Incendio Città della scienza, prende corpo pista dolo: indaga anche la Dda

NAPOLI – Le modalità con cui è divampato l’incendio che ha distrutto Città della Scienza e il luogo – un’area dove è forte la presenza dei clan – inducono gli inquirenti ad esaminare con attenzione anche l’ipotesi di un attentato al quale non è estranea la criminalità organizzata.

L’ipotesi è tra quelle vagliate durante un vertice che si è svolto in Procura al quale hanno partecipato il procuratore aggiunto Giovanni Melillo, che coordina anche la Dda e un sostituto della procura antimafia. Al vertice hanno partecipato anche i pm Michele Del Prete e Ilaria Sasso del Verme, nonché gli investigatori di Digos, squadra mobile, polizia scientifica, carabinieri e i vigili del fuoco. Al momento, a quanto si è appreso, non è stato trovato alcun indizio certo che l’incendio sia stato appiccato. Tra gli elementi che inducono gli inquirenti a privilegiare l’ipotesi del dolo, vi sono alcune fotografie postate da testimoni sui social network che lascerebbero pensare che le fiamme siano divampate contemporaneamente in più punti. In queste ore vengono compiuti ulteriori rilievi per cercare tracce di liquido “accelerante” prima che cada la pioggia, prevista abbondante per le prossime ore. Le indagini saranno dunque affidate ad un sostituto della Direzione distrettuale antimafia (Michele Del Prete) e ad uno che si occupa di criminalità comune (Ilaria Sasso del Verme), in attesa che la vicenda si chiarisca. Viene escluso, al momento, un nesso con l’esistenza di una polizza assicurativa contratta da Città della Scienza come pure con la crisi economica che da 11 mesi blocca il pagamento degli stipendi.

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