di Antonio Martucci

La Lega Nord è, dopo il Partito Radicale, il partito italiano di più antica costituzione. Lo scandalo della famiglia Bossi, i soldi investiti all’estero, i collegamenti con la ‘ndrangheta calabrese, lo confermano purtroppo vecchio. E come i vecchi partiti della prima repubblica prova a sopravvivere a se stesso

tentando di superare le conseguenze di una nuova tangentopoli. Viene da dire che ci troviamo nuovamente di fronte ad una situazione che gli italiani ritenevano oramai alle spalle. Nuovi scandali per nuove ruberie e sempre la magistratura, e non la società nel suo complesso, a fare pulizia. Maroni le scope avrebbe dovuto usarle prima, e non dopo le inchieste, se voleva essere credibile. Nonostante le ruberie e le dichiarazioni di volontà di restituire il malloppo e le indignazioni del popolo leghista, evidentemente il problema è che ancora oggi chi tocca il Capo muore.

In un paese come il nostro che soffre oramai di amnesia cronica, giova ricordare le polemiche dello stesso Maroni, allora Ministro degli interni, allorquando pretese ed ottenne nel novembre 2010, un invito nella trasmissione di Fabio Fazio “Vieni via con me” per replicare alle dichiarazioni di Roberto Saviano sui rapporti tra mafie e Lega. Avremmo voluto sentire una minima autocritica nel suo intervento al raduno delle scope. E a proposito di maltolto viene da chiederci dove fosse la lega, che tanto spesso ci ricorda che al di sotto del Po ci sono solo ladroni e tanti Alì Babà, nell’aprile del 1993 quando il volere dei padani, ancora italici, si esprimeva votando, insieme ai terroni, la fine del finanziamento pubblico dei partiti in un referendum con un affluenza del’80% di cittadini al voto ed il 90,3 % dei consensi.

Viene inoltre da domandarsi dove fosse l’intero gruppo dirigente leghista, Maroni in testa, quando qualche mese dopo la legge 515 faceva entrare dalla finestra quello che era stato buttato fuori dalla porta. Questa norma ha introdotto il meccanismo dei rimborsi elettorali che non vengono calcolati sulla base delle spese realmente effettuate ma moltiplicando il numero degli italiani censiti per 82 centesimi ed il bottino, così costituito, viene suddiviso tra i partiti in misura proporzionale ai risultati elettorali ottenuti.

Ma alla Lega possiamo perdonare anche questo. Quello che non le possiamo perdonare è che in questi anni l’Italia è stata governata sull’asse Bossi-Berlusconi. La Lega è stato un movimento di massa con un forte radicalismo sociale, ma anche un partito di governo. Un partito che è stato capace di intraprendere una forte battaglia a favore del federalismo ottenendo importanti risultati. Questi successi li ha ottenuti piegando alla propria volontà prima Forza Italia e poi il Pdl, sulla base del rispetto del patto di azione e contando sulla sua forza parlamentare e mettendo spalle al muro Fini che è stato costretto a sciogliere Alleanza Nazionale e poi ad abbandonare il Pdl. Non è però riuscita a far uscire dalla immutabilità la classe politica che qualcuno erroneamente ancora insiste a chiamare casta.

Ma l’unica vera casta che ha visto inalterato con il passare del tempo il proprio potere è solo quella dei magistrati. La Lega ha votato per anni provvedimenti ad personam per salvare il Berlusca dalle patrie galere, ma non è stata in grado di intaccare il loro potere. Un potere che è divenuto strapotere nella seconda repubblica e che, con queste premesse, si appresta a conservarlo anche nella terza. La prova? Si diceva che non era possibile fare la riforma della giustizia per colpa di Berlusconi e dei suoi guai giudiziari. Si riteneva che la sua presenza non garantisse un dibattito sereno e non favorisse un clima per affrontare un problema così importante e decisivo per la crescita sociale e d economica del paese.

Ora che il governo dei professori ha la maggioranza più ampia della storia della repubblica e Berlusconi è in disparte, Monti non solo non è riuscito ancora a preparare una proposta diversamente da ciò che è accaduto per finanza, privatizzazione e lavoro, ma non ha messo nemmeno l’argomento in agenda. Anche i banchieri ed i tecnici sono italiani in carriera. Rischierebbero anche loro?

 

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