di Mario De Michele
Ore 20.00. Appena 15 minuti prima del primo comizio della lista Cesa in Comune lo slargo di via Parroco della Gala, noto come Pizzo Lucente, era praticamente deserto. C’erano soltanto i candidati e i promotori del raggruppamento capitanato da Giuseppe Fiorillo. Tutto faceva presagire un flop clamoroso. Poi, come in una processione, giovani, anziani, donne e famiglie hanno raggiunto il luogo della manifestazione. E Pizzo Lucente si è riempito. Un’invasione pacifica e festosa. Ad occhio almeno 500 persone hanno rinunciato a trascorrere il sabato sera con i propri cari a casa o in pizzeria per assistere alla prima uscita pubblica di Fiorillo e della sua squadra.

LA LUCE DEL CAMBIAMENTO
Se, come in questo caso, il buon giorno si vede dalla sera Cesa in Comune ha già vinto la sua prima impegnativa sfida. Ha svegliato il popolo dal torpore. Ha riacceso la fiammella della partecipazione. Ha dimostrato che un’altra prospettiva è possibile. Il progetto di Fiorillo e company ha scardinato il pensiero unico imposto negli ultimi anni dal sindaco uscente Enzo Guida. Si è dissolta come neve al sole la cappa creata con scienza e incoscienza dal leader di Solo Cose Belle. Lo stimato medico e i suoi candidati hanno raggiunto il loro primo importante obiettivo: ridare la speranza agli uomini e alle donne libere che un’altra Cesa è possibile, toccando i cuori e le teste di tante persone che volevano fortemente cambiare rotta ma che finora erano una maggioranza silenziosa perché non intravedevano alternative credibili. Ieri sera, guarda caso proprio a Pizzo Lucente è tornata brillare la luce di un vero cambiamento, di un cambiamento realizzabile, di un cambiamento a portata di voto.

PARTECIPAZIONE E PRECETTAZIONE
Chi ha riempito lo slargo di via Parroco della Gala non è stato “precettato”, non è stato “sollecitato”, non è stato “costretto” con modalità più o meno intimidatorie a partecipare. Ha scelto liberamente di esserci, di metterci la faccia, di scendere in campo sia per dare man forte a Fiorillo e al suo team, sia per dire: “Io sono qua, io ci sono, io non mi faccio ricattare”. Sul terreno politico-democratico Cesa in Comune ha già vinto. A prescindere dall’esito elettorale, ieri sera è iniziata una nuova stagione che ha sancito la morte dell’omologazione oscurantista e ha dato la stura a un vero percorso partecipativo. Chi ha lavorato per anni per trasformare il popolo in popolino, per ridurre i cittadini in sudditi dovrà issare bandiera bianca. Stavolta sarà inutile forzare ancora di più la mano, non servirà sbattere i pugni sul tavolo, risulterà improduttivo lo sforzo di restringere ulteriormente i cordoni della libertà. Ieri la gente di Cesa ha mandato un segnale forte e chiaro ai costruttori del pensiero unico: “Non siamo in vendita, non siamo cortigiani, non siamo cagnolini da compagnia”. E soprattutto: “Non vogliamo far parte di nessun cerchio tragico”.

I RIVOLUZIONARI RESTAURATORI
Quella che fino a pochi mesi fa appariva come una cavalcata trionfale della “gioiosa macchina da guerra” di Guida & soci verso una vittoria scontata è diventata una disputa elettorale tutta da giocare. “Una rivoluzione felice”, slogan ardito mutuato da Mitterrand da qualche candidato di Solo Cose Belle, sembra calzare a pennello sulla compagine di Fiorillo. C’è aria di rivoluzione. E la rivoluzione può essere incarnata soltanto da chi non è al potere, non certo dagli stessi che comandano ininterrottamente da 11 anni. Una rivoluzione che lascia al potere i governanti è un ossimoro, una contraddizione in termini, una boutade propagandistica. È come dire alla gente “se volete il cambiamento votate per gli stessi che hanno amministrato per oltre un decennio”. Il mondo all’incontrario. La democrazia capovolta. Non a caso, e giustamente, uno di fili conduttori degli interventi dal palco è stato mettere a nudo la “narrazione da regime” delle “solo cose belle”, imperniata su “bugie, scorrettezze e affermazioni strumentali”.
IL “SOTTOSOPRA” DI STRANGER THINGS
In questi anni Cesa è stato il laboratorio di una nuova e originale forma di comunicazione del consenso: chi è al potere si fa passare per vittima del potere dell’opposizione. Peraltro di quella stessa opposizione “rea” di contrapporsi alla maggioranza e annientata con la decadenza dei consiglieri di minoranza, sostituiti da consiglieri che oggi sono candidati con la lista di Guida. Una versione pseudo-politica in salsa cesana del “sottosopra” di Stranger Things. E così, come è stato fatto notare durante il comizio, Fiorillo viene dipinto come il cattivo che “minaccia e ricatta” gli elettori e “Cesa in Comune come un raggruppamento che si compra i voti”.
CHI VOTA PER SOLDI E CHI PRENDE QUEI VOTI
Su queste due questioni è stato particolarmente brillante l’intervento di Gina Migliaccio, ex assessore della giunta Guida, anche lei “cacciata” per non essere prodiga di inchini al sindaco. “Spero che chi ha lanciato queste accuse gravi e infamanti sia andato dai carabinieri e mi auguro che la magistratura apra un’inchiesta. Se non è stato fatto andremo noi dai carabinieri e dai magistrati”. Migliaccio ha poi aggiunto: “I cittadini di Cesa non sono abituati a votare in cambio di soldi, questa mentalità non appartiene al nostro popolo. Forse queste cose appartengono a chi non si sente di Cesa ma, come si sa, questa gente non vota per noi”.

