Sistema idrico in Campania, j’accuse della Corte dei conti: “Squilibri economici, costi di gestione in aumento”

Società che gestiscono l’acqua in centinaia di Comuni con buchi di bilancio a sei zeri. Tariffe “non aggiornate” con “costi di gestione del servizio idrico che aumentano”. Comuni che per garantire i rubinetti aperti nelle case devono “prevenire pericolose situazioni di squilibrio economico-finanziario”. Facile la metafora: fa acqua la gestione dell’acqua in Campania. È il quadro che emerge da una prima relazione della sezione di controllo della Corte dei conti che ha acceso i riflettori sul sistema idrico della regione. Il magistrato istruttore Domenico Cerqua ha chiesto il 28 luglio una mole di carte, documenti e chiarimenti al presidente della Regione Roberto Fico, all’assessora all’Ambiente Claudia Pecoraro e al presidente dell’Ente idrico campano Luca Mascolo. In 28 pagine però si allungano ombre sul sistema idrico venuto fuori dalla legge regionale del 2015.

Tra i punti dolenti “la determinazione delle tariffe idriche”. La bolletta deve coprire i costi di gestione e investimento. Sono i gestori sui territori a fornire i dati per elaborare le tariffe. Come noto, in pochi chilometri quadrati ci sono cittadini che sborsano per l’acqua cifre più elevate rispetto ad altri. La Corte dei conti chiede tra le altre cose se esiste “un meccanismo” a “tutela dell’utenza finale” di “perequazione tariffaria” tra distretti, “nonché di contenimento del ribaltamento dei costi di gestione sulle tariffe”.

Nel caso dei Comuni campani in deficit “è emersa la quasi costante violazione delle previsioni legali in materia di copertura delle spese del servizio idrico, concorrente a determinare condizioni potenzialmente non rimediabili se non con la dichiarazione di dissesto”. Ancora: ci sono Comuni “che intendono aggiornare le tariffe (spesso risalenti nel tempo) per tener conto dell’aumento dei costi di gestione e prevenire pericolose situazioni di squilibrio economico”.

Faro sui gestori idrici: l’attuale legge sull’acqua in Campania prevede un “ambito unico”, governato da Eic, suddiviso in 7 distretti, ciascuno dovrebbe avere un gestore unico. Non sempre è così. Napoli per esempio: comprendeva 32 Comuni della provincia, è stato suddiviso nel 2021 in due ambiti distinti, il primo coincidente solo con la città.

La Corte dei conti chiede “le valutazioni tecniche” che hanno portato alla divisione “superando l’orientamento finalizzato a sviluppare un sistema integrato affidato all’espansione di Abc”, il gestore di Napoli. Su Abc in un rigo della relazione c’è un giudizio tombale che conforta il Comune sulle trasformazione da azienda speciale a Società per azioni che ha suscitato polemiche. I magistrati di via Acton chiariscono che “il decreto legislativo 201 del 2022 ha modificato le regole per le società che gestiscono servizi pubblici locali a rete”. E soprattutto scrivono che nel caso di Abc “non ricorrono le ipotesi” previste dallo stesso decreto nazionale, che consentono l’azienda speciale per la gestione del servizio idrico. Nella provincia di Caserta per effetto di una sentenza del Tar di luglio “risulta assente un gestore del servizio”. Da un anno la società Itl è davanti al tribunale fallimentare con “bilancio al 31 dicembre 2024 che presentava una perdita di 255.403.674”. In Irpinia Alto Calore è in concordato preventivo e la Corte dei conti chiede lumi “sulle ulteriori criticità emerse nel corso della successiva gestione, con l’aumento del già significativo debito post concordatario e una non corretta gestione del personale”.

Ma alcuni enti locali del distretto irpino sarebbero gestiti dall’Acquedotto pugliese: “Paradossalmente – si legge – una società della Regione Puglia svolgerebbe il servizio per comuni extra regionali in assenza di affidamenti rispettosi della normativa campana”. Dulcis in fundo Gori, gestore dei 76 Comuni sarnesi e vesuviani: “Dal 2015 risulta in liquidazione l’Ente d’ambito che tuttora detiene la maggioranza di Gori”. Per cui “si chiede di relazionare sull’assetto societario e sull’esistenza dei requisiti per il riconoscimento della stabile natura di soggetto gestore in capo a Gori”.

 

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