In procura a Salerno si vagliano gli atti, i documenti e la cartella clinica dell’ex poliziotto di 68 anni morto dopo diverse ore di attesa per essere sottoposto ad una visita al pronto soccorso dell’azienda ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Prima di affidare l’incarico autoptico, esame tecnico non ripetibile, si vogliono verificare le eventuali responsabilità per consentire ai possibili indagati di nominare un proprio medico legale. Per questo motivo ancora non ci sono avvisi di garanzia per i medici in servizio quella notte al pronto soccorso e tanto meno per gli operatori del triage. Nella mattinata di ieri, in procura, si è lavorato sulla denuncia presentata dalla famiglia di Alfonso e si sono cercati riscontri nelle carte in possesso degli inquirenti. Diversi i nodi da sciogliere. Da quello che potrebbe essere stato un errore di valutazione al momento dell’arrivo del 68enne al triage, dove il suo è stato classificato come un codice verde, all’attesa di otto ore per essere visitato. Ma non solo. Bisogna anche capire se, prima di portarlo a fare la tac, dove è deceduto per arresto cardiaco, gli esami del sangue siano stati visti da qualcuno. Potrebbero essere proprio quelle carte ad incastrare alle proprie responsabilità medici ed operatori sanitari. Perchè quelle carte darebbero valori sballati. Il sangue, secondo le analisi effettuate nel corso della nottata (ricordiamo che l’uomo è giunto in ospedale alle 19.13 ma solo alle 3.31 gli vengono eseguite le analisi) non coagulava bene, e i valori di glicemia ed azotemia erano sballati tanto che, non appena si è saputo del decesso, qualcuno al pronto soccorso ha parlato di crisi ipoglicemica. Ma, in realtà, guardando le analisi anche la troponina era alta, ovvero i battiti cardiaci erano molto accelerati. In medicina, livelli ematici alti di troponina sono, generalmente, il principale indicatore di un danno a carico del miocardio. Insomma, il suo quadro clinico non era dei migliori quando è stato portato a fare la tac e la procura vuole capire se siano stati fatti interventi di stabilizzazione o meno della situazione clinica. Perché il cuore andava «regolato» e la glicemia controllata e tenuta a bada. Come indicato anche dall’esito dell’elettrocardiogramma. Secondo la famiglia, così come dichiarato agli agenti della Squadra mobile che indagano, ma ancora prima ai poliziotti chiamati per intervenire nell’immediatezza del decesso, ci sarebbero state delle mancanze proprio nell’assistenza clinica. All’uomo, oltre alla tac, era stata prescritta anche una vista anestesiologica prima ancora di curare le parti malate: il cuore e la glicemia. Su quanto accaduto al Ruggi interviene ora anche la politica. «La famiglia ha il diritto di sapere cosa sia accaduto e pertanto rivolgerò una interrogazione al ministro della Salute, Orazio Schillaci, per appurare, a prescindere dall’attività della magistratura, cosa è accaduto in quelle ore – denuncia in una nota il senatore e commissario regionale di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone – Sono troppi i casi di malasanità e sono troppo spesso legati alle cattive condizioni organizzative in cui sono costretti a lavorare medici ed operatori sanitari in genere. Mentre il governatore parla solo della costruzione del nuovo ospedale, in quello esistente si muore». Alfonso arriva in pronto soccorso alle 19.13 di giovedì con la propria auto, accusando un dolore localizzato alla spalla sinistra, non provocato da traumi, tosse e in leggero stato confusionale. Gli viene detto di attende in pronto soccorso e viene visitato soltanto 3.31 del mattino. Gli vengono effettuate delle analisi ed un elettrocardiogramma i cui esiti non sarebbero buoni. Viene predisposta una tac all’encefalo. È proprio mentre sta eseguendo quest’ultimo esame che il 68enne muore d’infarto. Le dimissioni dal pronto soccorso, per morte, vengono firmate alle 7.51 di ieri: dodici ore dopo.

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