Aversa: la caccia alle streghe di Turco, giornalisti liberi e giornalisti organici. Mentre la città è stremata

di Mario De Michele
Purtroppo ci risiamo. Ancora una volta, come avviene spesso in una fetta della maggioranza, si confonde il giornalismo con la politica. Evidentemente perché in giro per Aversa di politica se ne intravede poco o nulla. E forse perché si va d’amore e d’accordo soltanto con i giornalistici amici, ovvero organici, per dirla con Gramsci, a una parte del team di governo. A cadere nel solito clamoroso errore stavolta è Federica Turco. Dal capogruppo di Noi Aversani ci saremmo auspicati un approccio differente. La consideriamo persona capace ed esperta. Eppure anche lei è stata colta dalla sindrome dell’amichettismo, una grave patologia che offusca la vista e non consente di comprendere che le critiche degli organi di informazione, quando sono liberi e indipendenti, non hanno una matrice politica, tantomeno sono condizionate da questo o quell’amministratore.

Federica Turco

LA BAMBINESCA CULTURA DEL SOSPETTO
Consigliamo alla leader dei sagliocchiani di soffermarsi sul merito delle questioni, di analizzare i fatti e i misfatti, di evitare dispersive perdite di tempo in una perenne e ridicola caccia alle streghe. E infine di riversare gli sforzi sulla risoluzione dei problemi della città. Che sono numerosi e urgenti. E soprattutto sotto gli occhi di tutti gli aversani, circa 50mila abitanti stando all’ultimo censimento. Invece di infiacchirsi con astruse congetture complottistiche, meno realistiche di chi è convinto che la Terra sia piatta, sarebbe molto più utile impegnarsi per la collettività. Al posto di ipotizzare fantomatiche “regie occulte” sarebbe il momento di dare risposte concrete, alias visibili e palpabili, non soltanto propagandistiche e proclamatrici, alle legittime istanze provenienti dal territorio.

Franco Matacena

I CITTADINI: “IL SINDACO NON È ARTE SUA”
Prima di puntare l’indice contro gli altri o di rintanarsi nel porto sicuro e sempre in voga dello scaricabarile sarebbe ora di rimboccarsi le maniche perché nei primi due anni di gestione amministrativa di risultati raggiunti se ne contano pochi. Sarebbe uno spreco utilizzare le dita di una mano. Basta un giretto tra le strade di Aversa per averne conferma. “Franco Matacena è una persona perbene, ma come sindaco non è arte sua”, è il must più popolare in città. “Ha fallito”, sostengono altri. Soltanto qualcuno di buon cuore aggiunge l’avverbio di tempo “finora”. Non esistono complotti, mano che mai “regie occulte”. È tutto alla luce del sole. Però bisogna usciere dall’ombra del Palazzo per poterne scorgere qualche raggio. Non è colpa dei “giornalisti non amici”. Semmai vivono su Marte quei “giornalisti filogovernativi” che producono balle a quantità industriale per raccontare la favoletta di “Aversa paese delle meraviglie”, spingendosi a dire che “gli asini volano”, senza notare quelli che camminano e che sono seduti nelle istituzioni.

L’aula consiliare di Aversa

IL RAGIONATORE E IL RAGIONAMENTO
Ci permettiamo di suggerire a Federica Turco di portarsi sotto l’ombrellone qualche testo di Paul Valéry. Comprenderebbe, lei che è molto intelligente, quanto sia deleterio “attaccare il ragionatore quando non si può attaccare il ragionamento”. Sarebbe refrigerante per la mente un bagno nella logica classica che demolisce la “fallacia ad hominem”: quel filone filosofico che invece di confutare la tesi scredita l’interlocutore per squalificare l’argomentazione. Se avesse letto Valery la capogruppo di Noi Aversani non sarebbe scivolata rovinosamente sulla polemica scoppiata durante e dopo l’ultima seduta della commissione Bilancio con all’ordine del giorno il regolamento del bilancio partecipato.

Gilberto Privitera

IL FLIRT POLITICO CON PRIVITERA
Lasciando ai margini il ragionamento, ovvero il cuore della questione, cioè la secca bocciatura delle proposte della maggioranza da parte del consigliere di opposizione Gilberto Privitera (clicca qui), con il quale “flirta” da molto tempo per favorire il suo ingresso nel roster di Matacena, e aggirando con superficialità le pesanti critiche di Adele Ferrara, presidente della commissione Bilancio, all’indirizzo della coalizione di governo (clicca qui), Turco se l’è presa con il ragionatore di turno, ovvero il “giornalista non organico” che ha riportato il fedele resoconto della seduta dello scorso 17 luglio.Un resoconto ripreso “paro paro”, come dicono a Roma, dal verbale redatto dal segretario verbalizzante della commissione.

