di Mario De Michele
10 settembre 2026. Scocca l’ultimo secondo dell’ora di tolleranza. Due minuti dopo il presidente dell’assise Giuseppe Massaro apre i lavori. Sono le 20.32. In un’aula consiliare spettrale, con una decina di cittadini presenti e alcuni leader politici assiepati sul versante sinistro dell’ingresso, tra cui Ferdinando D’Ambrosio e Andrea Villano, e una blatta deceduta da giorni sotto una fila di sedie vuote, ieri è andato in scena l’ultimo atto dell’amministrazione griffata Antonino Santillo. Il sindaco dimissionario e gli assessori non partecipano alla seduta. Accanto alla segretaria comunale c’è soltanto Massaro, a rendere il clima ancora più surreale. Lo scioglimento anticipato del consiglio comunale è una pura formalità. Orta Prospettiva Futura, che per 3 anni ha sostenuto Santillo facendo la parte da leone nel team di governo, avrebbe confermato il “no” al rendiconto 2025. Sul “niet” allo strumento contabile l’opposizione è compatta.

CHI HA DISERTATO IL CONSIGLIO
L’esito del voto è la cartina di tornasole di un’amministrazione numericamente ai minimi termini. Dieci voti contrari, un astenuto e nessun “sì”. Un risultato bulgaro dovuto all’assenza dei consiglieri Pasquale Lamberti, Ciro Palladino, Francesco Lettieri e Rocco Russo, ultimi moicani a sostenere il sindaco e la giunta. Raffaele Lampano non partecipa perché impegnato nell’organizzazione dei festeggiamenti in onore di San Massimo. La chiesa è irradiata dalle luminarie. Sull’amministrazione comunale cala il buio.

CHI HA BOCCIATO IL RENDICONTO
Levano gli scudi contro il rendiconto il presidente Massaro e i consiglieri Tiziana Dirasco, Mena Capasso, Gennaro Colella, Antonio Sorvillo, Nicola Margarita (impeccabile il suo intervento), Imma Liguori, Nicola Russo, Anna Cirillo e Raffaella D’Ambrosio. Si astiene Giovanna Migliore. Fine della corsa. Colella propone il rinvio degli altri punti all’ordine del giorno. Richiesta approvata all’unanimità. Massaro dichiara conclusa la seduta. Tutti a casa. Nel vero senso della parola. Arriva il commissario prefettizio e si torna alle urne nella primavera 2027. Per l’ennesima volta la consiliatura termina prima della scadenza naturale, in questo caso prevista nel 2028.

IL TENTATO COLPO DI SPUGNA
Un epilogo scontato dopo lo strappo di Russo, Cirillo e D’Ambrosio della lista Coraggio consumatosi circa 3 mesi fa. Onesto ma contraddittorio l’intervento in aula di Russo, capogruppo dello schieramento che fa capo ad Angelo Brancaccio. “Ci assumiamo tutte le nostre responsabilità per i primi 3 anni di amministrazione”, ha dichiarato l’esponente di Orta Prospettiva Futura. Che ha aggiunto: “Ora si apre una fase nuova, ci rivolgiamo alle forze di opposizione per avviare un nuovo percorso”. I brancacciani vorrebbero imboccare la scorciatoia nel solco di “chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato”. Troppo facile.

IL VENDICATIVO REPULISTI
I disastri politico-amministrativi del triennio santilliano sono in massima parte dovuti al patto di ferro tra Brancaccio, il sindaco e suo cugino Gianfranco Piccirillo, cognato dell’assessore Annalisa Cinquegrana. Il gruppo Coraggio, oggi Orta Prospettiva Futura, in questi 3 anni ha incassato due assessorati, con la delega di vicesindaco, il presidente di Acquedotti e un membro del comitato tecnico-scientifico della società idrica. Un’incetta di poltrone “pesanti” che hanno consentito a Brancaccio e company di dettare la linea della maggioranza.
Tre anni catastrofici non si possono cancellare con un semplice colpo di spugna. I “Coraggiosi” sono stati i principali artefici del fallimento amministrativo. Non possono equipararsi a Fare Democratico che già alla fine del 2024 uscì dalla squadra di governo. A causa di quella decisione l’avvocato D’Ambrosio, numero uno del movimento politico-consiliare, fu revocato ad horas dal comitato tecnico-scientifico di Acquedotti. Il repulisti del duo Brancaccio-Piccirillo colpì nello stesso periodo Orta al Centro e Svolta Civica, di fatto cacciati dalla maggioranza. Poi è toccato a RinnoviaAmo Orta ad abbandonare la baracca, dopo il tentato blitz per disarcionare Massaro dalla sella di timoniere dell’assise.

I TRE ARTEFICI DEL DISASTRO
L’ultimo biennio è stato di marca Brancaccio-Piccirillo-Santillo. Riprendendo la suddivisione di Leonardo da Vinci nel film “Non ci resta che piangere” di e con Massimo Troisi e Roberto Benigni, le colpe del disastro amministrativo vanno spalmate con un equo 33-33-33 per cento. Tre mesi di opposizione social sono fumo negli occhi rispetto a 3 anni di potere assoluto. Nel mondo reale, e se esiste ancora uno straccio di politica con la “P” maiuscola, i protagonisti della “fase nuova”, evocata da Russo, dovranno essere di diritto i membri dei gruppi che hanno trascorso gran parte del mandato in minoranza.

LA RETORICA DELLA “FASE NUOVA”
Anche perché nell’ultimo decennio, a partire dal 2015, anno del secondo arresto di Brancaccio (il primo risale al 2007), seguito da quello del 2017 per associazione mafiosa, esclusa la breve parentesi del governo di centrosinistra, dietro lo scioglimento di tutti i consigli comunali c’è sempre lo zampino dell’ex sindaco di Orta di Atella. Se la “fase nuova” dovesse iniziare nel segno di Brancaccio la città sarebbe punto e daccapo. Persisterebbe l’insostenibile clima avvelenato. E soprattutto non si chiuderebbe una volta e per tutte la devastante stagione del sacco edilizio. Che a 20 anni di distanza produce ancora ingenti danni come dimostrano i lavori di completamento degli scheletri degli immobili alle spalle del bar Beautifull. Centinaia di appartamenti realizzati dai soliti noti imprenditori durante la cementificazione del territorio.
NEL 2027 IL VERO AUT AUT
Qualora si dovesse nuovamente cambiare tutto per non cambiare nulla si correrebbe addirittura il rischio di rimpiangere l’amministrazione Santillo. Perché, si sa, al peggio non c’è mai fine. Chiedere agli ortesi per conferma real. I post social, peraltro scritti con i piedi, li lasciamo ai ladri di futuro.





