di Mario De Michele
Al netto della gravità delle imputazioni, pone due questioni la conferma in Appello della condanna a carico di Enzo Guida, con la pena ridotta da 2 anni a un anno e 7 mesi e la riqualificazione del reato da stalking in maltrattamenti in famiglia ai danni dell’ex moglie Tina Bove. Il sindaco di Cesa è stato condannato anche per lesioni personali e diffamazione. La prima questione è di ordine mediatico-propagandistico e per così dire di stile: in occasione di un altro procedimento in cui era coinvolto Guida, sempre per reati ai danni dell’allora consorte, appena uscita la sentenza di assoluzione, il primo cittadino lo comunicò all’universo mondo tramite Fb con tanto di bottiglia di champagne in bella vista.

Stavolta, nonostante la sentenza di condanna della Corte di Appello di Napoli sia stata emessa lo scorso 7 luglio, ben 5 giorni fa, la fascia tricolore non ne ha fatto menzione. Silenzio assoluto. Una strategia mediatica consolidata: se si tratta di buone notizie Guida non perde neppure un secondo per diffonderle tramite i social. Quando invece la fortuna gli volta le spalle la fascia tricolore si trincera dietro il massimo riserbo. Ed ecco che la sua rubrica “Vita a sindaco” non è altro che una incessante autocelebrazione del Guida amministratore e politico e del Guida uomo, in perfetto stile “pensiero unico”, quello delle “sole cose belle”, riversando quelle brutte sul nemico di turno puntualmente inventato a seconda delle esigenze per scaricare le colpe sugli altri.

Ma additare come nemici i giudici di Appello sarebbe troppo anche per uno come il sindaco di Cesa che in questo campo è insuperabile. E quindi Guida ha scelto il silenzio nella speranza che la burrasca della condanna in secondo grado passi quanto prima provocando meno danni possibili. Finora i giornalisti suoi soci d’affari, quelli che avrebbero dovuto moderare il confronto con il candidato sindaco Giuseppe Fiorillo, non hanno scritto una parola sulla sentenza. Per la serie: “C’era una volta la libertà di stampa”. A differenza di Guida l’ex moglie Bove non ha brindato per la conferma della condanna. Ci sono i figli da salvaguardare che già vivono la difficile situazione della separazione dei loro genitori. Chiunque capirebbe che i brindisi, soprattutto quelli social, sono decisamente fuori luogo. Ma non tutti sono uguali. Non tutti posseggono la sensibilità necessaria per tutelare la prole, l’anello debole della lunga catena giudiziaria.

La seconda questione che pone sul tavolo la condanna dei giudici di secondo grado è prettamente di natura politica. Guida è un sindaco del partito democratico. E i dem sono impegnati, con in prima linea la segretaria Elly Schlein, nella battaglia contro qualsiasi forma di violenza sulle donne. Per la leader dei democratici si tratta di un punto prioritario dell’azione politica del Pd. Schlein e il gruppo dirigente nazionale hanno sempre sostenuto che la politica deve intervenire prima della magistratura. Molti esponenti dem, anche quelli più illustri vengono sospesi dal partito già soltanto per un avviso di garanzia o per un rinvio a giudizio. Guida è stata condannato sia dal Tribunale Napoli Nord che dalla Corte d’Appello di Napoli per reati gravissimi, come maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e diffamazione. Per giunta ai danni di una donna. La doppia morale sarebbe una contraddizione indigesta. Il doppiopesismo lederebbe fortemente l’immagine del partito.
In politica la coerenza è l’elemento essenziale per la credibilità di un partito. Guida quasi certamente non si dimetterà da sindaco. Non ci ha mai pensato in passato ed è improbabile, nonostante la condanna bis, che ci stia pensando adesso. Spetta agli organi preposti del Pd fare la loro parte, ovvero mettere in sicurezza la linea politica dei democratici su una tematica attualissima e pregnante per Schlein e company. “Gli uomini e le donne passano, il partito democratico resta”, è il concetto-cardine ripetuto come un mantra dalla nascita del Pd. In politica alle parole devono seguire i fatti, le scelte, le decisioni, i provvedimenti e i comportamenti. Altrimenti le parole si trasformano in slogan vuoti. E le battaglie politiche si riducono a una stomachevole propaganda. Già la foto di gruppo con Schlein assieme a Guida e altri amministratori dell’agro aversano, scattata il 4 giugno 2025 a Montecitorio, non è un’immagine di cui andare fieri (foto in basso). Perseverare nel far finta di niente sarebbe diabolico. E avrebbe un impatto destante per il Pd.
ELLY SCHLEIN CON ENZO GUIDA