Federica Turco e Adele Ferrara

IL SOCCORSO POSTICCIO DI CACCAVALE
Invece di registrare l’insuccesso politico del suo tentativo di mediazione, la numero uno dei sagliocchiani, in una nota che ci ha inviato e che riportiamo integralmente in basso, utilizza espressioni categoriche come “paradosso” e sostiene “ex cathedra” che “è un modo di fare politica che non mi appartiene”. A Turco non è andata giù la nostra definizione a lei riferita: “esce con le ossa rotte”. È comprensibile, per carità. Ma cosa avremmo dovuto scrivere dopo l’altolà di Privitera e il j’accuse di Ferrara? Neppure il più prolifico autore di romanzi fantasy avrebbe descritto Turco come vincitrice. Soltanto i “giornalisti amici” avrebbe falsato la realtà. Non solo. Farsi spalleggiare dall’assessore al Bilancio Elvira Caccavale, che contestualmente ha inviato un comunicato per allinearsi al capogruppo di Noi Aversani (anch’esso pubblicato integralmente in basso) non è un elemento di forza, ma di estrema debolezza. Appare chiaro che la nota sia stata concordata, ergo posticcia.

Mancato accordo sul regolamento

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLE BOZZE
Ma nemmeno con l’intervento di tutti gli dei dell’Olimpio sarebbe possibile smontare il nostro ragionamento sulle due bozze alternative presentate in commissione dall’assessore al ramo e dalla Turco. Non si tratta di un argomento di secondo piano. Il bilancio partecipato è una delle priorità di Matacena. Sulle questioni importanti la maggioranza ha il dovere di trovare una sintesi in sede politica e successivamente avanzare una proposta unitaria da portare al vaglio delle commissioni, in questo caso di quella Bilancio. Da Milano a Canicattì funziona così. Se questo è un modo di fare politica che non appartiene” al leader dei sagliocchiani è un problema suo. Se lo risolve bene, se non lo risolve poco male.

Libertà di stampa e pseudo-politica

POLITICI O POLITICANTI? QUESTO È IL PROBLEMA
Il vero problema al quale dovrebbe venire a capo Turco sono gli attacchi sferzanti rivolti via social alla maggioranza dalla sua alleata Ferrara. Spostare il tiro sui giornalisti “non allineati” è scorretto e infruttuoso, oltre che ridicolo. Le divergenze interne restano e si sedimentano, non a causa degli articoli di Italia Notizie, ma per estrema carenza politica, ovvero di un progetto amministrativo condiviso e di una visione complessiva della città. Turco e Matacena liquidano questo punto in modo populistico: “È politica politicante”. È vero il contrario: quando non esiste la politica si lascia spazio ai politicanti. Senza elaborazione politica ci si rifugia nel politicismo complottista e nel tatticismo impolitico. Conclusione? È tutta colpa dell’uomo nero, dell’immaginario “regista occulto” di turno che rema contro la maggioranza. Risultato? Una gestione amministrativa disastrosa. Almeno finora. Chiedere ai cittadini.

 

LA NOTA DI FEDERICA TURCO

Siamo arrivati al paradosso. Chi studia gli atti, li approfondisce, propone modifiche migliorative e lavora per costruire un regolamento più completo viene descritto come chi “esce con le ossa rotte”. Chi, invece, si presenta in Commissione dichiarando di non aver letto neppure una pagina e propone di rinviare la discussione viene raccontato come il vincitore. È un modo di fare politica che non mi appartiene. Ai sensi del Regolamento comunale, le Commissioni consiliari hanno un ruolo consultivo e istruttorio. La Commissione è stata convocata per discutere una proposta presentata dall’Assessore e, per rispetto dell’istituzione e del mandato ricevuto dai cittadini, ho ritenuto doveroso studiare gli atti e contribuire concretamente al loro miglioramento.

Quando è stato proposto il rinvio della discussione, ho sostenuto la necessità di procedere comunque, per non vanificare il lavoro già svolto e non rallentare inutilmente l’approvazione di uno strumento importante per la città. Il Bilancio Partecipato è uno strumento di democrazia partecipativa che consente ai cittadini di contribuire concretamente all’individuazione delle priorità e dei progetti da finanziare attraverso una quota delle risorse comunali. Si tratta di una buona pratica già adottata con risultati positivi in numerosi Comuni italiani e rappresenta un’opportunità concreta per rafforzare il rapporto tra istituzioni e cittadini.