IMPOSIZIONI E RISPETTO
Molto puntuale anche l’intervento di Eugenio Oliva, particolarmente bersagliato dagli avversari perché ha l’imperdonabile colpa di avere una testa pensante e perché ha l’ardire di avanzare delle proposte concrete e fattibili. “Si è arrivati al punto – ha detto il candidato di Cesa in Comune – di pretendere cosa possiamo dire e cosa no. Non glielo permetteremo. Noi abbiamo la forza delle idee, se ne facciano una ragione”. Anche Carmine Alma è stato molto incisivo. Non ha usato mezzi termini: “Vergognatevi per quello che avete detto sul dottore Fiorillo, un uomo, un professionista e un politico stimato da tutto il paese. Basta con questi metodi denigratori che colpiscono le persone e i loro parenti. Cesa deve tornare a essere un paese civile dove il confronto politico non deve essere basato sull’odio e sulle bugie”. Dal canto suo Luigi Oliva ha posto l’accento sui “continui e indegni tentativi” di dividere la sua famiglia: “I miei zii, le mie zie i miei parenti sono qui, smettetela di alimentare guerre familiari. È segno di debolezza e di inciviltà. Assieme al dottore Fiorillo apriremo una nuova fase, quella dell’ascolto, del rispetto e del coinvolgimento della gente nelle scelte amministrative”.

ACCUSE FALSE E DENUNCE PRONTE
Dopo la sfilza di interventi dei candidati è toccato a Fiorillo chiudere il comizio tra gli applausi. Il candidato sindaco è partito in sordina elencando alcune priorità programmatiche di Cesa in Comune. Poi ha ingranato la quinta: “Qualcuno è orami fuori di testa, si è arrivati al punto di dire vergognose falsità pur di prendere qualche voto. I cittadini conoscono me e loro, come si fa a dire queste str…?”. Fiorillo ha poi continuato: “Per accontentare i miei avversari ho deciso di non fare più il medico per tutta la campagna elettorale, ho affidato il mio studio a due validissimi professionisti. Chi mi ha accusato di strumentalizzare la mia professione, mentendo sapendo di mentire, ora sarà contento. Ma questo signore deve sapere che dovrà rispondere in tutte le sedi dei suoi attacchi calunniosi. Non è consentito a nessuno infangare le persone per beceri scopi elettorali”.

COMANDARE E AMMINISTRARE
Lo stimato medico ha inoltre risposto con fermezza a una narrazione ricorrente in casa Solo Cose Belle, ovvero che Fiorillo e i suoi candidati siano invidiosi di Guida e dei componenti del suo schieramento. “Si sono visti? Si rendono conto che per colpa loro Cesa non è più libera, non è pacificata e non è una comunità unita? Di cosa dovremmo essere invidiosi? Dell’odio e del veleno che spargono in continuazione? Io e la mia coalizione – ha aggiunto Fiorillo – amministreremo Cesa senza fare discriminazioni, senza penalizzare chi non ci voterà, senza far passare come favori i diritti che spettano ai cittadini. E soprattutto i risultati che otterremo e le risposte che daremo al territorio non li faremo pesare alla gente, perché chi fa una strada o un’opera pubblica fa semplicemente il proprio dovere e lo fa utilizzando i soldi dei cittadini, non i propri soldi, come invece qualcuno vorrebbe far credere. Chi governa è al servizio dei cittadini, non il contrario”.

LE LACRIME DI FIORILLO
Sui 20 milioni di euro che sono giunti al comune grazie ai fondi del Pnrr Fiorillo pone una domanda: “Ci dicano cosa è stato fatto e quanto è costato ciò che è stato fatto. Ci dicano anche come è stato fatto, chi ne ha beneficiato e chi ha lucrato sul denaro pubblico”. Infine un bacio alle centinaia di persone presenti: “Grazie, non vedo l’ora di abbracciarvi uno ad uno”. Una volta sceso dal palco Fiorillo è stato stretto in una morsa di affetto e stima. Era visibilmente emozionato. Si è commosso. Gli occhi lucidi e qualche lacrimuccia a rigargli il viso. Lacrime di gioia per il calore della gente. Il 24 e 25 maggio vada come vada. Per Fiorillo il fine non giustifica i mezzi. Per lui quello che conta è essere amato. Non temuto.





