Caso Roggero, l’Anm lancia l’allarme: “Magistrati minacciati”. E la difesa insiste sul rinvio della pena

“Dopo la sentenza sul caso Roggero ai magistrati sono arrivate minacce, insulti e messaggi d’odio in un clima in cui vengono attaccati per il solo fatto di aver applicato la legge dello Stato sull’omicidio e sulla legittima difesa. Siamo al fianco dei colleghi piemontesi che hanno emesso le sentenze di primo e secondo grado, così come di quelli della Corte di cassazione che le hanno confermate”. La giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati ha espresso solidarietà e preoccupazione dopo gli attacchi di questi giorni rivolti ai colleghi.

Il gioielliere Mario Roggero è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per avere ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo durante una rapina nel suo negozio a Grinzane Cavour, nel cuneese. Una sentenza che ha scatenato critiche e polemiche e il caso di cronaca è diventato anche politico. Ora il sindacato dei magistrati fa sapere che alcuni colleghi hanno ricevuto minacce e ribadisce che “da parte di chi ricopre incarichi istituzionali, servirebbe maggiore responsabilità e cura nell’utilizzo delle parole. Il clima che si crea nei confronti di chi applica la legge dovrebbe essere differente – prosegue – La critica è legittima, ma alimentare una narrazione che individui nei magistrati il bersaglio da colpire significa contribuire a un clima che può degenerare in odio e intimidazione. Un clima di pesante delegittimazione denunciato anche nel recente report della Commissione europea. Ci auguriamo per il futuro maggiore attenzione a tutela delle stesse fondamenta dallo Stato di diritto”, conclude l’Anm.

Difesa reitera istanza differimento pena a Sorveglianza Milano
La difesa di Mario Roggero ha presentato un’istanza anche al Tribunale di sorveglianza di Milano per chiedere il differimento della pena del gioielliere, in attesa della definizione della domanda di grazia già presentata dalla moglie. Dopo avere saputo della trasmissione degli atti da Torino a Milano, ieri sera il legale ha inviato una Pec ai magistrati milanesi reiterando l’istanza di differimento della pena. Oggi l’Ufficio di sorveglianza milanese ha restituito gli atti a Torino, ritenendo che la competenza resti nel capoluogo piemontese poiché l’istanza era stata presentata quando il 72enne era ancora in stato di libertà.

Conte: “Roggero fece rappresaglia”
Sulla richiesta di grazia al gioielliere, dai banchi dell’opposizione arrivano duri attacchi sulle azioni della maggioranza. “Roggero e tanti altri li avete creati voi – comincia il deputato pentastellato Riccardo Ricciardi -. Perché fomentando, in maniera ignobile, tutto questo clima, date spazio a queste persone che si sentono tanto esaltate da picchiare un immigrato per strada, da fare il gesto eroico perché così, per un paio di giorni, hanno gli elogi di tutta la vostra gente. Siete la peggior specie di neofascismo che potesse capitarci”, conclude.

Sulla questione torna anche il leader di Avs Nicola Fratoianni: “In questo momento è in corso un vero e proprio colpo di Stato silenzioso. È lo specchio di una situazione, di una cultura politica che tende, passo dopo passo, a costruire un arretramento sempre più inquietante del nostro vivere civile. Vogliamo discutere, in quest’Aula, di una norma che dica che oltre una certa età dietro le sbarre non si finisce? Troverete il mio voto favorevole, ma lo sia per tutti. Tutto il resto – conclude Fratoianni – è la vergognosa, putrescente, putrida e puzzolente speculazione”. “Nel caso Roggero non parliamo assolutamente di legittima difesa, parliamo di una rappresaglia, una vendetta al di fuori di qualsiasi contesto di legittima difesa”. Lo ha detto il presidente del M5s, Giuseppe Conte, in una intervista a Sky.

A rincarare però la dose è il deputato piemontese di ‘Futuro Nazionale con Vannacci’, Emanuele Pozzolo: “Mentre Mario Roggero è già in carcere, la giustizia continua a rimbalzare carte da un tribunale all’altro – dice – . Prima il magistrato di sorveglianza non decide, poi arriva un conflitto di competenza tra Torino e Milano. Una burocrazia giudiziaria che, invece di dare risposte tempestive, scarica le responsabilità su altri uffici. Il magistrato di sorveglianza, quando avrebbe potuto assumersi la responsabilità di decidere, ha preferito non farlo. Un atteggiamento persino peggiore di quello di Ponzio Pilato”.

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