Aversa, riparte il dialogo nella maggioranza ma il tempo degli accrocchi è finito

di Mario De Michele
Senza scadenze perentorie una settimana può durare un’eternità. Quando invece ci sono date fatidiche da rispettare scivola via come un bob in discesa libera sulla neve. In pochi attimi. Per Franco Matacena e la maggioranza il tempo corre veloce. È ormai alle porte il 5 novembre, ultimo giorno a disposizione del sindaco per ritirare le dimissioni presentate il 16 ottobre. Il countdown è già iniziato. Dallo strappo a oggi non ci sono stati incontri ufficiali tra la fascia tricolore e gli alleati. Si sono però mosse le diplomazie. Quelle serie, in grado di riallacciare i fili di una coalizione da tempo litigiosa e irrequieta. Sono stati fermati ai box pontieri improvvisati come Nicola De Chiara. Le manovre dell’assessore per ribaltare gli assetti consiliari sono abortite sul nascere. Nessun esponente dell’opposizione gli ha dato credito. E non poteva essere diversamente.

Nicola De Chiara

Messo a sedere l’esondante De Chiara, in campo è scesa Federica Turco. Tutt’altra stoffa. Ben altre capacità. Nelle ultime ore la capogruppo di Noi Aversani ha avviato un’interlocuzione con le forze di maggioranza. Una delicata moral suasion per ricucire lo strappo. A partire dall’area centrista composta da Aversa Moderata e dai consiglieri Raffaele De Gaetano, Ivan Giglio e Antonio Mottola. Sul piano numerico la confederazione dei moderati è il fulcro della coalizione. Senza un’intesa con Giovanni Innocenti e compagni si riducono al minimo, più probabilmente a zero, le chance di ritrovare il bandolo del dialogo. Ma il cammino è comunque disseminato di mine per i numerosi malpancisti della maggioranza. Siglare un accordo al ribasso non sarebbe utile a nessuno. Meno che mai alla città. Tra uno o due mesi ricomincerebbe la trafila delle polemiche. Un déjà-vu politico che Aversa non può più permettersi. Un compromesso di facciata sarebbe soltanto un inutile maquillage dello status quo.

Oltre all’intesa con i centristi è necessario un patto di legislatura in grado di rimettere attorno a un tavolo gli attori che hanno portato Matacena alla vittoria alle comunali. Fatta eccezione per Alfonso Oliva e Massimo Virgilio, ovviamente. Dopo la cacciata dalla giunta l’ex vicesindaco ha avviato una violenta campagna social contro il primo cittadino. Dopo un breve periodo trascorso con un piede in due scarpe Virgilio, fido seguace di Oliva, è venuto allo scoperto e si è scagliato contro Matacena. Per entrambi fine della corsa. Ça va sans dire, nessuna possibilità di rientrare nel perimetro della maggioranza.

Luigi Dello Vicario

Discorso diametralmente opposto per Forza Azzurra. Il gruppo di Dello Vicario junior non ha mai digerito l’intesa sulla prima giunta varata da Matacena. E lo ha detto pubblicamente con toni forse eccessivi. Non ha risolto i problemi la delega all’Asi assegnata a Ciccio Di Virgilio. Anzi, li ha acuiti. Quasi certamente se fosse andata a De Gaetano Matacena non sarebbe mai arrivato al punto di doversi dimettere. Con i se e con i ma non si fa la storia. Non si ritrovano neppure gli equilibri indispensabili per assicurare stabilità e governabilità. Oggi è il tempo delle decisini hic et nunc. Non delle schermaglie di retrobottega. Né dei veti incrociati che hanno trasformato la coalizione in un campo minato.

Federica Turco

Turco lo ha capito. E si è messa in moto. Tra gli incontri tenuti dalla leader dei sagliocchiani ci sarebbe quello con il presidente dell’assise Innocenti. A quanto pare avrebbe partecipato anche il vicesindaco Francesco Di Palma di Immagina Aversa. Voci di corridoio riferiscono che il numero uno di Aversa Moderata, punto di riferimento dell’area centrista, non avrebbe alzato pregiudizialmente le barricate. Nessun niet preventivo. Ma neppure un via libera in bianco. Nel contempo però ha ribadito la posizione del gruppo moderato già limpidamente espressa nel documento successivo alle dimissioni di Matacena.

Giovanni Innocenti

Per i centristi serve un patto politico-amministrativo complessivo su quattro o cinque obiettivi strategici da raggiungere negli ultimi due anni e mezzo di mandato, tra cui Aversa Capitale della Cultura e il Piano urbanistico comunale. Ma non sono più disponibili a ingoiare decisioni strategiche prese in solitaria e a continuare a svolgere il ruolo di “ratificatori” su provvedimenti cruciali per il territorio. Inoltre rivendicano la stessa agibilità politica concessa ad altre componenti. In altre parole, basta diktat e decisioni calate dall’alto. Serve una vera cabina di regia politica. Non un consiglio di amministrazione chiamato ad approvare decisioni già confezionate.

Franco Matacena

Come trovare il punto di caduta? Beh, la strada più agevole sarebbe quella di ripartire dalla configurazione uscita dalle urne tenendo naturalmente presente il nuovo quadro consiliare. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Il timone è in mano a Matacena. È lui che si è dimesso. Spetta a lui trovare, se ci sono le condizioni, la quadratura del cerchio. E soprattutto evitare che la trattativa si trasformi nell’ennesimo mercato delle poltrone. La sua sortita su un quotidiano provinciale non è stata la più felice: “Dopo tre sindaci mandati a casa dai consiglieri sarò io come sindaco a mandare a casa i consiglieri”, ha dichiarato al Mattino. Sarebbe servita maggiore cautela. Soprattutto più senso delle istituzioni. Matacena non manderebbe a casa i consiglieri. Aprirebbe per la città una lunga stagione di commissariamento. Dai sei agli otto mesi. Un epilogo che avrebbe ben poco del colpo di teatro e molto della resa politica. Altro che coup de théâtre. Sarebbe una débâcle collettiva.

L’aula consiliare di Aversa

Per carità, se l’eventuale intesa nella maggioranza dovesse cambiare tutto per non cambiare nulla – il più classico dei paradossi gattopardeschi – meglio i commissari prefettizi che un’amministrazione intrappolata nelle sabbie mobili di una guerra permanente al suo interno. Ma una classe dirigente seria e responsabile ha il dovere di tentarle tutte prima di gettare la spugna. Non per una questione di mera sopravvivenza politica, ma per un elementare principio di responsabilità istituzionale. E qui si arriva al crocevia decisivo: esiste una classe dirigente seria e responsabile? Resta soltanto una settimana per dimostrarlo. Il tempo degli alibi è scaduto. Quello delle scelte sta per finire.

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