Nel corso della Commissione, oltre alla proposta originariamente presentata dall’Assessore, ho ritenuto opportuno integrare il testo disciplinando in modo puntuale tutte le fasi del procedimento: dalla pubblicazione dell’avviso pubblico alla presentazione delle proposte, dalla verifica di ammissibilità e della fattibilità tecnica ed economico-finanziaria fino alla consultazione pubblica e all’inserimento dei progetti selezionati nella programmazione dell’Ente. Ho inoltre proposto che le idee progettuali possano essere presentate non soltanto dalle associazioni, ma da tutti i cittadini che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età, affinché anche i più giovani possano contribuire attivamente con idee e proposte per la crescita della nostra città. L’obiettivo è costruire un percorso trasparente, ordinato e realmente aperto, nel quale ogni proposta venga valutata secondo criteri oggettivi e ogni cittadino possa partecipare in maniera consapevole.

Nel corso della discussione, il consigliere Privitera ha espresso la propria contrarietà al regolamento, sostenendo che le decisioni debbano essere assunte esclusivamente dalla Giunta, senza il coinvolgimento diretto dei cittadini. La mia visione è diversa. Credo nel principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 118 della Costituzione, secondo cui le istituzioni devono favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini nello svolgimento di attività di interesse generale. Coinvolgere la comunità non significa rinunciare alle responsabilità della politica o degli organi di governo, ma renderle più forti attraverso il confronto, la partecipazione e la condivisione delle scelte. Una democrazia partecipata non indebolisce le istituzioni: le rende più vicine ai cittadini e più capaci di rispondere ai bisogni reali del territorio. Gli attacchi personali e le ricostruzioni strumentali non cambiano la realtà dei fatti. I fatti dicono che c’è chi studia, lavora e porta contributi concreti ai provvedimenti, e chi preferisce limitarsi alla polemica. Io continuerò a scegliere la strada del merito, del lavoro e della responsabilità istituzionale. Proprio perché credo nella trasparenza e nel rispetto dei cittadini, proporrò che le sedute delle Commissioni consiliari siano trasmesse in diretta streaming. Così saranno i cittadini, e non le ricostruzioni di parte o i post sui social, a vedere chi realmente opera per dare un contributo e chi, invece, sceglie di non farlo.

LA NOTA DI ELVIRA CACCAVALE

Condivido pienamente le riflessioni della consigliera Federica Turco, che ha interpretato nel modo migliore il ruolo di componente della Commissione: studiare gli atti, approfondirli, proporre modifiche e contribuire concretamente al miglioramento dei provvedimenti. È esattamente questo lo spirito con cui ho portato all’attenzione della Commissione il regolamento sul Bilancio Partecipato: un testo volutamente aperto al confronto, un punto di partenza sul quale costruire insieme uno strumento utile alla città, nel pieno rispetto dei vincoli imposti dal Piano di Riequilibrio e della normativa vigente.

Con rammarico, invece, ho assistito a un dibattito che troppo spesso ha lasciato spazio a critiche sterili e a posizioni pregiudiziali, senza che a esse corrispondessero proposte concretamente praticabili o giuridicamente sostenibili. Criticare è sempre legittimo; molto meno lo è farlo senza dimostrare come si possa fare meglio. Dispiace, inoltre, constatare come i lavori della Commissione non siano stati gestiti con quello spirito costruttivo che i cittadini si aspettano. Le Commissioni consiliari rappresentano il luogo dell’istruttoria e dell’approfondimento, non della contrapposizione fine a sé stessa. Ed è ancora più singolare assistere a simili atteggiamenti in una Commissione che, negli ultimi due anni, non ha prodotto alcun risultato significativo.

Da Assessore continuerò a portare regolamenti, proposte e atti amministrativi da discutere e migliorare insieme, come ho già fatto aggiornando il Regolamento Generale delle Entrate, fermo al 2012, e il Regolamento TARI, adeguandoli alla normativa vigente. È questo il contributo che ritengo di dover offrire alla città. Ringrazio la consigliera Federica Turco per il lavoro svolto e per il senso delle istituzioni dimostrato. Aversa ha bisogno di amministratori che studiano, lavorano e costruiscono soluzioni, non di polemiche che finiscono sui social e non producono alcun beneficio per la comunità.

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