Da una parte il caldo estremo che stiamo attraversando, dall’altra ambienti refrigerati con aria condizionata spinta al massimo, che portano il nostro organismo a dover fare i conti con lo shock termico. Infine la temperatura esterna, che può cambiare all’improvviso regalandoci sbalzi di temperatura che di benefico hanno poco. Il risultato? Spesso capita di dover affrontare raffreddori improvvisi, tosse o una febbre che non ci abbandona facilmente. In sostanza, ammalarsi continuamente durante il periodo estivo è una situazione frequente causata soprattutto dagli sbalzi termici innescati dall’aria condizionata, dalla disidratazione che secca le mucose respiratorie e da carenze nutrizionali dovute a una digestione rallentata. Un classico dell’estate, che però in questa situazione di caldo estremo raddoppia gli effetti e le conseguenze.
Il caldo apre le porte ai virus simil-influenzali
Ad affrontare l’argomento è Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano. Che pone subito l’accento sulla possibile disidratazione. “Con le ondate di calore i guai possibili sono diversi: per prima la disidratazione e la perdita di sali minerali, che crea sintomi come debolezza, vertigini e pressione bassa – spiega -. A questa si aggiungono crampi da calore, mal di testa e tachicardia, oltre a un possibile colpo di calore e a danni renali perché la disidratazione aumenta nelle persone che assumono diuretici”.
“Ma i veri cavalli di battaglia nei periodi di gran caldo sono i virus simil-influenzali, agevolati nella loro azione dallo sbalzo termico – prosegue Pregliasco -. L’utilizzo sconsiderato dell’aria condizionata, in auto o in casa, provoca uno sbalzo termico che ferma la clearance mucociliare, sistema naturale di pulizia delle vie respiratorie, composto da muco, ciglia vibratili e dal flusso dell’aria. Questo muco viene normalmente ingurgitato perché le ciglia vibratili dell’apparato respiratorio lo rinnovano come ultima protezione. Ma lo sbalzo termico blocca le ciglia, quindi il muco scivola giù e il virus entra nell’organismo”. Così l’organismo finisce per indebolirsi. “Parliamo di virus simil-influenzali appunto, che accompagnati a un certo stress ci rendono più deboli – conclude Pregliasco -. Possiamo intervenire con un’automedicazione responsabile e con farmaci sintomatici finché i sintomi non passano”. Dentali: “Un meccanismo complesso”.
I climatizzatori rendono le vie respiratorie più vulnerabili
Sulla stessa linea è il professor Francesco Dentali, direttore del Dipartimento di Area medica dell’Asst Sette Laghi di Varese, direttore SC Medicina generale di Varese e presidente della Fondazione Fadoi (Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti). Che spiega: “In questo periodo, con l’ondata di caldo e le complicanze legate a questa, ci troviamo ad affrontare anche un aumento delle patologie respiratorie. Molte persone sono convinte che i ventilatori, e soprattutto l’aria condizionata, possano provocare direttamente raffreddori, mal di gola o bronchiti. In realtà le cose sono un po’ più complesse”. “Le infezioni respiratorie sono sempre causate da virus o batteri: il freddo, da solo, non è in grado di provocare una malattia infettiva – prosegue Dentali -. Tuttavia, il passaggio ripetuto da temperature esterne molto elevate ad ambienti fortemente climatizzati può determinare una serie di modifiche fisiologiche che rendono le nostre vie respiratorie temporaneamente più vulnerabili all’azione dei microrganismi”.
Mucose ‘indifese’ e poca umidità nell’aria
A quel punto le situazioni critiche che possono emergere sono due. “Il primo meccanismo riguarda la mucosa delle prime vie respiratorie. L’esposizione improvvisa all’aria fredda determina una vasocostrizione dei piccoli vasi sanguigni della mucosa nasale e faringea, con una temporanea riduzione della perfusione locale – chiarisce anche Dentali -. E così aumenta la probabilità che un agente infettivo riesca ad aderire alle mucose e ad avviare l’infezione. A questo si aggiunge un secondo elemento, altrettanto importante: gli impianti di climatizzazione tendono a ridurre l’umidità dell’aria. Un’aria particolarmente secca favorisce la disidratazione delle mucose respiratorie, rendendo il muco più viscoso e meno efficace nello svolgere la propria funzione protettiva. Le mucose diventano inoltre più facilmente irritabili, motivo per cui molte persone avvertono bruciore alla gola, secchezza del naso o raucedine dopo aver trascorso diverse ore in ambienti climatizzati”.
