di Tanya Brancaccio

“Caro direttore, mi presento. Sono Brancaccio, figlia di Angelo Brancaccio, ma sicuramente qualcosa saprà e conoscerà della storia politica e non di mio padre. Le scrivo per dirle grazie, per l’articolo che lei ha scritto intitolato “Lotta ai clan, basta con i parolai dell’anticamorra”,

in riferimento, tra l’altro, a Giorgio Magliocca, nel quale chiede all’on. Picierno di chiedere scusa. Ora riguardo all’attività della nostra giovane parlamentare io dico sempre chapeau perché tutto sommato è una ragazza che ci mette la faccia e fa qualcosa, o ci prova per cui non entro nel merito. Le scrivo però queste frasi che lei ha riportato nell’articolo: “…chiedere scusa a Magliocca, oppure il coraggio di accusare il giudice che lo ha assolto di essere in qualche modo vicino alla criminalità. Ecco, è questo che non condivido: stare sempre dalla parte della presunta ragione – i pubblici ministeri – criminalizzando amministratori e politici soltanto se chiacchierati. Se ci dovessimo basare sul chiacchiericcio mediatico e pseudo-politico… Io credo invece che si debbano giudicare le persone, politici e non, sulla scorta di quello che hanno realmente fatto e non sulla base di accuse non ancora dimostrate con riscontri oggettivi. Criminalizzare tutto e tutti contribuisce solo a spingere le persone oneste e perbene a starsene a casa, lasciando il campo libero ai disonesti e alla mezze calzette. Non mi piacciono i professionisti dell’antimafia, i parolai dell’anticamorra. Sto dalla parte delle associazioni e dei tanti cittadini che con il loro agire quotidiano lottano per sconfiggere le cosche e per far rinascere territori difficili come Scampia”. Questo passaggio mi ha commosso, perché finalmente è stata alzata una voce fuori dal coro della stampa che dice, CHIEDETE SCUSA LADDODVE ACCUSATE SENZA PROVE, ACCUSATE I GIUDICI QUALCHE VOLTA. BASTA AL CHIACCHIERICCIO POLITICO DA BAR E IL PUNTARE L’INDICE, CONOSCETE LE PERSONE E GIUDICATELE PER LA POLITICA, AD ALTRO CI PENSERA’ LA LEGGE. Quello che dico da anni e per il quale nel mio piccolo ci sto mettendo la faccia, per riscattare un uomo, la mia famiglia, me stessa. Perchè l’8 maggio 2007 nessun giornale, NESSUNO, esitò a sbattere mio padre, un uomo con una carriera politica lunga e forte alle spalle, un consigliere regionale primo eletto, su lenzuola fatte di carta, scrivendo le cose più schifose e orrende di questo mondo. Senza pensare a me, mia madre, mia sorella di appena 14 anni a casa che soffrivamo un dolore immenso e subivamo un trauma che oggi mi ha portato GRAVI conseguenze ,fisiche soprattutto a me e tutta la mia famiglia. Ma NESSUN GIORNALE, NESSUNO, dice che magari sono caduti quasi tutti i capi di imputazioni, che è un processo senza prove perché la cassazione ha reso inutilizzabili le intercettazione e che a distanza di 5 anni ancora deve nemmeno cominciare il processo. EPPURE TUTTI I GIORNALI ricordano SOLO L’8 MAGGIO 2007, RIAPRENDO OGNI SANTISISMO GIORNO UNA FERITA SANGUINANTE come quella che resterà a Giorgio con la differenza che lui ora è LIBERO di ricominciare, noi NO. Quel giorno arriverà anche per noi e con che coraggio potrò riguardare in faccia tutti quelli che per anni hanno sguazzato su un dolore? Con che coraggio riavrò fiducia nei giudici, nelle istituzioni che non hanno tutelato anzi ma hanno condannato prima di un giudizio. La fede e la speranza che le cose STRAORDINARIE ancora accadono mi portano oggi a essere serena e guardare mio padre ogni giorno con occhi innamorati consapevole che passerà , ma con questo voglio dirle di nuovo grazie perché con quell’articolo ha dato voce a noi tutte famiglie di persone coinvolte in montagne che partoriscono topolini e che purtroppo oggi siamo in silenzio in attesa di giudizi definitivi che ci tolgano onta umiliazione e mortificazione e ci ridiano dignità. I figli di Giorgio Magliocca, come me, e come i figli di tanti, anche dei peggiori delinquenti del casertano, sono figli come tutti e le posso garantire che quelle luci di quelle sirene alle 4 del mattino, quelle scene, il rumore delle chiavi che girano in un carcere nell’attesa spasmodica di ore ed ore per vedere un genitore arrivare senza nemmeno poterlo toccare, sono cose che MAI andranno via nella mente e che nessuno ci ridarà mai indietro, né i soldi, né la carriera, nè un giudizio. Grazie direttore. Con stima, Tanya Brancaccio

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