Pur fra le mille cautele imposte dalla complessità degli accertamenti svolti su un corpo completamente carbonizzato, gli esami del medico legale restituiscono dunque dettagli atroci dell’omicidio di Luigi “Luca” Esposito, il 53enne giornalista assassinato la notte tra sabato 18 e domenica 19 luglio nelle campagne alla periferia di Eboli. Quando gli hanno dato fuoco respirava ancora. Era in agonia a causa dei colpi subiti, probabilmente già privo di sensi. Ma vivo.
L’uomo è stato picchiato in modo estremamente violento, forse anche con un corpo contundente, i segni del pestaggio sono rimasti impressi sul volto. L’oggetto però non è stato ritrovato, così come il cellulare. La morte è sopraggiunta per “asfissia”. L’ipotesi prevalente è che la vittima sia stata soffocata, non strangolata. E dalle analisi più approfondite è arrivata una prima conferma ai timori avanzati poco dopo il ritrovamento del cadavere: Esposito ha inalato fumo.
Era agonizzante, ma in vita, quando l’assassino ha appiccato le fiamme. La pista principale all’esame dei carabinieri coordinati dalla Procura di Salerno diretta da Raffaele Cantone rimane quella privata. Quasi certamente Esposito conosceva il suo assassino. Si cerca il cellulare di Esposito e sono stati disposti anche accertamenti bancari allo scopo di ricostruire l’altro versante dell’inchiesta, quello che prende in esame il lavoro “fantasma” di Esposito. Il giornalista sosteneva di effettuare controlli in aziende per conto dell’Arpac, ma l’agenzia ambientale campana ha smentito.





