
di Mario De Michele
È un film già visto. La trama sempre la stessa: insinuare il dubbio, alimentare il sospetto. L’obiettivo è screditare e delegittimare. Suo malgrado, il protagonista è Marcello De Rosa. Dalla sua discesa in campo del 2014, quando fu eletto per la prima volta sindaco di Casapesenna, l’attuale presidente regionale di Noi di Centro è stato bersagliato dal cerchio tragico dei professionisti dell’antimafia. Da quelli che, autoassegnandosi chissà perché una presunta primazia morale, si arrogano il diritto di dispensare patenti di legalità e di buona condotta. Un martellamento costante, a fasi alterne, con offensive sul piano personale e attacchi politico-amministrativi lanciati proprio da coloro i quali sono gli ultimi a potersi consentire di salire in cattedra con gli abiti dei “buoni maestri”. Invece chi, per trascorsi familiari e curriculum vitae, dovrebbe avere almeno la bontà di tacere si spertica a stilare pagelle, si dimena per gettare ombre su De Rosa.

Durante i suoi due mandati da primo cittadino di Casapesenna l’esponente del partito di Mastella è stato oggetto di accuse di ogni sorta provenienti dalla vasta schiera dei finti paladini della legalità. Puntualmente i successi amministrativi, sotto gli occhi di tutti, sono stati accantonati introducendo nel dibattito politico questioni campate in aria e del tutto infondate, nel tentativo disperato di offuscare sempre e comunque l’immagine di De Rosa. I professionisti dell’antimafia non hanno metabolizzato il nuovo approccio dell’allora sindaco, imperniato su concretezza e lavoro quotidiano. E soprattutto non hanno digerito il metodo meritocratico seguito per 10 anni e proseguito dall’attuale amministrazione comunale capitanata da Giustina Zagaria, vicesindaco di De Rosa nelle precedenti gestioni. A chi viveva di spot e propaganda, di apparenza e finzione non è andato giù il nuovo corso avviato dall’allora fascia tricolore.

Ed ecco l’attivazione della macchina del fango contro un sindaco e un politico che si è sempre battuto, e continua farlo, per il bene comune. Ecco la reazione veemente di quel cerchio tragico abituato a vivere, crescere e pascere di rendite di posizione. Ecco il corto circuito tra la vera lotta alla camorra e la guerra di facciata ai clan. De Rosa ha deciso di essere un sindaco anticamorra con atti forti e coraggiosi. I finti paladini della legalità volevano e vorrebbero continuare ad apparire. Il contrasto stridente tra forma e sostanza ha generato una campagna d’odio senza precedenti. Si è tentato e si tenta tuttora di dipingere De Rosa come il male assoluto nonostante le sue scelte e quelle del suo team abbiano restituito ai cittadini una Casapesenna rinata e capace di affrancarsi dal marchio infame di roccaforte della criminalità organizzata.

Mentre la macchina del fango ha prodotto e persevera nella produzione di insinuazioni e sospetti su De Rosa, lui e le sue amministrazioni hanno messo in campo provvedimenti epocali. Per confutare tutte le tesi dei suoi detrattori basterebbe citare l’immenso lavoro svolto nel riuso sociale dei beni confiscati alle cosche. La sinergia tra comune, Agenzia nazionale, Prefettura di Caserta e Agrorinasce ha consentito di ridare alla collettività immobili, terreni e aree fino a poco prima simboli del dominio camorristico. Mentre sul bunker di Michele Zagaria sorgeva Piazzetta della Rinascita, sui suoli di un boss veniva realizzata l’isola ecologica, su altri due beni sottratti alla camorra sono nati da poco un caseificio sociale e un centro di rifugio per animali domestici, per non citare l’ordinanza di abbattimento dell’abitazione dei genitori di “Capastorta”, gli untori del cerchio tragico hanno continuato imperterriti a disseminare sui media e sui marciapiedi le mine della diffamazione e dell’inciucio. Non sapendo più cosa inventarsi, nel tritacarne della macchina del fango è stato inserito un nuovo ingrediente, quello del “De Rosa non indagato”.

La nouvelle vague dell’ingiuria funziona più o meno così: si racconta una vicenda giudiziaria in cui sono coinvolti presunti camorristi o malviventi tirando per i capelli il presidente regionale di Noi di Centro con la precisazione che “non è indagato”. Il nome di De Rosa viene puntualmente accostato a quelli di possibili criminali nonostante la magistratura consideri l’ex sindaco di Casapesenna totalmente estraneo ai fatti. Un sistema subdolo per far attecchire il seme del sospetto. Una macchina del fango 4.0. Il nuovo meccanismo al primo impatto funziona. Chi non conosce De Rosa e non è informato sul grande balzo in avanti di Casapesenna è condizionato, viene colpito dai dubbi.

Per fortuna il virtuale, ovvero le balle spaziali, fanno ben presto largo al reale, ossia ai risultati palpabili raggiunti prima da De Rosa e oggi dal sindaco Zagaria. Più di tutto, ed è ciò che manda in bestia il cerchio tragico dei professionisti dell’antimafia, la realtà proietta film autentico su De Rosa. Lui è un uomo dello Stato. Che lotta con le istituzioni contro la camorra. È un vero paladino della legalità. Ha preferito essere, non apparire. Ha scelto di combattere in prima linea, non dietro gli slogan e le tastiere. Viene attaccato proprio per la sua coerenza. È il prezzo da pagare nel mondo all’incontrario.





