La commissione nazionale ha votato la commissione provinciale per il congresso del Pd di Caserta. Ne fanno parte: Silvio Sasso, Francesco Gatto, Pino Moretta, Camilla Bernabei, Gianni Comunale, Alessandro Landolfi, Alessandro Tartaglione, Laura Treviso, Annamaria Sadutto, Benedetta Del Vecchio, Maria Di Lernia, Eugenia Oliva e Costantino Leuci. Gennaro Oliviero deve ingoiare il rospo Sasso, che a tutti i costi ha cercato di far fuori. Missione fallita. Ne escono come sempre bene il duo Pina Picierno-Stefano Graziano, con un ruolo di primo piano anche del sindaco di Caserta Carlo Marino. A questa componente che appoggia Stefano Bonaccini si rifanno Treviso, Sadutto, Del Vecchio, Sasso e Gatto. Oliviero, anche lui supporter del governatore dell’Emilia Romagna, è rappresentato dai fedelissimi Oliva e Moretta. Al presidente del consiglio regionale della Campania è stato concesso un posto in più. Picierno, vicesegretario nazionale in pectore, in caso di vittoria di Bonaccini alle primarie, d’accordo con Graziano e Marino, ha preferito evitare di alimentare altre tensioni tra sostenitori della stessa mozione. A fare un casino, incomprensibile e masochistico, già ci pensa Oliviero, puntualmente battuto in ogni sua battaglia da un anno a questa parte. In quota Elly Schlein troviamo Comunale, Bernabei e Landolfi. Tartaglione è il delegato di Articolo Uno (anche i bersaniani-delemiani parteggiano per la leader di Open Pd). A fare le veci di Gianni Cuperlo c’è Leuci. Di Lernia rappresenterà Paola De Micheli. Su 13 membri 7 sono andati a Bonaccini, 3-4 a Schlein, uno a testa a Cuperlo e De Micheli. Il dato politicamente più rilevante è la conferma di Silvio Sasso contro il quale Oliviero aveva scatenato un’offensiva a suon di ricorsi e esclusione della platea degli iscritti. Oltre all’ex sindaco di Sessa Aurunca, escono come giganti Massimo Schiavone e Carlo Loffredo, i veri dem della città del timoniere del parlamentino campano. Hanno vinto l’ennesima guerra dichiarata proditoriamente da Oliviero. Un leader degno di questo nome non dovrebbe ragionare di pancia. Ma di testa.

Mario De Michele


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