Passiamo ore in ambienti chiusi e climatizzati
Secondo Dentali, “un aspetto epidemiologico spesso sottovalutato: durante i periodi di caldo intenso trascorriamo molto più tempo in ambienti chiusi e climatizzati, ossia uffici, centri commerciali, aeroporti, treni, autobus o automobili, dove la vicinanza tra le persone facilita inevitabilmente la trasmissione dei virus respiratori. È quindi l’aumento delle occasioni di contatto con persone infette, più che il freddo in sé, a spiegare perché alcune infezioni possano diffondersi anche durante la stagione estiva”.
Quando il calore aumenta aumentano anche i problemi respiratori. “Anche il caldo, paradossalmente, può contribuire ad aumentare il rischio. Le elevate temperature favoriscono la sudorazione e, se non si assumono liquidi a sufficienza, possono determinare un lieve stato di disidratazione. Le secrezioni respiratorie diventano più dense e la loro capacità di eliminare gli agenti patogeni si riduce ulteriormente. È uno dei motivi per cui una corretta idratazione rappresenta una misura preventiva semplice, ma estremamente importante”, aggiunge Dentali.
L’obiettivo è monitorare il funzionamento dei condizionatori, proprio per evitare problemi per la salute. “L’aria condizionata non rappresenta un problema quando viene utilizzata correttamente – conclude l’esperto -. Gli impianti moderni, se sottoposti a regolare manutenzione, non sono di per sé responsabili delle infezioni. Diverso è il caso di impianti poco puliti o con filtri non sostituiti periodicamente, che possono favorire l’accumulo di polveri, allergeni, muffe e, in circostanze particolari, anche di alcuni microrganismi, con possibili ripercussioni soprattutto nei soggetti più fragili”.
Almeno 2 litri di acqua al giorno
Il primo problema, quando si attraversa un’estate torrida, è evitare di disidratarsi, visto che un corpo disidratato ha difese immunitarie più deboli. Lo si può superare bevendo almeno 2 litri di acqua al giorno, a piccoli sorsi e a temperatura fresca ma non gelata, ma anche prendendo integratori di sali minerali come magnesio e potassio per combattere la spossatezza e la perdita di elettroliti attraverso il sudore. A questo si possono aggiungere altri tre accorgimenti: mangiare poco ma di frequente, preferendo cibi leggeri che non affatichino la digestione; aumentare il consumo di frutta e verdura fresche, alimenti ricchi di acqua, vitamine e antiossidanti protettivi per le mucose; ridurre drasticamente alcol e caffeina, sostanze che aumentano la vasodilatazione e favoriscono la disidratazione.
Occhio al sistema immunitario
Ma in fondo è al sistema immunitario che dobbiamo guardare se si vogliono evitare raffreddore e febbre a ripetizione, perché lo stress da calore, unito alla stanchezza estiva, abbassa i livelli di globuli bianchi. Meglio allora integrare probiotici pluriceppi per riequilibrare la flora batterica intestinale, dove risiede gran parte del sistema immunitario e prendere Vitamina C e Zinco sotto forma di integratori o alimenti mirati per stimolare le difese naturali contro i virus estivi. Infine anche il sonno regolare gioca la sua parte perché assicura al corpo il riposo necessario per rigenerarsi durante le ore notturne.
Naturalmente, se malessere, febbre o disturbi respiratori dovessero proseguire o intensificarsi, è importante consultare il medico di base. Questo serve ad escludere infezioni batteriche specifiche o carenze immunitarie più profonde.





