimo in Campania con 781 euro ovvero la metà del livello medio nazionale e meno di un quarto del massimo territoriale. Il quadro non cambia se si guarda con la lente il principale settore della spesa pubblica italiana e cioè quello che comprende le politiche sociali e l’assistenza. Per pensioni da lavoro e sociali, cassa integrazione, sostegni alla famiglia, case di riposo e politiche per la povertà come il reddito di cittadinanza si sono spesi in media 7.093 euro per italiano. Il territorio dove l’incidenza procapite di tali voci è più alto è il Lazio con 8.692 euro mentre quello che assorbe l’importo procapite più basso è ancora una volta la Campania con 5.175 euro. Chi accusa la Campania di essere terra che vive di assistenza non ha letto le statistiche ufficiali e certificate dei Conti pubblici territoriali.

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