Metti una sera una cena estiva a base di pasta asciutta e politica. Al tavolo Anacleto Colombiano, presidente della Provincia di Caserta, Francesco Luongo, sindaco di Casaluce e presidente del cda della società partecipata Terra di Lavoro, e Alessandro Cirillo, dirigente dell’ente dell’ex Saint Gobain e candidato sindaco alle ultime comunali di Casapesenna (nella foto in alto e nella seconda in basso). Oltre al menu del ristorante Il Tempio di Casapesenna, anche pietanze politiche e gestionali.

Tra i piatti prelibati la gestione della Terra di Lavoro. Con l’avvento di Luongo a capo della società provinciale, fortemente voluto da Colombiano, sono stati di fatto azzerati tutti i lavoratori interinali. Si punta ai concorsi per assumere forse personale più gradito. Intanto la Terra di Lavoro, già in enorme difficoltà aziendale perché negli anni è stata trasformata in un carrozzone clientelare, rischia di restare quasi senza dipendenti. La società si occupa di gestione dell’edilizia scolastica, degli impianti e della viabilità sul territorio provinciale.
Nella triade del cda figurano anche Antonella Piccerillo, candidata alle ultime regionali con la Lega, e l’ingegnere Carmine Turco, indicato dall’amministrazione comunale di Lusciano. Una gestione a conduzione politica, tanto per non cambiare. Per una Spa non è il massimo. Anzi è probabilmente il vero motivo delle problematiche aziendale in cui versa. Al netto dell’appetito la cena estiva tra Colombiano, Luongo e Cirillo è la dimostrazione plastica della commistione tra organi politici e ambito gestionale.

Non sorprende il rapporto di collaborazione tra il presidente della Provincia e Luongo, timoniere del cda, ma pur essendo una società in house la Terra di Lavoro dovrebbe essere amministrata con logiche manageriali, senza sottostare alle indicazioni della politica, come peraltro prevede la normativa. Lo stesso Cirillo deve decidere cosa fare da grande. Non può fare politica e al tempo stesso il dirigente della Provincia, posizione apicale raggiunta, almeno così si dice, grazie ai buoni uffici dell’ex presidente Giorgio Magliocca. I due ruoli cozzano. E creano un pericoloso corto circuito.
Sicuramente i tre commensali diranno che si è trattata di una innocua cena tra amici. Ma l’amichettismo è un altro male delle amministrazioni locali e delle società partecipate. Rappresenta un altro elemento di commistione deleterio per le scelte dei membri dei cda e delle scelte aziendali. Nella prima Repubblica il sistema dei partiti, nonostante i suoi aspetti deteriori, garantiva un maggiore filtro democratico e qualitativo. Oggi le decisioni politiche e gestionali vengono assunte da quattro amici al bar. In questo caso da tre persone al ristorante. Buon appetito. Tanto il conto lo pagano i cittadini casertani.
Mario De Michele





