Orta di Atella, se non si volta pagina si torna al passato buio degli anni del cemento e delle tangenti

di Mario De Michele
Circa 12 anni fa l’uscita di scena di Angelo Brancaccio, arrestato ancora una volta, fu salutata come una liberazione dalla stragrande maggioranza dei cittadini di Orta di Atella, sicuramente da tutti quelli onesti e perbene. Anche il mondo politico locale tirò un sospiro di sollievo. Era calato il sipario su quasi un trentennio di dominio assoluto in buona parte fondato sul reddito minimo di inserimento, concesso anche ai benestanti per allagare il bacino clientelare, e sul sacco edilizio, costellato da interminabili colate di cemento e fiumi di tangenti. Ovviamente molti soldi girarono anche attorno agli appalti, in particolare a quello del servizio di igiene urbana con la nascita della Gmc della famiglia Orsi. Ammontava alla modica cifra di 330mila euro una delle mazzette intascate dall’allora sindaco Brancaccio nell’affare rifiuti. I quattrini furono depositati su un conto cifrato di una banca di Lugano. In seguito a una transazione con le autorità svizzere Brancaccio si mise nel portafogli buona parte di quella somma.

Angelo Brancaccio

PATTO CON LA CAMORRA E SOLDI A PALATE
Poi ci fu l’inchiesta della Dda di Napoli sul boom edilizio che scoperchiò il vaso di Pandora. La costruzione in pochi anni di “Orta 2”, di fatto un’altra città con molte zone nate senza neppure l’urbanizzazione primaria e tuttora nel degrado, si fondava su un patto tra Brancaccio e la camorra, nello specifico con il gruppo Schiavone dei Casalesi e con il clan Mallardo di Giugliano. L’allora fascia tricolore si sedeva al tavolo dei boss per stabilire la sua fetta di tangenti su appalti e lavori. Nella sentenza di condanna per associazione mafiosa Brancaccio viene dipinto dai giudici come “il padrone di Orta di Atella”. Ed è la definizione più confacente al “modus operandi” dell’allora fascia tricolore. Lo stesso Brancaccio dichiara ai magistrati che negli anni del cemento operava una “cupola politico-affaristica”, al cui vertice ovviamente c’era lui. Ai pm della Dda spiega nei dettagli come e chi intascava tangenti e come e chi faceva parte della “cupola” con una lunga fila di nomi e cognomi. Gli urbanisti che si sono occupati del Puc di Orta di Atella, poi revocato dai commissari prefettizi, hanno quantificato in un miliardo di euro i soldi in circolazione durante il sacco edilizio. È tutto nei faldoni della dell’antimafia napoletana e negli atti processuali.

Antonino Santillo

AMMINISTRAZIONI A TEMPO DETERMINATO
Ma torniamo a quella che fu percepita come una liberazione, ovvero all’arresto di Brancaccio. Sembrò la fine di una lunga stagione condita da intrallazzi, mazzette e illegalità. Ma soprattutto apparve chiaro che si sarebbe aperta una fase nuova. In realtà l’ombra di Brancaccio era ancora molto presente nella vita politica locale. Non a caso per un motivo o per un altro, quasi sempre collegabile a lui, le amministrazioni comunali successive al suo domino trentennale non hanno mai completato il mandato. Dopo l’uscita dal carcere il ruolo di Brancaccio nella scena politica è via via ritornato centrale. È lui che ha dato la benedizione alla candidatura unica di Antonino Santillo, proposta da Marcello De Rosa e avallata da Andrea Villano, alle comunali del 2023. Ed è lui che ora ha deciso che il sindaco in carica è giunto al capolinea. Anche le pietre sanno che il gruppo-lista Coraggio, oggi denominato Orta Prospettiva Futura, è figlio di Brancaccio. Che naturalmente si comporta da capofamiglia dettando la linea.

Giuseppe Massaro

IL SOLITO METODO DISTRUTTIVO
Nell’arco di appena 2 anni la maggioranza consiliare unica, composta da 16 consiglieri su 16, si è sgretolata come un castello di carta. I primi a uscire dalla coalizione di Santillo sono stati gli esponenti di Fare Democratico per Orta Verde. Poi Brancaccio ha dato il via libera all’offensiva contro Orta al Centro, cacciata dalla maggioranza. Poco dopo ha silurato Svolta Civica. E infine ha dichiarato guerra al presidente del consiglio Giuseppe Massaro e al suo ex fedelissimo Salvatore Del Prete, divenuto negli anni il suo più acerrimo nemico. Risultato? Santillo non ha più i numeri per andare avanti e nei primi tre anni di mandato si è dimesso 2 volte ed ha dovuto fronteggiare una decina di crisi politiche. Il fallimento amministrativo dipende anche dalle continue fibrillazioni interne. Nel ridicolo tentativo di coprire il suo ennesimo disastro politico Brancaccio, che a 66 anni è arrugginito e non più al passo coi tempi, si sta ponendo come un marziano sbarcato da poche ore ad Orta di Atella. Cerca in modo goffo e surreale di tirarsi fuori dalla mischia come se con l’attuale amministrazione non avesse mai avuto a che fare. Arriva addirittura a porsi come il nuovo che avanza in vista delle prossime comunali. Siamo ben oltre la fantapolitica.

Il municipio di Orta di Atella

CHI NON VOLTA PAGINA È COMPLICE
Ma è proprio da questo crocevia che passa il futuro di Orta di Atella. Finché ci saranno soggetti e movimenti politici disposti pur di vincere a stringere il patto col diavolo l’irresistibile voglia di tornare al passato, e quindi di agire come nel decennio del cemento, la politica locale non volterà mai veramente pagina. Nonostante le tante contraddizioni l’area di centrosinistra lo ha capito da molto tempo. Nell’ambito del centrodestra invece permangono ambiguità e resistenze. Sembra incredibile ma non è ancora maturata la consapevolezza che un’eventuale alleanza con Brancaccio non conduce da nessuna parte se non al ritorno agli anni bui. C’è un unico modo per andare d’accordo con Brancaccio: consentirgli di fare “il padrone della città”. Chi finge di non averlo capito è chiaramente in malafede. E quindi è complice. Non sono ammesse altre lacrime di coccodrillo. L’unica salvezza di Orta di Atella è liberarsi definitivamente degli uomini passato, artefici di una devastazione sociale, culturale e ambientale che è tuttora sotto gli occhi di tutti.

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