CESA – Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Cesario Villano, dirigente dell’Udc di Cesa. “Dopo la “trombatura” degli ultimi anni, sarebbe stato per lo meno opportuno, direi almeno doveroso, una revisione degli apparati dirigenti, ma la storia continua: troppe prime donne e pochi soldati. Ma oggi, chi sono i dirigenti o presunti tali?

È stato come rivedere il telegiornale di qualche tempo fa. Il criticare senza costrutto. Ecco cosa si è capaci di fare! Proporsi solo per apparire, per fare vedere la propria bella faccia, solo per il gusto di scagliarsi contro tutto e contro tutti, beh! Questa è una strada senza uscita. Una via senza ritorno. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti, la gente osserva e valuta. Bisogna rifondarsi, puntare su gente pulita e soprattutto onesta, senza vincoli con la vecchia e decrepita politica. Sono necessari percorsi culturali e politici che sappiano cogliere i “dinamismi in atto”, risvegliare e reinvestire per il bene del paese quel giacimento culturale e di valori della nostra comunità sia essi laici che cattolici che è nel tessuto sociale diffuso e va di là dai confini di appartenenza.

Il nostro paese oggi sta attraversando un momento politico, economico e sociale, che sempre più allontana i desideri di partecipazione della popolazione alla vita politica tramite i partiti, verso un sentimento di sfiducia ben lontano da quelle emozioni e dal senso di appartenenza e di fervore caratteristico dei decenni passati. Immagino un partito “della gente”, che sappia far prevalere gli ideali sugli interessi, il bene comune su quello privato. Un partito che dia la possibilità alle donne e agli uomini, ai ragazzi e alle ragazze, di decidere tutti insieme attivamente da chi farsi rappresentare, e non essere più spettatori passivi di una semplice delega elettorale. Un partito che sappia parlare alla gente con un nuovo linguaggio, e che soprattutto punti alla meritocrazia attraverso un’attenta valutazione dell’operato di tutti quelli che lo rappresentano.

Deve essere la base a proporre e decidere per non essere, com’è diventata, la destinataria di decisioni adottate dall’alto. Un partito, che ponga serie fondamenta sulle regole e sulla coerenza d’idee e che sia fonte di un dibattito aperto, costante e democratico tra tutte le espressioni di pensiero che lo compongono, che sappia costruire un programma rappresentativo da condividere al più presto con tutte quelle forze politiche moderate che si riconoscono nel centro. Ecco il mio pensiero ma vedo a malincuore che cambiano le persone ma la sostanza non cambia perché le prime donne sono sempre lì per sé e non per la comunità”.

 

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