di Mario De Michele
C’è poco da filosofeggiare. È ancora peggio arrampicarsi sugli specchi. Meno che mai è il caso di praticare l’abusato sport dello scaricabarile. Il commissariamento dell’Ambito socio-assistenziale C06 è un fallimento politico e gestionale. La scelta drastica della Regione Campania è senza dubbio una sconfitta per tutti i comuni che ne fanno parte: Aversa, Casaluce, Carinaro, Cesa, Gricignano, Sant’Arpino, Orta di Atella, Succivo e Teverola. Per la città normanna, ente capofila, è una Caporetto. Fanno rizzare i peli sulle braccia le parole a caldo di Franco Matacena: “Si tratta di una linea che ho condiviso insieme a tutti i sindaci dell’Ambito nell’ultimo incontro tenutosi ad Aversa, alla presenza dell’assessore regionale alle Politiche sociali Andrea Morniroli”. In pratica il primo cittadino ha condiviso la decisione di essere commissariato. È come se l’allenatore di una squadra in corsa ai mondiali di calcio si mettesse d’accordo con la Fifa per far eleminare il proprio team dal torneo. Verrebbe da chiedersi perché Matacena abbia deciso di guidare la seconda città della provincia di Caserta, che lui stesso definisce la prima, se non è grado di governare i processi amministrativi del territorio.

LE DIMISSIONI FOTOCOPIA DI D’AMORE E RUFINO
Ancora una volta il buon Franco dà la netta sensazione di essere un allenatore nel pallone. Dimostra di non aver ben compreso cosa significhi fare il sindaco di Aversa nonostante un rodaggio di ben due anni. Che Matacena sia una persona perbene non vi è dubbio. Ma finora è altrettanto palmare la carenza di stoffa per condurre la città in un porto sicuro. Alla poca dimestichezza con le categorie della politica si è aggiunta la difficoltà a ingranare la marcia sul piano amministrativo. Un mix devastante. La girandola di assessori è il sintomo di una coalizione malata di poltronismo. Gli addii polemici di Mariano D’Amore e di Ugo Rufino, entrambi scelti e voluti dal sindaco, sono l’emblema dell’incapacità di Matacena di coagulare una maggioranza eterogenea, allestita soltanto per vincere, non per governare. “Sono venute meno le ragioni del mio mandato”, hanno detto in tempi diversi i due assessori tecnici all’atto delle loro dimissioni. Un modo garbato ma irrefragabile per esprimere il loro malessere al cospetto di un team amministrativo composto in gran parte da personaggi perennemente in cerca d’autore, alias a caccia di posti al sole.

IL POLITICISMO DEGENERAZIONE DELLA POLITICA
Fin dall’inizio del suo mandato Matacena ha navigato in acque burrascose. Già all’indomani del voto è iniziata la gara forsennata per l’occupazione delle seggiole. Il sindaco non è riuscito a mettere un freno all’appetito insaziabile degli alleati. È rimasto imbrigliato nella peggiore patologia della politica, quel politicismo accecato da rivalse personalistiche e ripiegato su sé stesso, distante anni luce dal sentimento popolare. E così, via via, i problemi della collettività sono stati trascurati e si sono inesorabilmente incancreniti. Mentre la maggioranza litigava strumentalmente anche sul colore delle strisce blu, c’era chi le voleva più chiare, chi sposava il blu notte, la città soffriva e soffre sempre di più per l’assenza di una guida autorevole in grado di dare risposte celeri e concrete alle istanze della gente. Se nella prima fase, quella del rodaggio, gli equilibri interni sono stati minati dalla doppiezza politica di Gianpaolo Dello Vicario, che in modo avventuroso e per certi versi ridicoli voleva far apparire Forza Azzurra come un partito di lotta e al tempo stesso di governo fino all’implosione del gruppo consiliare, nella fase 2 è toccato a Federica Turco imboccare la strada senza uscita del politicismo all’ennesima potenza.

LE MANOVRE CONTRO AVERSA MODERATA
Per i suoi ottimi rapporti con Matacena, che si fida di lei e la tiene in notevole considerazione, la capogruppo di Noi Aversani avrebbe dovuto rafforzare l’asse tra il sindaco e Giovanni Innocenti con l’obiettivo di stabilizzare la coalizione. Al contrario ha alimentato una perenne contrapposizione tra Matacena e il leader di Aversa Moderata. La “strategia della tensione” di Turco ha prodotto ulteriori e dannose spaccature. Il tentativo di mettere all’angolo la principale forza consiliare della maggioranza non ha fatto altro che indebolire il primo cittadino, tirato per la giacchetta da altre forze della coalizione e dai singoli consiglieri. E alla fine della fiera Matacena si è trovato al centro del fuoco incrociato. La scelta più saggia, peraltro anche la più intelligente, sarebbe stata quella di far camminare parallelamente e sullo stesso binario il sindaco e il numero uno di Aversa Moderata. Turco avrebbe dovuto spingere per far assumere a Innocenti un ruolo di equilibratore. Considerarlo e farlo apparire come il nemico di Matacena si è rivelato allo stato dei fatti un autogol clamoroso. Mentre il timoniere del civico consesso fa il superassessore in Provincia, la fascia tricolore continua a navigare a vista dando ai più la sensazione di essersi arenato.

L’INSENSATA GUERRA A INNOCENTI
Anche l’assessorato conferito a Nicola De Chiara, su impulso di Turco, non è altro che una vittoria di Pirro perché si tratta di una decisione che destabilizza ulteriormente l’assetto politico-consiliare della coalizione. Non sono in discussione le doti del neo componente della giunta. Il tema è un altro: la linea politica non può dettarla Noi Aversani. Il percorso politico va condiviso e soprattutto si deve tener conto delle reali forze in campo. In altre parole contano i numeri, non le macchinazioni elaborate al chiuso di una stanza, altrimenti l’amministrazione avrà sempre un respiro corto e non spiccherà mai il volo. L’idea di Turco di relegare Innocenti a comparsa non solo è velleitaria ma danneggia Matacena. Anche un iscritto all’asilo della politica capirebbe che senza Aversa Moderata l’amministrazione arriverebbe al capolinea. Ciò non significa “consegnarsi” al presidente dell’assise o cedergli il ruolo di padre-padrone, al quale peraltro lui non aspira. Ovviamente il pallino deve restare nelle mani della fascia tricolore. Ma bisogna favorire il dialogo tra i due. Non si fa un buon servigio a Matacena sussurrandogli nell’orecchio che Innocenti vorrebbe fare il “sindaco ombra”. In primis perché non è vero. In secundis perché i personalismi, oltre a non avere nulla che fare con la politica, non portano da nessuna parte, se non a sbattere.
E non un caso se l’amministrazione comunale appare sempre più alle corde. Per molti è finita nelle sabbie mobili. Se non si comprende che il politicismo è una patologia della politica la coalizione di governo non avrà futuro. Si potrà tirare a campare perché, come direbbe Andreotti, è sempre meglio che tirare le cuoia. Ma non all’infinito. La pazienza dei cittadini è già al limite. Non serviranno manovre di Palazzo. Senza una vera svolta politico-amministrativa Matacena e company saranno sfiduciati dal popolo. Ci siamo molto vicino.






