Uccise la madre malata di Alzheimer. Un gesto, ha raccontato durante il processo la figlia, compiuto dopo un lungo periodo di logoramento e stanchezza. In un momento senza più lucidità. E adesso per il delitto il tribunale di Arezzo ha stabilito l’assoluzione. Nessuna condanna per Giuseppina Martin, 67 anni, accusata di aver ucciso la madre Mirella Del Puglia, di 93 anni. La Corte d’Assise ha riconosciuto che l’imputata, al momento dei fatti, si trovava in stato di totale incapacità di intendere e di volere. Una condizione nata dallo profondo stress traumatico legato alle condizioni della madre e dell’accudimento.
L’omicidio
La vicenda risale alla notte tra l’8 e il 9 marzo 2025. Martin soffocò con un foulard la madre, gravemente malata e affetta da un pesante decadimento cognitivo. Le tolse la vita nell’abitazione di famiglia, in via Fermi, a San Giovanni Valdarno. Fu la stessa donna, subito dopo il gesto, ad allertare le forze dell’ordine, ammettendo l’accaduto e chiedendo aiuto.
Le parole dell’imputata
Nel corso dell’ultima udienza, Martin ha reso dichiarazioni spontanee davanti ai giudici, dicendosi pentita: «Non so cosa mi sia successo, chiedo scusa per quello che ho fatto». E ha chiesto scusa. Ha inoltre descritto il lungo periodo di assistenza prestato alla madre, segnato da un carico emotivo e pratico molto pesante e dalla sensazione di non aver ricevuto alcun sostegno da parte delle istituzioni. La donna era imputata di omicidio aggravato dal vincolo di parentela. Il pubblico ministero Giorgio Martano aveva richiesto una condanna a 12 anni di reclusione, sostenendo la tesi del vizio parziale di mente, pur riconoscendo che le richieste di aiuto avanzate dall’imputata erano rimaste inascoltate. La Corte, presieduta dal giudice Annamaria Loprete, ha invece accolto le argomentazioni della difesa, curata dall’avvocata Alessia Ariano.
Le perizie psichiatriche
A pesare in modo decisivo sulla decisione dei giudici sono state le perizie psichiatriche disposte nel corso del procedimento. Gli accertamenti hanno rilevato un grave disturbo da stress post-traumatico, riconducibile alle condizioni di salute della madre e al peso dell’attività assistenziale svolta dalla figlia. Una condizione che, secondo la Corte, ha di fatto annullato la capacità della donna di comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi nel momento dell’omicidio. «È stato un lungo percorso processuale» ha detto l’avvocato Ariano al termine dell’udienza, richiamando gli accertamenti condotti sia in sede di perizia sia durante l’incidente probatorio, elementi che hanno portato al riconoscimento dello stato di incapacità dell’imputata. Le motivazioni della decisione saranno depositate entro 90 giorni.





