A pochi giorni dall’ondata migratoria che ha travolto l’exclave spagnola di Ceuta, con l’arrivo di oltre 70mila persone a nuoto dal Marocco, si apre una nuova spaccatura nei rapporti tra Roma e Madrid. Dopo che la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha sospeso lo Spazio Schengen e si è fatta promotrice, insieme alla Danimarca, dell’iniziativa di una lettera aperta all’Ue sulla crisi migratoria – con critiche esplicite alla gestione di Sánchez – la tensione sale.
Questa volta a incendiare lo scontro ormai aperto tra i due Paesi sono le parole del ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares. Intervistato alla tv pubblica Tve sulla crisi a Ceuta, ha affermato: “Ci sono stati governi che non sono stati all’altezza” della situazione migranti, e “il governo italiano è stato uno di questi”. “L’Italia è sommersa di migranti a Lampedusa – ha proseguito Albares – ed è il Paese con il maggior numero di arrivi di irregolari in Europa, non è capace di risolvere la situazione, come ha fatto invece la Spagna”. Che in poche ore ha rimpatriato in Marocco quasi tutti i migranti che hanno attraversato la frontiera, ha sottolineato il ministro iberico, evidenziando come Ceuta e Melilla “non sono mai state minacce per lo spazio Schengen”, mentre sì lo sono stati “altri spazi europei e la Spagna è sempre stata solidale”.
Come a Lampedusa: “Piacerebbe all’Italia risolvere la situazione lì”, ha proseguito il capo della diplomazia spagnola, affermando che in Italia “sono arrivati negli anni talmente tanti migranti al punto che la Spagna ha dovuto accoglierne una parte”. Ma da Palazzo Chigi non ci stanno e la risposta, almeno per ora, arriva con una nota del Viminale: “In Italia da gennaio di questo anno a oggi si è verificato un crollo degli sbarchi di migranti irregolari che è stato ottenuto proprio grazie alle politiche del governo Meloni. Si tratta di un calo del 55% rispetto all’anno scorso e di circa l’82% rispetto al 2023”. In coda, la frecciata a Madrid: “Quanto alla presunta ‘invasione’ di Lampedusa, al momento sono presenti 98 migranti sull’isola e da tempo non si vive nessuna situazione di emergenza sul posto”.
Del resto, due giorni fa, era stato lo stesso Sánchez a rispondere per le rime alle iniziative di Meloni e degli altri sovranisti europei che cercano di sfruttare la crisi di Ceuta per serrare i confini. “La solidarietà e l’empatia sono opzionali – aveva detto il premier spagnolo – Il rispetto dei trattati europei e dei dati, no”. Una frase ad effetto che però era stata accompagnata da numeri e fatti concreti: i migranti entrati in Europa “attraverso l’Italia: 478.600. Attraverso i Balcani occidentali: 340.600. Attraverso la Grecia: 259.800. Attraverso la Spagna: 234.760. Attraverso il confine orientale: 48.000”. In poche parole, non accettiamo lezioni dall’Italia. Che, dalla sua, è già pronta ad usare il caso Ceuta come un’arma per chiedere a Bruxelles un’accelerata alla creazione dei centri per i rimpatri in paesi terzi, hub “modello Albania”, non a spese dei contribuenti italiani, ma con le casse dell’Ue.
A frenare le fughe in avanti e a tentare di placare gli animi ci pensa von der Leyen. “La migrazione è una sfida europea che richiede una riposta europea. E, per questo, la solidarietà è fondamentale”, scrive la presidente della Commissione europea in una lettera indirizzata al premier spagnolo. Per gestire al meglio la situazione, si legge, serve raddoppiare gli sforzi in cinque aeree chiave: prevenire gli arrivi degli irregolari attraverso la cooperazione con i Paesi terzi; rafforzare i confini esterni; attuare i sistemi di allerta; smantellare le reti di trafficanti; rafforzare i rimpatri. “La Spagna – aggiunge von der Leyen- può contare sul supporto della Commissione”.





